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Brie Larson, dalla stanza di Room al palco di Elektra con la testa rasata

Penelope H. Fritz
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Brie Larson
Brie Larson
Photo: 2d Lt Jessica Cicchetto / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita1 ottobre 1989
Sacramento, California
ProfessioneAttrice, produttrice e regista
Noto perAvengers: Endgame, Room, Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli
Premi2 Oscar · 2 BAFTA · 2 Golden Globe · SAG · Emmy · Premio come migliore attrice al Festival di Locarno · Locarno Film Festival Best Actress

Quando la pandemia fermò le produzioni, Brie Larson fece una cosa che pochi attori con un Oscar in bacheca possono permettersi: si fermò. Come avrebbe spiegato in seguito, le sceneggiature che le arrivavano proponevano tutte variazioni della stessa donna che aveva già interpretato: la madre che cresce il figlio in un capanno chiuso a chiave. Invece di accettarne un’altra, dedicò il suo tempo ai podcast e ai diari video, oltre che a un progetto di realtà virtuale che le valse un Emmy. Poi, quest’anno, è tornata in un successo da un miliardo di dollari nei panni di una principessa rapita e tenuta prigioniera, e i critici hanno lamentato che Rosalina in Super Mario Galaxy – Il film facesse poco più che lottare contro le sue catene.

È il paradosso che la sua carriera continua a raccontare a sue spese, ma anche un indizio di come abbia imparato a rispondergli. Hollywood vede in Larson una persona capace di resistere sotto pressione. Lei ha smesso di contestare questa immagine e ha cominciato a farla propria. La serie di prestigio che ha guidato su Apple TV+ è un progetto che ha sviluppato e prodotto come produttrice esecutiva. La miniserie FX che ha appena girato al fianco di Olivia Colman la riporta dentro una famiglia in crisi, e il suo nome figura anche tra i produttori. La domanda non è più se verrà ingabbiata in un tipo di ruolo, ma chi avrà la penna in mano quando succederà.

È nata Brianne Sidonie Desaulniers il 1° ottobre 1989 a Sacramento, in California, primogenita di Heather e Sylvain Desaulniers, chiropratici che praticavano l’omeopatia e gestivano insieme uno studio. Suo padre è franco-manitobano e il francese è stata la sua prima lingua; ha la cittadinanza statunitense e canadese. Istruzione ricevuta perlopiù a casa, timida e, per sua stessa ammissione, «rigida e tutta d’un pezzo», girava filmini nel garage di famiglia, con i cugini come attori. A sei anni fece un’audizione per un programma di formazione dell’American Conservatory Theater di San Francisco e diventò la più giovane allieva mai ammessa.

I suoi genitori divorziarono quando aveva sette anni e sua madre portò entrambe le figlie, Brie e la sorella minore Milaine, a Los Angeles, perché la maggiore provasse a lavorare. I soldi scarseggiavano. «Avevamo un orribile monolocale con il letto che usciva dalla parete e tre capi d’abbigliamento ciascuna», ha raccontato parlando di quegli anni trascorsi vicino agli studi di Burbank, che ricorda ancora con affetto. Desaulniers era difficile da pronunciare per i direttori dei casting, così prese il cognome Larson da una bisnonna svedese e da Kirsten Larson, la bambola American Girl che aveva ricevuto da bambina. Il suo primo lavoro fu uno spot parodia, «Malibu Mudslide Barbie», al The Tonight Show with Jay Leno nel 1998.

L’adolescenza fu un lungo apprendistato fatto di rifiuti. Recitò regolarmente nella sitcom Raising Dad e venne scelta per una commedia Fox, Schimmel, cancellata prima ancora di andare in onda. Provò anche con il pop. Messa sotto contratto da Tommy Mottola per Casablanca Records, nel 2005 pubblicò Finally Out of P.E., album che prendeva il nome da un’insegnante di educazione fisica che non sopportava; il singolo «She Said» arrivò a Total Request Live di MTV e lei aprì i concerti di Jesse McCartney, ma il disco vendette appena 3.500 copie. «Volevo scrivere tutte le mie canzoni, e loro ne avevano paura», disse in seguito. «Volevo indossare scarpe da ginnastica e suonare la chitarra, loro volevano tacchi e capelli al vento».

Le parti che seguirono furono perlopiù quelle della sorella, della fidanzata o dell’adolescente sarcastica, come in United States of Tara, anche se alcune indicavano una direzione diversa. In Scott Pilgrim vs. the World di Edgar Wright interpretò Envy Adams, una rockstar, e cantò «Black Sheep» con i Metric; ha definito quel film una svolta, e il suo seguito di culto è sopravvissuto agli incassi al botteghino. 21 Jump Street la portò davanti al pubblico più vasto raggiunto fino a quel momento. Ma è ancora più significativo ciò che fece dietro la macchina da presa: nel 2012 scrisse e diresse insieme il cortometraggio The Arm, vincitore di un premio speciale della giuria al Sundance.

Short Term 12, il dramma del 2013 di Destin Daniel Cretton ambientato in una comunità residenziale per adolescenti in difficoltà, le affidò il primo ruolo da protagonista della carriera. Grace, la sua educatrice capace di gestire qualsiasi crisi tranne la propria, prese forma dopo che Larson aveva trascorso del tempo con il personale di una vera casa famiglia; il film fu realizzato con meno di un milione di dollari. Manohla Dargis la definì «assolutamente convincente» sul The New York Times; il Festival del cinema di Locarno le assegnò il premio come migliore attrice. I registi cominciarono a offrirle ruoli di tutt’altro genere e lei iniziò a rifiutare le fidanzate senza spessore che avevano riempito il suo curriculum.

Brie Larson
Brie Larson

Poi arrivò Room. L’adattamento di Lenny Abrahamson del romanzo di Emma Donoghue la scelse per il ruolo di Ma, una giovane donna tenuta prigioniera per anni che, nel capanno di un giardino, cresce il figlio avuto dal suo rapitore. Gran parte del film fu girata in un set di tre metri per tre; per prepararsi, Larson trascorse un mese isolata nel suo appartamento, evitò il sole, cambiò alimentazione e si confrontò con specialisti in abusi sessuali. Ha raccontato di essersi ispirata agli anni in cui sua madre aveva cresciuto da sola le figlie per costruire il personaggio di Ma. Al fianco di Jacob Tremblay, che interpreta suo figlio, vinse l’Oscar come migliore attrice, oltre al Golden Globe, al BAFTA e allo Screen Actors Guild Award. Abrahamson disse in seguito che la sua recitazione non ha «nulla di quell’intensità ostentata che a volte attira tutta l’attenzione».

Quello che venne dopo fu una serie di scommesse dai risultati alterni. La commedia di sparatorie Free Fire non riuscì a recuperare i costi; Kong: Skull Island, la sua prima grande produzione di uno studio, incassò oltre mezzo miliardo di dollari, lasciandole però, come notarono i recensori, ben poco da fare. Il secondo film con Cretton, Il castello di vetro, fu accolto tiepidamente, mentre il musical a lungo rimasto nel cassetto Basmati Blues venne criticato per la sua storia da «salvatrice bianca». Nel frattempo diresse il suo primo lungometraggio, Unicorn Store, una commedia su una studentessa d’arte disillusa e ossessionata dagli unicorni, presentata in anteprima a Toronto e poi distribuita su Netflix.

Marvel le offrì l’esatto opposto di un capanno. Captain Marvel fu il primo film dello studio con una donna protagonista, e Larson si preparò con nove mesi di judo, boxe e lotta e alcune visite alla base aerea di Nellis. Fu il primo film di supereroi con una protagonista femminile a superare il miliardo di dollari al botteghino mondiale; lei aveva già girato la sua parte in Avengers: Endgame, che per un breve periodo diventò il film con i maggiori incassi di sempre.

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Il mantello la rese anche un bersaglio, ma qui la solita storia è fin troppo semplice. Una versione dipinge Larson come vittima dei troll online; l’altra come un’attrice che si è attirata addosso le critiche. I fatti danno ragione a entrambe. Alla cerimonia dei Crystal + Lucy Awards del 2018 criticò la scarsa diversità tra i critici cinematografici e annunciò una quota per giornalisti sottorappresentati al Sundance e a Toronto; in un’intervista del 2019 definì i critici e i giornalisti che si occupano di cinema «in larghissima parte uomini bianchi», e la pagina di Captain Marvel su Rotten Tomatoes fu presa di mira con recensioni negative coordinate. Fu anche tra i primi attori a inserire nei propri contratti una clausola per promuovere l’inclusione. Il sequel, The Marvels, si rivelò un flop al botteghino nel 2023. Marvel non ha annunciato la sua presenza in Avengers: Doomsday, in uscita il 18 dicembre, e quando Entertainment Tonight le ha chiesto dove sarebbe stata Carol Danvers, lei ha risposto: «Oh, sai che non posso parlarne. Bel tentativo». Nel 2025 era diventata anche molto meno disponibile a parlare pubblicamente di politica.

La pausa durante la pandemia non fu tempo perso. Produsse e partecipò a un episodio di The Messy Truth VR Experience di Van Jones, che vinse il Primetime Emmy per il miglior programma interattivo, e ideò, diresse e condusse la docuserie Disney+ Growing Up. Quando tornò a recitare, lo fece con un piccolo ruolo, quello di Tess, in Fast X e con un progetto che aveva guidato fin dall’inizio: assunse il produttore Lee Eisenberg per adattare il romanzo di Bonnie Garmus Lezioni di chimica e ci lavorò per due anni come produttrice esecutiva. Per il ruolo di Elizabeth Zott, una chimica degli anni Sessanta che trasforma un programma televisivo di cucina in una lezione di scienze, ottenne candidature ai Primetime Emmy e ai Golden Globe.

Poi arrivò il teatro. Nel gennaio 2025 debuttò nell’Elektra di Sofocle, nella traduzione di Anne Carson e con la regia di Daniel Fish: prima al Theatre Royal Brighton, poi per undici settimane al Duke of York’s Theatre di Londra, con Stockard Channing nel cast. Si rasò la testa per la parte e disse di voler recitare per «un pubblico che non sta al telefono». Le recensioni furono dure: l’Evening Standard definì lo spettacolo una «insopportabile maratona», pur riconoscendole «sfumature di amarezza, risentimento e disperazione», mentre il The New York Times giudicò la sua intensità «monocorde». Nello stesso anno apparve nella quarta stagione di The Bear nei panni di Francie Fak, un personaggio citato dalla seconda stagione che finalmente entrò in scena e litigò con Sugar Berzatto; pubblicò inoltre un libro di cucina, Party People, con la chef Courtney McBroom.

Super Mario Galaxy – Il film, uscito il 1° aprile 2026, l’ha scelta per il ruolo di Rosalina, la custode dei Luma che si rivela essere la sorella maggiore della Principessa Peach. Il film ha incassato 1,013 miliardi di dollari in tutto il mondo, il secondo risultato più alto mai raggiunto da un adattamento di un videogioco, dopo il suo predecessore. I recensori sono stati meno generosi nel giudicare il suo contributo: Gizmodo ha scritto che Larson «a malapena ha più di una manciata di battute», oltre ai grugniti mentre lotta per liberarsi dalla prigionia; Mercedes Rose, doppiatrice originale di Rosalina nel videogioco, ha invece elogiato la sua interpretazione e detto che avrebbe meritato più spazio sullo schermo.

I prossimi progetti mostrano che è pronta a scegliere di nuovo materiale più impegnativo. Cry Wolf, creata per FX da Sarah Treem a partire dalla serie danese Ulven kommer, ha Larson nel ruolo di April, una madre la cui figlia adolescente denuncia un abuso, e Olivia Colman in quello di Kath, l’assistente sociale che si occupa del caso; le riprese si sono svolte a Toronto tra febbraio e maggio 2026, ma non è ancora stata annunciata una data di uscita. Sony ha fissato al 4 giugno 2027 l’uscita di Skeletons, film horror con creature diretto da JT Mollner e tratto da una sceneggiatura di Brian Duffield. Paramount ha programmato per il 12 maggio 2028 One Italian Summer, adattamento di Harry Bradbeer del romanzo di Rebecca Serle, con Larson nel ruolo di Katy e anche come produttrice esecutiva. Fa inoltre parte del cast della commedia Amazon MGM Close Personal Friends, insieme a Lily Collins, Jack Quaid e Henry Golding. L’accordo siglato con Netflix nel 2019 per Lady Business, storia vera di due fondatrici che si inventarono un socio uomo per essere prese sul serio, non ha più fatto parlare di sé.

Continua a mantenere riserbo sulla sua vita privata e non risponde alle domande che la mettono a disagio; dice che la privacy le permette di scomparire in ruoli molto diversi tra loro. Dal 2016 al 2019 è stata fidanzata con Alex Greenwald, del gruppo Phantom Planet. Questo mese ha compiuto 37 anni, e il dettaglio più rivelatore dei progetti in arrivo non è un ruolo, ma un credito: in Cry Wolf e One Italian Summer, la donna sotto pressione è anche una delle persone che producono la serie e il film.

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