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Alessandro Gassmann, dal professor Balestra a Don Claudio Burgio: l’attore che ora ascolta

Penelope H. Fritz
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Alessandro Gassmann
Alessandro Gassmann
Photo: Lega Nerd / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita24 febbraio 1965
Rome, Italy
ProfessioneAttore e regista
Noto perTransporter – Extreme, Tutta colpa di Freud, My Name Is Vendetta
PremiDavid di Donatello for Best Supporting Actor · Nastro d'Argento for Best Supporting Actor · Nastro d'Argento for Best Actor · Premio Pasinetti for Best Actor, Venice Film Festival · Globo d'oro for Best Actor · Ciak d'oro for Best Director · Nastro d'Argento Grandi Serie for Best TV Film

In Figli perduti, opera prima di un regista milanese che non ha ancora trent’anni, Alessandro Gassmann interpreta Don Claudio Burgio, il sacerdote che incontra i ragazzi arrabbiati nel carcere minorile di Milano e offre loro un letto nella sua comunità Kayròs. Alla presentazione a Roma ha detto qualcosa che pochi attori dicono durante un tour promozionale: le generazioni più anziane, «tra cui ovviamente includo la mia», avrebbero potuto e dovuto fare di più. È un ruolo che si inserisce in una linea precisa. Un insegnante di filosofia, un avvocato penalista a Bari, un ispettore di polizia a Napoli: ormai da anni gli viene affidata la parte dell’adulto il cui compito è ascoltare. Per il figlio di Vittorio Gassman, il grande mattatore del teatro italiano, un attore che con la sua arte sapeva riempire una stanza con la propria voce, la strada percorsa è stata lunga.

I suoi genitori, Vittorio Gassman e l’attrice francese Juliette Mayniel, si separarono quando lui era ancora molto piccolo. Il suo primo film fu un affare di famiglia. Ancora adolescente, scrisse, diresse e interpretò insieme al padre Di padre in figlio, un film autobiografico su loro due, e poi si formò come attore alla Bottega Teatrale fondata e diretta dal padre a Firenze. Uno dei suoi primi ruoli teatrali fu in Affabulazione di Pier Paolo Pasolini, una tragedia su un padre consumato dal figlio.

Il cognome ci mise più tempo. Nato a Roma il 24 febbraio 1965, fu registrato all’anagrafe come Gassman, con una sola «n». Secondo il racconto della famiglia, nel 1934 la nonna, vedova con due figli, tolse la seconda lettera perché intuì cosa stava per accadere alle famiglie di origine ebraica. A quarant’anni, Alessandro si recò all’anagrafe e la rimise. Fu un gesto discreto, che non lo allontanò dal nome del padre: semmai, lo riportò a qualcosa che veniva prima di quel nome.

Negli anni Novanta conquistò la popolarità in un genere già frequentato dal padre, quello della coppia comica. Dal 1996 fece coppia con Gianmarco Tognazzi, figlio di Ugo, in Uomini senza donne, Teste di cocco e in una serie di commedie che la stampa non poteva che leggere come una replica dei padri da parte dei figli. Nel 1997 Il bagno turco di Ferzan Özpetek, in cui interpreta un architetto romano che va a Istanbul per vendere un hammam ereditato e finisce per restare, gli regalò il primo ruolo che la critica continuò a ricordare. Poi arrivò la pubblicità. Fu il volto di Opium di Yves Saint Laurent e posò nudo per il calendario 2001 della rivista Max; nel 2005 approdò al cinema d’azione francese nei panni del terrorista Gianni Chellini, al fianco di Jason Statham, in Transporter 2 di Louis Leterrier.

Per molto tempo è stato legittimo chiedersi che tipo di attore si nascondesse sotto quella superficie. Le commedie di coppia erano prodotti da botteghino e, ancora nel 2009, recitava in Natale a Beverly Hills, una di quelle commedie natalizie che la critica italiana considera l’opposto del cinema. Quando sono arrivati, i premi hanno riconosciuto l’esatto contrario dell’immagine da pin-up: la misura, e di solito ai margini del film di qualcun altro. Per il ruolo del fratello di Nanni Moretti in Caos calmo ha vinto nel 2008 il David di Donatello come miglior attore non protagonista. La domanda non è del tutto scomparsa: una recensione di Mani nude, il thriller di Mauro Mancini sul combattimento a mani nude in cui interpreta Minuto, il carceriere che addestra a combattere un adolescente rapito, ha giudicato il film efficace solo a tratti.

È stato il teatro a consentirgli di costruire una seconda carriera. Ha diretto e interpretato La parola ai giurati, versione italiana di Twelve Angry Men, è stato alla guida del Teatro Stabile del Veneto dal 2010 al 2014 e ha trasformato Cuba and His Teddy Bear di Reinaldo Povod, la pièce portata a Broadway da Robert De Niro, in Roman e il suo cucciolo, storia di un trafficante rumeno di eroina a Roma che cresce suo figlio. Gran parte dei film che ha diretto torna al tema dei padri. Razzabastarda, il suo primo film da unico regista, ha portato quella pièce sullo schermo in bianco e nero, con lui nel ruolo di Roman. In Il premio Gigi Proietti interpreta uno scrittore vincitore del Nobel in viaggio verso Stoccolma con i figli ormai adulti, mentre Gassmann è il figlio. Il silenzio grande, tratto da una pièce di Maurizio de Giovanni che aveva già messo in scena, è stato presentato a Venezia nel 2021 e gli è valso il Ciak d’oro come miglior regista. Il suo adattamento per Rai di Eduardo De Filippo, Questi fantasmi!, è stato premiato come miglior film TV ai Nastri d’Argento Grandi Serie 2025.

Sullo schermo, negli anni Dieci, la sua carriera ha trovato una certa stabilità. Il nome del figlio di Francesca Archibugi e I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, due film su famiglie borghesi che si disgregano durante una cena, gli sono valsi il Nastro d’Argento 2015 come miglior attore. In Non odiare di Mancini interpreta Simone Segre, un chirurgo ebreo di Trieste, figlio di un sopravvissuto alla Shoah, che lascia morire sul ciglio della strada un uomo con un tatuaggio con la svastica e poi cerca la famiglia del morto. Il ruolo gli ha fatto ottenere il premio Pasinetti come miglior attore a Venezia nel 2020 ed è quello in cui la storia della sua famiglia affiora più chiaramente.

È stata la televisione a portargli il grande pubblico. Nei panni dell’ispettore Giuseppe Lojacono in I bastardi di Pizzofalcone è diventato una presenza familiare nella Napoli di Rai, e nel 2018 la città lo ha nominato cittadino onorario. Dal novembre 2021 interpreta Dante Balestra in Un professore, la versione di Rai 1 della serie catalana Merlí, nel ruolo di un insegnante di filosofia anticonvenzionale. Sono andate in onda tre stagioni; la terza si è conclusa nel dicembre 2025 ed è in preparazione una quarta. Nel marzo 2026 Rai 1 ha lanciato Guerrieri – La regola dell’equilibrio, adattamento di Gianluca Maria Tavarelli dei romanzi di Gianrico Carofiglio, con Gassmann nei panni dell’avvocato barese Guido Guerrieri e Ivana Lotito al suo fianco. La serie è arrivata negli Stati Uniti e in Canada ad agosto su MHz Choice con il titolo The Cases of Attorney Guerrieri e gli è valsa una candidatura come miglior attore ai Nastri d’Argento Grandi Serie.

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Dal 1998 è sposato con l’attrice Sabrina Knaflitz. Il loro figlio, Leo Gassmann, è un cantautore e attore che ha partecipato a Sanremo nel 2026: la terza generazione della famiglia davanti al pubblico. Insieme a Roberto Bragalone, Gassmann ha scritto Io e i #GreenHeroes, un diario di impegno ambientale i cui proventi sono destinati alla piantumazione di alberi.

Figli perduti, ispirato alla storia vera di Daniel Zaccaro, un ragazzo di Quarto Oggiaro passato attraverso il sistema della giustizia minorile prima di trovare Kayròs, è stato presentato nell’ottobre 2026 nel concorso Panorama Italia di Alice nella città; durante il festival, Medusa ne ha acquisito i diritti per la distribuzione nelle sale italiane. Gassmann lo ha definito «un piccolo film importante», scritto, diretto, interpretato e persino girato da persone poco più che ventenni. Ha detto che, invecchiando, impara più da loro che da chi ha la sua età.

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