Musica

Swing Original Monks trasformano l’altare del Giorno dei Morti in una canzone con «Altarcito»

Il secondo singolo della band di Quito per Calaverita Records si chiede se i defunti possano sentirsi dimenticati, e costruisce per loro un piccolo altare
Alice Lange
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All’inizio di novembre molte case dell’Ecuador si riempiono del profumo della colada morada, la densa bevanda viola e speziata della stagione, e delle guaguas de pan, le bambole di pane cotte per onorare i morti. È un modo domestico e discretamente festoso di tenere vicini gli assenti, ed è la scena attorno a cui gli Swing Original Monks hanno costruito il loro nuovo singolo. Per una band nota soprattutto per trasformare il pubblico dei festival in un carnevale di cumbia, merengue ed elettronica, «Altarcito» è un passo deliberato verso qualcosa di più intimo.

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La canzone nasce da una domanda che il gruppo si è posto: chi non c’è più potrebbe sentirsi dimenticato? La risposta è il piccolo altare del titolo — una candela, fiori, fotografie, il pane e la bevanda —, oggetti quotidiani presenti nella maggior parte delle case ecuadoriane. Nell’annuncio, la band lo presenta come un modo per ricordare ciò che si è condiviso, conservare i bei momenti e celebrare il legame con chi continua a vivere nella memoria. Il lutto diventa ospitalità più che pianto, cosa che si addice a una band la cui identità è nata sulla pista da ballo.

Altarcito single cover: a small home altar with candles, bread, flowers and a framed photo on a shelf
Image: Swing Original Monks / Calaverita Records

Il collettivo di Quito, con membri provenienti da Ecuador, Colombia, Europa e Stati Uniti, da 15 anni fonde cumbia, merengue, produzione elettronica, hip hop e suoni di radice in un ibrido difficile da etichettare. I loro concerti — fiati, costumi, occhiali da sole e coriandoli — sono il loro biglietto da visita, e le celebrazioni per i 15 anni nel 2025 hanno incluso un tour europeo tra Barcellona, Berlino e i Paesi Bassi, oltre a concerti di casa nei dintorni di Quito.

«Altarcito» è il secondo singolo della band per Calaverita Records e arriva dopo «Atulao’», una canzone su quel momento in cui qualcuno appare e stravolge completamente il modo in cui vediamo il mondo. Prima l’amore, poi la memoria: entrambi i brani fanno parte di un progetto più ampio che il gruppo presenterà tra il 2026 e il 2027 sotto forma di quattro EP. Segnano anche il ritorno alla scrittura dopo tre anni; l’ultimo album, Volcánico, è uscito alla fine del 2023.

Il rito va oltre l’audio. Il 2 novembre, giorno in cui l’Ecuador celebra il Día de los Difuntos, arriverà un videoclip realizzato da Nacion Films che incorpora fotografie dei cari scomparsi del pubblico stesso della band, trasformando un altare privato in uno condiviso e rendendo i fan parte della storia.

«Altarcito» è già disponibile sulle piattaforme di streaming. Per un gruppo che ha sempre sostenuto che suoni apparentemente incompatibili possano convivere nella stessa canzone, l’idea calza a pennello: la festa e la veglia, sotto lo stesso tetto.

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