Cinema

Taddeo l’esploratore lascia le tombe per la lampada di un genio

Jun Satō

Taddeo l’esploratore è una barzelletta sul voler essere qualcun altro: un muratore che si veste come Indiana Jones e finisce nelle avventure che pensava solo di sognare. Il quarto film della serie animata di Enrique Gato conserva il cappello e le cadute, e trasforma il desiderio stesso in trama.

Il punto di partenza è domestico prima che fantastico. Taddeo e l’archeologa Sara stanno crescendo una figlia piccola, e la Mummia, il vanitoso avvolto nelle bende che segue il gruppo dal primo film, non sopporta di essere messa in ombra da una bambina. Una lampada spunta durante un viaggio di famiglia a Londra. La Mummia desidera tornare agli anni in cui era adorata, e il resto del film è una corsa per raggiungerla prima che il cambiamento diventi storia.

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Il cast è continuità, e per questa serie è il punto. Óscar Barberán dà voce a Taddeo fin dall’inizio, Michelle Jenner torna come Sara Lavrof e Luis Posada restituisce alla Mummia quella vanità ferita che ne fa il motore più affidabile della saga. Nei territori anglofoni il personaggio viene ribattezzato Tad Stones e ridoppiato, con Trevor White in testa, un’abitudine distributiva che i film si portano dietro da quando hanno iniziato a viaggiare.

Gato ha fatto crescere questo mondo da un cortometraggio premiato con un Goya fino a farne il marchio d’animazione più esportabile di Spagna. I suoi istinti non si sono spostati: caricatura arrotondata, slapstick svelto, una tavolozza che si azzera a ogni location. Il primo film ha trasformato otto milioni di euro di budget in un successo da quarantacinque; il secondo ha vinto il Goya come miglior film d’animazione. Ciò che cambia qui è la struttura. Dove i film precedenti rincorrevano un oggetto — un papiro, la collana di re Mida, una tavola di smeraldo —, questo rincorre un errore, il che permette agli animatori di ridisegnare gli stessi volti attraverso epoche e continenti.

La scala è l’argomento silenzioso di un quarto capitolo. La serie è diventata un incasso europeo affidabile e una vera esportazione, la rara animazione spagnola che viaggia con il proprio nome, e ora è Paramount a curarne l’uscita internazionale. Questa portata spiega perché conta il cambio di nome: lo stesso film esce come Tadeo Jones in patria e come Tad Stones quasi ovunque altrove, calibrato mercato per mercato perché la battuta cada nel doppiaggio e non nel sottotitolo.

L’itinerario regge il film. Un desiderio che riscrive il tempo permette di viaggiare, dal Perù alla Grecia a una versione del Medio Oriente filtrata dalle Mille e una notte, giù nella caverna di Alì Babà, e ogni tappa è un cambio di scenografia e di luce più che di posta in gioco. È animazione da tournée mondiale, pensata per leggersi in qualsiasi lingua, e il design punta su silhouette e colore per chiudere gag che non devono nulla al dialogo. La sequenza londinese, pietra grigia contro i costumi in colori primari del gruppo, è l’immagine più pulita che il trailer offra.

Il design è dove il film si guadagna la pagnotta. La serie ha sempre saputo cosa è: sagome ampie, volti elastici, un tempo comico che vive negli occhi e nelle sopracciglia più che nella sceneggiatura. La nuova bambina offre agli animatori un registro fresco, piccola e tonda contro gli adulti spigolosi del gruppo, e il film continua a tagliare la sua vasta geografia d’avventura contro quella scala domestica. La Mummia resta la cosa meglio disegnata, un fagotto di bende e insicurezza a cui ogni sgarbo si legge nella postura.

Tad and his friends in Enrique Gato animated film Tad and the Magic Lamp 2026
Tad and the crew in the animated Tad and the Magic Lamp (2026)

Ciò che il film non fa è complicare la propria formula. Una spalla gelosa e un oggetto magico sono una quarta variazione di uno schema che ha sempre funzionato, e il viaggio nel tempo, comodo e reversibile, non chiede nulla di permanente a nessuno. La cornice domestica, una coppia che cresce un figlio, lascia intuire una maturità che poi la gag preferisce non esplorare. Ai più piccoli non importerà; ai genitori nella fila dietro forse suonerà familiare quel giro.

Il film è diretto da Enrique Gato e prodotto da Lightbox Animation Studios con Telecinco Cinema, Ikiru Films e Movistar Plus+. Il cast vocale spagnolo è guidato da Barberán, Jenner e Posada, e la versione internazionale è affidata a Trevor White. In Italia non è ancora stata confermata una data di uscita nelle sale; la distribuzione internazionale è di Paramount Pictures, dopo l’esordio spagnolo. Durata: 94 minuti, per un pubblico familiare.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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