Cinema

Robots: le gag brillanti non bastano a salvare una premessa confusa

Martin Cid
Aggiungici su Google

La scena iniziale di “Robots” mette subito in chiaro il tono provocatorio del film: Charles, il personaggio di Jack Whitehall, donnaiolo impenitente, osserva nell’ombra il suo sosia robotico mentre seduce un’altra donna ignara. La premessa offre grandi possibilità — una scorribanda satirica tra l’etica dell’intelligenza artificiale e le assurdità dei rapporti umani — ma il film fatica a mantenere la promessa iniziale.

Diretto da Casper Christensen e Anthony Hines, “Robots” è una commedia romantica di fantascienza con protagonisti Charles (Whitehall) ed Elaine (Shailene Woodley), due ricchi abitanti della periferia che ricorrono a sosia androidi illegali per tenere sotto controllo le loro turbolente vite sentimentali. Quando i rispettivi doppioni robotici si innamorano e si danno alla fuga, i due umani devono allearsi per rintracciarli prima che le autorità scoprano il loro segreto. Tratto dal racconto breve di Robert Sheckley “The Robot Who Looked Like Me”, il film cerca di fondere umorismo, romanticismo e fantascienza, ma spesso inciampa sotto il peso delle proprie ambizioni.

In “Robots” funzionano soprattutto i momenti che abbracciano fino in fondo l’assurdo. La gag ricorrente degli occhi di vetro dei robot è uno degli elementi comici più riusciti del film. Questo semplice espediente visivo dà vita a scene davvero divertenti, soprattutto quando i personaggi continuano a ficcare le dita negli occhi dei robot: una trovata da commedia slapstick che richiama classici come “The Three Stooges”. Anche la recitazione di Whitehall è un punto di forza. La sua consueta arguzia e il suo impeccabile tempismo comico emergono persino nei passaggi meno riusciti, rendendo Charles un protagonista sorprendentemente coinvolgente, nonostante le sue discutibili scelte morali.

Woodley se la cava bene nel ruolo di Elaine, anche se il personaggio è meno approfondito rispetto a Charles. Elaine viene presentata come una cacciatrice di dote che usa il proprio doppio robotico per spillare denaro e regali agli uomini, ma le sue motivazioni e il suo passato non vengono mai esplorati fino in fondo. Questa mancanza di spessore rende il suo percorso piuttosto vacuo, soprattutto nelle fasi finali, quando dovrebbe attraversare una profonda trasformazione emotiva.

Purtroppo, l’umorismo del film spesso non fa centro. I dialoghi, sebbene a tratti brillanti, si affidano troppo a battute volgari e finali prevedibili. Anche il ritmo è un problema: nella parte centrale la trama si arena, mentre Charles ed Elaine si lanciano in una serie di tentativi maldestri per riprendersi i rispettivi sosia robotici. Il tentativo di tenere insieme romanticismo, commedia e fantascienza produce continui sbalzi di tono che il film non riesce mai davvero a ricomporre.

Il cast di supporto è discontinuo. Paul Rust, nei panni di Zach, l’ingegnere che ha creato gli androidi, offre qualche risata di cui si sentiva il bisogno, ma il suo personaggio è sfruttato poco. Nick Rutherford nel ruolo di Ted Jr. e Paul Jurewicz in quello di Ashley hanno ancora meno spazio sullo schermo, e i loro contributi finiscono per sembrare piuttosto marginali.

La regia è un altro punto debole. Christensen e Hines faticano a trovare uno stile visivo coerente, e la fotografia appare spesso anonima e poco ispirata. La scenografia, pur notevole sotto alcuni aspetti — a cominciare dagli androidi futuristici — manca della coesione e della cura dei dettagli necessarie per andare oltre la semplice funzionalità e lasciare davvero il segno.

Sul piano tematico, “Robots” affronta questioni come l’identità, la consapevolezza di sé e l’empatia, ma questi spunti passano spesso in secondo piano rispetto alla componente comica. Il percorso dei robot verso la consapevolezza di sé è un efficace espediente narrativo, ma il film non approfondisce mai davvero né le implicazioni etiche della loro esistenza né i dilemmi morali dei loro padroni umani.

Il finale, però, è una sorpresa riuscita. In un momento di riscatto, Charles lascia che gli androidi fuggano in Messico, dove potranno vivere liberamente. È uno dei rari passaggi in cui i temi dell’empatia e della consapevolezza di sé emergono con chiarezza. La scena conclusiva, in cui Charles ed Elaine prendono simbolicamente il posto dei loro sosia robotici durante una cerimonia nuziale, appare meritata e toccante.

“Robots” è ben lontano dall’essere un disastro, ma non è nemmeno la commedia arguta e sovversiva a cui ambisce. Potrebbe piacere agli appassionati di commedie fantascientifiche leggere, soprattutto a chi apprezza il cinema di registi come Woody Allen o Michel Gondry. Chi invece cerca una riflessione più sostanziosa sull’etica dell’intelligenza artificiale o una commedia romantica costruita con maggiore precisione potrebbe restare deluso.

In definitiva, “Robots” resta sospeso tra la mediocrità e qualcosa di più memorabile. Non mancano i momenti riusciti — soprattutto sul versante comico e nella prova di Whitehall — ma il film non riesce mai a comporsi in un insieme davvero soddisfacente.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.