Cinema

Ricchi a tutti i costi: la commedia nera Netflix con lo sposo nel mirino

Veronica Loop
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Nel seguito di Natale a tutti i costi firmato da Giovanni Bognetti, il fidanzamento di una nonna non riunisce la famiglia Delle Fave attorno a un matrimonio. La riunisce attorno a un piano per fare in modo che lo sposo non arrivi mai all’altare.

Quasi tutte le commedie familiari trattano il matrimonio come un traguardo. Ricchi a tutti i costi, noto a livello internazionale con il titolo inglese The Price of Nonna’s Inheritance, lo tratta come una scadenza. Quando una nonna facoltosa annuncia che sposerà un uomo con alle spalle due mogli morte, la figlia decide che il problema ha una sola soluzione, e il resto della famiglia, con un’unica e riluttante eccezione, aderisce. Scritto e diretto da Giovanni Bognetti per Netflix, il film riunisce Christian De Sica e Angela Finocchiaro nei panni dei genitori al centro del piano.

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Il film è arrivato su Netflix il 4 giugno 2024 come produzione originale italiana, con una durata di circa 90 minuti. È il seguito diretto di Natale a tutti i costi, la commedia natalizia che Bognetti aveva realizzato per la stessa piattaforma nel 2022, e riporta in scena l’intera famiglia Delle Fave: Christian De Sica nel ruolo di Carlo, Angela Finocchiaro in quello di Anna, Dharma Mangia Woods come la figlia Alessandra e Claudio Colica come il figlio Emilio. Se il primo film era una commedia familiare con una bugia al centro, questo sconfina apertamente nella commedia nera.

Un annuncio da sei milioni di euro che prende la piega sbagliata

La storia comincia con un incontro casuale. Una sera Anna si imbatte in Nunzio, una vecchia fiamma dei tempi del liceo il cui passato non ispira grande fiducia. Respinge le sue avances e pensa che la faccenda sia chiusa. Un mese dopo la famiglia si riunisce al ristorante perché nonna Giuliana, la madre di Anna, ha una notizia da dare. Tutti a tavola danno per scontato che riguardi la sua famosa eredità da sei milioni di euro. Invece Giuliana annuncia di essersi fidanzata, e il fidanzato è Nunzio.

Ad Anna non serve molto per arrivare a un verdetto. Le due precedenti mogli di Nunzio erano entrambe molto più anziane di lui, entrambe ricche ed entrambe morte all’improvviso: ai suoi occhi lo schema somiglia meno alla sfortuna che a un metodo. Quando prova ad avvertire la madre, Giuliana la liquida e svela i suoi programmi: un matrimonio sull’isola spagnola di Minorca, seguito dal trasferimento in Brasile. Anna conclude che l’unico modo per proteggere sua madre, e il denaro, è giocare d’anticipo e uccidere Nunzio. Carlo e Alessandra accettano di aiutarla. Emilio è contrario fin dall’inizio.

Il metodo lo trova Alessandra. L’aconito, una pianta velenosa che cresce a Minorca, può causare una morte per asfissia che sembra un infarto, il che, sulla carta, tiene i sospetti lontani dalla famiglia. La versione sulla carta non sopravvive al viaggio. La villa affittata per il matrimonio risulta occupata dal custode, Luis, e dalla sua compagna, Patricia, e pochi giorni prima della cerimonia arriva un altro ospite: Bojan, testimone di nozze e wedding planner di Nunzio, un serbo temporaneamente cieco dopo un incidente. Ogni nuovo ospite della casa è un testimone in più che i cospiratori devono aggirare.

La famiglia Delle Fave, dalla bugia di Natale al complotto d’estate

La premessa si capisce meglio accanto al primo film. In Natale a tutti i costi, remake della commedia francese Mes très chers enfants (2021) di Alexandra Leclère, Carlo e Anna si sentono abbandonati dai figli ormai adulti, che si sono trasferiti in città e non tornano più a casa. Per riconquistarli a Natale, i genitori inventano un’eredità di sei milioni di euro lasciata da un’anziana zia. La bugia funziona fin troppo bene, il conto in banca ne risente e alla fine la verità viene a galla. Nel finale la famiglia scopre che i soldi, in realtà, esistevano davvero: li aveva ereditati Giuliana.

Il seguito prende quel colpo di scena come punto di partenza e lo ribalta. Nel primo film i genitori mentivano sul denaro per ricomprarsi l’affetto dei figli. Nel secondo il denaro c’è, appartiene alla nonna, e la minaccia che incombe su di esso unisce l’intera famiglia più di quanto abbia mai fatto qualsiasi festa comandata. Persino i titoli si rispondono: da Natale a tutti i costi si passa a Ricchi a tutti i costi. L’ambientazione si sposta da un Natale di provincia italiano a un matrimonio estivo su un’isola del Mediterraneo.

Giovanni Bognetti, sceneggiatore della commedia familiare italiana

Giovanni Bognetti è arrivato al cinema per una strada lunga. Nato a Milano, ha trascorso diversi anni tra pubblicità e marketing prima di passare alla produzione televisiva, e ha esordito alla regia nel 2006 con un cortometraggio, Le impronte della tartaruga. Per gran parte del decennio successivo è stato sceneggiatore di commedie italiane di largo consumo, scrivendo per Paolo Ruffini (Fuga di cervelli, Tutto molto bello), per Alessandro Genovesi (Ma che bella sorpresa, Puoi baciare lo sposo, 10 giorni senza mamma) e per Guido Chiesa (Belli di papà, Ti presento Sofia, Cambio tutto!).

Il suo primo lungometraggio da regista è stato I babysitter, nel 2016. Nel 2022 ha scritto e diretto due film, Il mammone e Natale a tutti i costi, il secondo dei quali lo ha portato su Netflix. Nel primo film dei Delle Fave il soggetto era accreditato ad Alexandra Leclère, di cui Bognetti adattava l’originale francese. Nel seguito la sceneggiatura porta soltanto la sua firma, il che fa di Ricchi a tutti i costi la prima volta in cui costruisce da zero una storia per questi personaggi.

Christian De Sica e Angela Finocchiaro, i cospiratori

Christian De Sica, figlio del regista Vittorio De Sica, è da decenni uno dei volti della commedia popolare italiana, soprattutto dei film delle feste che hanno reso il suo nome sinonimo di uscite natalizie. Sceglierlo per un film Netflix intitolato Natale a tutti i costi era un consapevole strizzare d’occhio a quella storia, e il seguito lo conferma nel ruolo di Carlo, il marito che asseconda il piano della moglie. Angela Finocchiaro, nata a Milano nel 1955, ha vinto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per due anni di fila, nel 2006 e nel 2007, la seconda volta per Mio fratello è figlio unico. Qui interpreta Anna, quella che decide che lo sposo deve sparire.

Dharma Mangia Woods e Claudio Colica tornano nei panni dei figli, ora tirati in direzioni opposte dal piano. Fioretta Mari interpreta Giuliana, la nonna al centro di tutto. Nunzio ha il volto di Ninni Bruschetta, attore, regista e sceneggiatore messinese che è tra i fondatori della compagnia teatrale Nutrimenti terrestri. L’ambientazione spagnola porta con sé un cast in parte spagnolo: Fernando Albizu è il custode Luis, Irma Carolina Di Monte interpreta Patricia e Darko Perić, l’attore serbo-spagnolo noto soprattutto come Helsinki in La casa di carta, è il wedding planner cieco Bojan. Teresa Piergentili completa il cast nel ruolo di Marzia.

Minorca, una villa e un compositore da David di Donatello

Gran parte del film è stata girata a Minorca, soprattutto a Ciutadella e dintorni, l’antica città portuale sul versante occidentale dell’isola. Alcune scene sono state realizzate in Italia, nella zona del Monte Argentario tra Orbetello e Talamone, e a Roma. La produzione è di Colorado Film insieme a Sony Pictures, la stessa accoppiata del primo film, e il passaggio da un Natale di provincia a un’estate alle Baleari è il cambiamento più visibile tra i due capitoli.

Dietro la macchina da presa, la fotografia è di Federico Annicchiarico e il montaggio di Walter Marocchi, che aveva montato anche il primo film. Le musiche sono di Teho Teardo, autore delle colonne sonore di entrambi i film dei Delle Fave, che altrove ha firmato tra l’altro Il Divo di Paolo Sorrentino, la colonna sonora che gli è valsa il David di Donatello nel 2009. È un nome insolito da trovare in una commedia familiare popolare: Teardo viene dalla scena rock e sperimentale e ha inciso diversi album con Blixa Bargeld.

Arsenico, vecchi merletti e la commedia dell’omicidio maldestro

Il paragone che viene in mente è Arsenico e vecchi merletti, la commedia di Frank Capra del 1944 con Cary Grant, in cui una famiglia rispettabile nasconde dietro le buone maniere l’abitudine di avvelenare le persone. Ricchi a tutti i costi lavora la stessa vena dal versante opposto. I Delle Fave non sono assassini; sono persone comuni che non hanno mai fatto del male a nessuno e decidono che un omicidio si può sbrigare come qualsiasi altra faccenda domestica. Il comico di questa premessa sta nella distanza tra intenzione e competenza: un piano messo a punto da gente che non ha la minima idea di come si faccia una cosa del genere.

Questo rende il film un parente stretto della tradizione della commedia italiana costruita attorno a soldi e famiglia, dove eredità, testamenti e parenti avidi forniscono trame da generazioni. All’uscita del film la stampa italiana si è divisa: il cast, e in particolare De Sica e Finocchiaro, ha raccolto la maggior parte degli elogi, mentre la sceneggiatura e la costruzione delle gag hanno concentrato gran parte delle riserve. Il film si affida a un cast ristretto e a un’unica location principale, la villa, il che sposta il peso sui dialoghi e sugli scambi all’interno di una famiglia più che sullo spettacolo.

Che cosa deve una commedia familiare al suo pubblico

La domanda che il film solleva è quella a cui ogni commedia nera su una famiglia deve rispondere: fino a che punto una storia può spingere i suoi personaggi verso qualcosa di terribile e continuare a chiedere al pubblico di volergli bene? La risposta di Bognetti sta nella premessa stessa. La famiglia di Anna progetta il delitto per timore per la sorte della madre non meno che per quella del suo patrimonio, e le obiezioni di Emilio tengono viva una coscienza nella stanza.

Se quell’equilibrio regga è una questione che spetta a ciascuno spettatore, e l’accoglienza divisa lascia pensare che non regga per tutti. Quello che il seguito mostra è che la famiglia Delle Fave, presentata a Natale come un nucleo sul punto di andare in pezzi, ha trovato l’unica cosa capace di tenerla unita. Peccato che sia un piano per un omicidio.

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