Cinema

Il produttore di Harry Potter David Barron punta sull’IA: «Il richiamo della foresta» con gli occhi di Buck

Simon Rumley scrive e dirige un adattamento di Jack London generato dallo studio di IA nmatic e raccontato dal punto di vista del cane
Martha O'Hara
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Le argomentazioni più accese a favore dell’intelligenza artificiale generativa nel cinema sono arrivate soprattutto da tecnologi e fondatori di start-up. Questa volta, però, la firma è diversa. David Barron, il produttore britannico che vanta tra i suoi crediti sei film di Harry Potter, lega il proprio nome a un adattamento generato con l’IA di Il richiamo della foresta di Jack London. E non lo presenta come un modo più economico per realizzare un film che si potrebbe girare con metodi convenzionali: sostiene che sia l’unico modo per farlo come si deve.

Come ha riportato per primo Deadline, il progetto è scritto e diretto da Simon Rumley, il regista britannico autore di Red White & Blue e Crushed. Il film sarà generato da nmatic, con il ricorso alla CGI e agli effetti visivi tradizionali per le scene più complesse. I produttori lo definiscono il primo adattamento fedele del romanzo di London, perché sarà costruito a partire dall’esperienza soggettiva di Buck, il cane al centro della storia, anziché dal punto di vista degli esseri umani che lo circondano.

Barron presenta la scelta come una questione di portata, non di risparmio. «La tela narrativa di London è così epica, la geografia dell’Alaska così impervia e gli scontri tra cani e lupi così viscerali che finora un adattamento cinematografico fedele è stato impossibile, sia sul piano logistico sia su quello finanziario», ha dichiarato. «Ma la tecnologia ha finalmente raggiunto la visione di London e crediamo che sia arrivato il momento di renderle giustizia».

È questa la mossa da tenere d’occhio. Un produttore proveniente da una delle più grandi macchine da franchise che il cinema britannico abbia mai creato sostiene che un classico di pubblico dominio aspettava uno strumento, non un budget. La proposta fa leva sulla fedeltà letteraria, l’unico argomento che gli adattamenti in studio di un libro amato raramente possono rivendicare, e la usa per giustificare un modello produttivo che gran parte dell’industria guarda ancora con sospetto.

La storia, invece, resta invariata. Buck è un San Bernardo viziato, strappato alla sua vita agiata nella Santa Clara Valley, in California, e venduto nel brutale mondo della corsa all’oro del Klondike, dove scopre l’istinto selvaggio che si è sempre annidato dentro di lui.

London pubblicò il romanzo nel 1903; da allora la storia è arrivata più volte sullo schermo, da ultimo nella versione del 2020 diretta da Chris Sanders, con Harrison Ford accanto a un Buck generato al computer. Barron produce il nuovo film insieme a Mark Sandell, tra i cui crediti figura A Liar’s Autobiography, e Nick Price. L’annuncio non specifica il cast, la data di uscita né il piano di distribuzione.

Dietro la macchina da presa, ammesso che se ne possa parlare, i crediti principali sono diversi da quelli di una ripresa nel Klondike. In nmatic, Chris Catchpole, Carl Lyttle e Toby White sono a capo del prompting e del lavoro tecnico: il reparto che oggi occupa il posto che un tempo sarebbe spettato alle squadre di slitte e alla troupe impegnata nelle riprese tra le nevi.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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