Cinema

Orrore a vomito: il late-night show diventa sinistramente soprannaturale

Un film che riesce a darci un film dell'orrore onesto e diverso per il suo formato e concetto.
Martin Cid
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Nel momento in cui Christou vomita liquido nero sul pavimento dello studio di Night Owls, capisci che Late Night with the Devil di Cameron e Colin Cairnes non è solo un altro horror found-footage. È un tuffo deliberato e inquietante nell’ossessione occulta del 1977, avvolto nella patina di un talk show notturno andato catastroficamente storto.

La premessa del film è ingannevolmente semplice: un conduttore di talk show notturni in difficoltà, Jack Delroy (David Dastmalchian), disperato per alzare gli ascolti, invita una ragazza posseduta nella sua puntata di Halloween. Ciò che si dipana nei suoi 105 minuti di durata è una lezione di horror lento e progressivo, mentre lo studio diventa un campo di battaglia per forze soprannaturali. La scelta dei fratelli Cairnes di inquadrare la narrazione come un documentario che indaga sugli eventi aggiunge un ulteriore livello di autenticità, ancorando gli elementi fantastici a un contesto pseudo-realistico. Questo espediente narrativo non è solo un abbellimento; permette momenti di genuino disagio, come quando ci stacchiamo dalle riprese “dal vivo” per vedere come i diversi membri dello staff hanno reagito allo stesso evento.

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La performance di Dastmalchian è il cuore del film. Dopo essersi fatto le ossa in cult come The Dark Knight e Ant-Man, porta un carisma stratificato a Delroy, catturando il fascino del conduttore e la sua disperazione con sfumature. La sua discesa morale non è segnalata con tratti marcati: è il modo in cui Dastmalchian rende le più piccole scelte di Delroy pesanti di significato a vendere la trasformazione. Laura Gordon nei panni di June Ross-Mitchell fornisce un forte contrappunto, la sua parapsicologa scettica conferisce credibilità agli elementi più stravaganti. La chimica tra Dastmalchian e Gordon è particolarmente efficace nei loro momenti più intimi, dove il sottotesto del loro rapporto professionale (e potenzialmente romantico) ribolle sotto la superficie.

Ian Bliss nei panni di Carmichael Haig ruba la scena con il suo cinico scetticismo, incarnando l’archetipo dello smascheratore con un sorrisetto che non arriva mai agli occhi. Il suo confronto con Christou (Fayssal Bazzi) è uno dei momenti salienti del film, mescolando commedia nera e tensione genuina. La performance di Bazzi è particolarmente degna di nota: la sua fisicità durante la sequenza della possessione è inquietante senza ricorrere a teatralità eccessive. Ingrid Torelli nei panni di Lilly, la ragazza posseduta, offre una performance davvero agghiacciante. Il modo in cui passa da bambina innocente a vaso di qualcosa di antico sembra meritato, non forzato.

L’originalità del film risiede nella sua struttura e ambientazione. Il formato del talk show consente una miscela unica di orrore e commedia, con pause pubblicitarie e problemi tecnici che aumentano la tensione. L’estetica found-footage sembra meritata, non un espediente, grazie alla meticolosa attenzione dei fratelli per i dettagli d’epoca: la grana della pellicola, le telecamere vintage, persino il modo in cui la luce rimbalza sulle superfici contribuiscono a un’atmosfera immersiva del 1977. Il ritmo lento permette al terrore di accumularsi organicamente, proprio come The Babadook o It Follows. Quando Lilly finalmente levita sulla sedia, la ricompensa sembra monumentale perché siamo stati condizionati ad aspettarci qualcosa di terribile attraverso la meticolosa costruzione del film.

Tuttavia, Late Night with the Devil non è privo di passi falsi. La dipendenza del film dalle convenzioni dei talk show a volte porta a problemi di ritmo, con segmenti che sembrano tirati troppo per le lunghe durante il secondo atto. Sebbene il dettaglio d’epoca sia impressionante, parte della tradizione occulta—in particolare i riferimenti ad Abraxas e Szandor D’Abo—avrebbe potuto essere intrecciata in modo più sottile. Ci sono momenti in cui l’esposizione risulta pesante, minando l’atmosfera altrimenti immersiva del film. Inoltre, la risoluzione della dimostrazione di ipnosi cade un po’ in modo piatto, minando la tensione costruita in precedenza.

L’esplorazione di temi come il sensazionalismo mediatico, il lutto e l’occulto attinge a una vena ricca di ansia culturale, rendendolo un film attuale nonostante l’ambientazione del 1977. Il modo in cui Delroy sfrutta la possessione di Lilly per gli ascolti rispecchia le preoccupazioni contemporanee sulla reality TV e la mercificazione del trauma. Nel frattempo, la meditazione del film sul lutto—in particolare attraverso la relazione di Delroy con la defunta moglie Madeleine—aggiunge profondità emotiva a quella che sarebbe potuta essere un’esperienza horror puramente procedurale.

In termini di genere, Late Night with the Devil si distingue come voce unica nel sottogenere found-footage. Pur condividendo il DNA con film come The Blair Witch Project e Paranormal Activity, l’ambientazione del talk show e la cornice documentaristica lo rendono unico. Gli appassionati di horror lento apprezzeranno la tensione atmosferica del film, mentre chi ha un debole per l’estetica retrò godrà dei dettagli d’epoca. Lo status di coproduzione internazionale del film è evidente nella sua presentazione curata, sebbene alcune sfumature culturali possano andare perse per il pubblico non americano.

Confrontare Late Night with the Devil con altri recenti film horror rivela sia i suoi punti di forza che le sue debolezze. Come Hereditary, eccelle nel creare tensione attraverso ambientazioni banali e personaggi quotidiani, rendendo gli elementi soprannaturali ancora più agghiaccianti. Tuttavia, dove Hereditary si impegna pienamente nelle sue immagini grottesche, Late Night with the Devil a volte tira i pugni, lasciando alcuni dei suoi momenti più disturbanti alla nostra immaginazione.

In definitiva, Late Night with the Devil è un’opera avvincente, seppur imperfetta, nel genere horror. I suoi punti di forza risiedono nelle performance, nella struttura originale e nella tensione atmosferica. L’esplorazione del sensazionalismo mediatico e del lutto aggiunge peso tematico a quella che sarebbe potuta essere una paura puramente procedurale. Sebbene possa non raggiungere le vette di The Witch o It Follows, si ritaglia una propria nicchia con una miscela unica di found-footage e horror da talk show.

Il film è per i puristi dell’orrore che apprezzano il terrore atmosferico più dei jump scare, e per gli spettatori che amano analizzare i temi tanto quanto urlare allo schermo.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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