Cinema

Jack Lowden o Callum Turner? Il vero provino per James Bond si gioca lontano dalla macchina da presa

A Londra sono iniziati i provini finali per il nuovo 007: i produttori cercano un volto affidabile per un decennio, non solo un attore
Veronica Loop
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Ogni passaggio di testimone di James Bond comporta in realtà due casting. Il primo avviene davanti alla macchina da presa; il secondo riguarda un decennio di prime, tour promozionali, eventi per i fan e attenzione dei tabloid, tutto compreso nel pacchetto dello smoking. Ora che la ricerca del successore di Daniel Craig è arrivata ai provini finali davanti alla macchina da presa a Londra, la seconda audizione — quella senza obiettivi puntati addosso — potrebbe pesare quanto la prima.

James Hibberd di The Hollywood Reporter sostiene questa tesi in un articolo sulla corsa al ruolo e osserva che i bookmaker, sulla scia delle indiscrezioni pubblicate dallo stesso THR, danno per favoriti Jack Lowden e Callum Turner. Da anni Lowden interpreta l’agente dei servizi segreti britannici River Cartwright in «Slow Horses» di Apple TV, un ruolo che, secondo Hibberd, da tempo sembra un provino per Bond: dramma, azione, romanticismo e acrobazie, con un’energia sobria e alla portata di tutti che offrirebbe agli sceneggiatori di Bond nuovi spunti. Turner, scrive Hibberd, «sembra uscito da un laboratorio appositamente per interpretare Bond»: è affascinante, elegante e di buona famiglia. Sono i suoi punti di forza e, se i produttori vogliono qualcuno che sembri più originale, anche il suo rischio. Si dice che siano in lizza anche Jack O’Connell e Josh O’Connor, e Hibberd si chiede se chi ha diffuso le indiscrezioni non abbia semplicemente confuso due nomi simili.

La qualità che sfugge agli esperti di settore, ma non ai produttori, è un’altra. Bond può essere un ribelle che segue le proprie regole, ma l’attore deve essere un perfetto giocatore di squadra. Hibberd lo dice senza mezzi termini: l’attore «potrà anche non interpretare sempre Bond, ma sarà per sempre Bond». Niente sfuriate pubbliche che dividano l’opinione, niente beghe domestiche, niente sbronze in pubblico: serve un ambasciatore del marchio disponibile, che tratti i fan con rispetto, stia al gioco del circo mediatico che accompagna ogni uscita e non si comporti da idiota sul set, durante riprese che di solito durano circa nove mesi.

La saga l’ha imparato a proprie spese. Il produttore Albert “Cubby” Broccoli definì il casting di George Lazenby, Bond per un solo film nel 1969 prima del ritorno di Sean Connery, «il mio più grande errore in 16 anni», aggiungendo che l’attore «non riusciva proprio a gestire il successo. Era così arrogante». Sua figlia Barbara Broccoli, che ha guidato il team di produzione fino all’anno scorso, disse a Variety nel 2022: «Quando scegliamo Bond, ci impegniamo per 10 o 12 anni… Non tutti vogliono farlo».

L’esempio ammonitore di Hibberd, fuori dalla saga, è la scelta di Jonathan Majors da parte della Marvel per un ruolo da antagonista in più film: la vicenda finì tra gli scandali e con l’annuncio che il film sarebbe stato accantonato. Majors era uno dei cattivi di un cast corale. Un Bond, che dovrebbe firmare per quattro o cinque film, è davanti alla macchina da presa in quasi tutte le scene.

In questo momento, da qualche parte a Londra, un attore potrebbe star sparando con una Walther PPK davanti alle telecamere. Stando a Hibberd, la prova più difficile è tutto ciò che farà nei prossimi dieci anni, quando le telecamere si saranno spente.

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