Cinema

Sanna Sundqvist brilla nel ritratto crudo e autentico di una donna

Martin Cid
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L’immagine di Sanna Sundqvist nei panni di Sara, con una mano appoggiata sul ventre incinto e il volto segnato da un misto di paura e determinazione, è il cuore emotivo di Thank You, I’m Sorry. La commedia drammatica svedese di Lisa Aschan non si apre soltanto con questo momento: ci ritorna più volte, facendone il punto fermo di una storia di solitudine improvvisa e dei legami tormentati e complessi tra sorelle. Non è un film che proclama i propri temi; li sussurra, spesso attraverso gli istanti quieti e spontanei condivisi dai personaggi.

La prova di Sundqvist è il maggiore punto di forza del film. L’attrice dà vita a Sara con una vulnerabilità schietta che la rende subito vicina a chi guarda. Che stia lasciando un messaggio in segreteria alla sorella Linda (Charlotta Björck), da cui è ormai distante, o se ne stia da sola nel suo appartamento di notte, Sundqvist restituisce il turbamento di Sara senza mai scivolare nel melodramma. La voce le si incrina quanto basta per trasmettere la disperazione della sua situazione: una donna sul punto di diventare madre, senza nessuno a cui rivolgersi.

Björck, dal canto suo, infonde in Linda un calore spigoloso, trasformandola in qualcosa di più della sorella assente che ricompare all’improvviso. La sua interpretazione conserva un lato aspro che impedisce a Linda di risultare del tutto simpatica, e rende ancora più appagante la riconciliazione quando finalmente arriva. La sintonia tra Sundqvist e Björck è palpabile, soprattutto in scene come la conversazione notturna nella camera della loro infanzia. Qui emerge la regia di Aschan: le due attrici attraversano anni di rimpianti mai espressi e tensioni irrisolte con un naturalismo quasi documentaristico. Il film del 2023 trova in questi momenti una delle sue espressioni più riuscite.

Il cast di supporto aggiunge spessore senza mettere in ombra il rapporto centrale. Ia Langhammer, nel ruolo di Helen, la madre delle sorelle, porta nella parte una pacata saggezza e radica il film in una storia familiare che attraversa le generazioni. Ville Virtanen, nei panni di Timo, e Jonatan Rodriguez, in quelli di Daniél, arricchiscono il mondo di Sara, anche se i loro ruoli sono più marginali e meno sviluppati. Michael Segerström, nel ruolo di un anziano, regala qualche momento leggero, ma non lascia un’impressione particolarmente forte.

È nel tentativo di bilanciare commedia e dramma che Thank You, I’m Sorry perde un po’ la strada. Alcuni passaggi più leggeri sembrano forzati, in particolare la sottotrama che coinvolge l’anziano, che non riesce del tutto a funzionare. Anche il ritmo vacilla nel secondo atto, quando la narrazione si dilata e si affida troppo a schemi già noti di riconciliazione tra fratelli. La regia di Aschan è solida, ma non memorabile: mancano scelte visive davvero incisive e momenti di particolare inventiva cinematografica.

Dal punto di vista tematico, il film esplora la complessità del rapporto tra sorelle e il modo in cui la famiglia può ferirci, ma anche aiutarci a guarire. La storia parlerà soprattutto a chi conosce il continuo avvicinarsi e allontanarsi dei rapporti familiari, e in particolare alle sorelle che seguono ciascuna la propria strada pur restando legate l’una all’altra. Il film dà il meglio di sé nei momenti quieti e intimi: gli sguardi che dicono più delle parole, le scuse esitanti, i piccoli gesti con cui ci si perdona.

Thank You, I’m Sorry, tuttavia, non è privo di difetti. Gli elementi comici spesso sembrano aggiunti a posteriori, come se Aschan non avesse deciso se girare un dramma o una commedia. I problemi di ritmo si avvertono, soprattutto nel secondo atto, quando la narrazione dà l’impressione di girare a vuoto. E, per quanto le interpretazioni siano convincenti, la sceneggiatura si affida a tratti in modo eccessivo a situazioni già viste e a cliché.

Detto questo, Thank You, I’m Sorry merita attenzione per il ritratto sincero del legame tra sorelle e della complessità dei rapporti familiari. Non è un film perfetto, ma restituisce un’autenticità vissuta, e le interpretazioni riescono a dare forza anche ai passaggi meno riusciti. È particolarmente interessante il modo in cui racconta la sorellanza: evita le soluzioni facili e accoglie invece tutto il disordine delle relazioni reali.

Per certi aspetti, Thank You, I’m Sorry condivide alcuni temi con film come Lady Bird (2017) e Little Women (2019), entrambi incentrati sulla complessità dei rapporti tra donne. Il film di Aschan, però, non ha lo slancio cinematografico della regia di Greta Gerwig né la forza emotiva dell’interpretazione di Saoirse Ronan in Lady Bird. A distinguerlo è l’attenzione al legame tra sorelle, anziché a quello tra madre e figlia: una prospettiva originale all’interno del genere.

Quanto al pubblico, Thank You, I’m Sorry probabilmente conquisterà soprattutto chi ama i drammi incentrati sui personaggi e vuole esplorare le sfumature dei rapporti familiari. Anche gli appassionati di cinema svedese potrebbero apprezzare il modo misurato con cui Aschan racconta la storia, pur trovando forse il film poco innovativo sul piano visivo.

In definitiva, Thank You, I’m Sorry convince grazie alla forza delle interpretazioni e al modo sincero in cui esplora il legame tra sorelle.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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