Cinema

Io sono tuo padre e il debutto che il cinema di guerra francese aspettava da un secolo

Liv Altman

Il cinema di guerra italiano ha saputo guardare in faccia la propria storia coloniale con ritardo e difficoltà. Quello francese, altrettanto. Io sono tuo padre (Tirailleurs nel titolo originale) è il primo grande film narrativo francese che mette al centro uno dei 600.000 soldati africani arruolati — spesso con la forza — sotto la bandiera francese nella Prima guerra mondiale. Ma ciò che rende il film memorabile non è il gesto politico: è la relazione tra un padre e suo figlio.

Bakary Diallo (Omar Sy) si arruola nell’esercito francese non per patriottismo ma per stare accanto al figlio diciassettenne Thierno (Alassane Diong), reclutato a forza dal villaggio senegalese. Il regista Mathieu Vadepied, al suo primo lungometraggio, costruisce il film su questa premessa elementare e non si allontana mai da essa: due uomini, padre e figlio, in una guerra che non è la loro, che cercano di mantenersi vivi e reciprocamente riconoscibili.

Omar Sy ci aveva abituato a qualcos’altro — l’ironia, il calore, il fisico esuberante di chi riempie ogni scena in cui entra. Qui è irriconoscibile, nel senso migliore. Bakary è un uomo di poche parole, la cui autorità risiede nell’attenzione: guarda il figlio come chi sa che ogni giorno può essere l’ultimo. È una performance di ascolto, non di dichiarazione, e funziona perché Alassane Diong le risponde alla pari. Diong, al suo primo ruolo importante, porta avanti la trasformazione di Thierno — da ragazzo spaventato a qualcosa di più duro — attraverso il corpo, non il dialogo.

Julien Roux firma una fotografia che vale il prezzo del biglietto da sola. L’apertura senegalese è calda, terrosa, viva; le trincee francesi sono buie, fangose, funzionali. Non è estetismo: è argomentazione visiva. I personaggi arrivano da un mondo che esiste e vengono gettati in uno che li consuma. Vadepied non sfrutta le immagini di guerra per fare spettacolo; le usa come fondale per le facce dei due uomini.

La sezione centrale del film procede con una lentezza deliberata che può disorientare chi si aspetta la progressione drammatica tipica del genere. Vadepied è interessato alla durata — a cosa fa la trinchera a una relazione quando ci si vive settimane consecutive — più che all’incidente singolo. È una scelta coraggiosa e non per tutti.

Io sono tuo padre ha fatto parte del concorso Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2022. In quanto film sulla paternità e sul sacrificio, temi che il cinema italiano conosce bene, merita attenzione. In quanto documento di una storia coloniale che il cinema europeo ha impiegato un secolo a guardare, merita qualcosa di più.

Regia

Mathieu Vadepied
Photo via The Movie Database (TMDB)

Mathieu Vadepied

Foto: The Movie Database (TMDB)

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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