Cinema

Code 8 Part II: l’azione cyberpunk mette in ombra la critica sociale

Alice Lange
Aggiungici su Google

Il bagliore al neon delle moto volanti che sfrecciano davanti a grattacieli fatiscenti definisce fin da subito il tono di Code 8 Part II, un film che vorrebbe essere una critica cyberpunk alla militarizzazione della polizia, ma finisce per inciampare nei soliti cliché d’azione. Il regista Jeff Chan torna dopo il primo Code 8 con un sequel che insiste ancora di più sulla premessa fantascientifica: in questo mondo, le persone dotate di superpoteri sono sorvegliate da robot armati e il confine tra giustizia e oppressione si fa sempre più labile.

Il film segue Connor (Robbie Amell), un ex detenuto con limitate capacità telecinetiche, che si allea suo malgrado con Garrett (Stephen Amell), un signore della droga che detesta, per proteggere Maev (Natalie Liconti), un’adolescente presa di mira dal detective Davis (Aaron Abrams), un poliziotto corrotto. La premessa offre ampio spazio alla riflessione sociale, e Chan esplora la brutalità di una società sottoposta a sorveglianza, soprattutto nella tesa scena in cui il sistema da cui Connor cerca di sfuggire si serve dei suoi stessi poteri contro di lui. Le ambizioni del film, però, vacillano sotto il peso delle troppe forzature della trama.

YouTube video

I fratelli Amell conferiscono ai loro personaggi un certo carisma, ma le interpretazioni risentono di una caratterizzazione troppo esile. Connor, interpretato da Robbie Amell, dovrebbe essere tormentato da dilemmi morali, eppure il suo percorso sembra affrettato e si riduce a una successione di scene d’azione, senza vero spessore emotivo. Garrett, il personaggio di Stephen Amell, funziona un po’ meglio: è un contrabbandiere con un codice d’onore, ma anche a lui manca la sfumatura necessaria per rendere convincente la loro alleanza precaria.

Il punto di forza di Code 8 Part II è la costruzione del suo mondo. L’ambientazione distopica, con droni che pattugliano le strade e individui dotati di superpoteri emarginati dalla società, è visivamente d’impatto. La regia di Chan punta sull’estetica cupa del cyberpunk: primi piani serrati sui robot della polizia in volo e vicoli illuminati al neon rafforzano i temi dell’oppressione sistemica. Le scene d’azione sono ben coreografate, in particolare una sequenza a metà film in cui Connor e Garrett cercano di sfuggire alla cattura con un inseguimento ad alta velocità attraverso un complesso industriale.

Nonostante tutto il suo potenziale, Code 8 Part II non si impegna mai fino in fondo con le idee che mette in campo. La riflessione sociale appare a tratti appiccicata alla storia e finisce in secondo piano rispetto a una trama che si affida troppo al caso e alle coincidenze convenienti. Il ritmo inciampa proprio quando dovrebbe salire la tensione, mentre la lotta di Maev per ottenere giustizia, cuore emotivo del film, si perde tra sparatorie e scontri telecinetici.

Neppure il cast di supporto fa meglio. Sirena Gulamgaus, nei panni di Pavani, il braccio destro di Garrett, è ridotta a una guardia del corpo senza spessore; il detective Davis di Aaron Abrams, invece, è un cattivo da cartone animato, definito quasi soltanto dalla sua corruzione. Shane, il fratello di Maev interpretato da Akiel Julien, avrebbe del potenziale, ma resta ai margini perché il film concentra l’attenzione sul rapporto tra Connor e Garrett.

La regia di Chan è competente, ma poco ispirata. Durante le scene d’azione ricorre troppo spesso alla camera a mano traballante, rendendo difficile capire cosa stia accadendo sullo schermo. Il ritmo è discontinuo: le sequenze più lente frenano la storia, prima che questa passi bruscamente a scene d’azione frenetiche. Il montaggio avrebbe richiesto una mano più sicura per bilanciare i momenti più distesi dedicati ai personaggi e le esplosioni d’azione.

Dal punto di vista tematico, Code 8 Part II cerca di affrontare questioni complesse come l’oppressione sistemica e l’etica della sorveglianza, ma non le approfondisce mai abbastanza. Il mondo sembra vissuto, ma i personaggi non danno l’impressione di farne davvero parte. Le loro difficoltà ruotano più intorno alle esigenze della trama che ai problemi sociali più ampi che il film sostiene di voler esplorare.

Lo stile visivo è l’aspetto più riuscito del film. Chan e il direttore della fotografia danno forma a un paesaggio distopico al tempo stesso familiare e originale, fondendo l’estetica cyberpunk di film come Blade Runner con il realismo crudo di District 9. L’uso del colore è particolarmente efficace: per gran parte del film dominano tonalità smorzate, interrotte da improvvise esplosioni di luce al neon nei momenti chiave.

I pregi visivi del film sono però compromessi da una sceneggiatura debole. I dialoghi suonano spesso macchinosi e sovraccarichi di spiegazioni, con personaggi che illustrano le proprie motivazioni in modo poco naturale. La trama si affida a troppe coincidenze e soluzioni comode: dal repentino cambio di opinione di Connor alla disponibilità di Garrett ad aiutare Maev, nonostante il suo impero criminale.

Per chi ha apprezzato il primo Code 8, Part II offre ancora una volta azione frenetica, un’ambientazione distopica e un protagonista moralmente ambiguo. Chi invece cerca personaggi più approfonditi o un’esplorazione più sfumata dei temi resterà deluso. È un sequel discreto, che però non osa abbastanza per distinguersi in un genere già affollato.

In definitiva, Code 8 Part II è un’occasione mancata: ha un’idea di partenza solida e immagini notevoli, ma non mantiene la promessa di offrire profondità. I fratelli Amell fanno del loro meglio con il materiale a disposizione, ma i limiti della sceneggiatura li frenano. La regia di Chan è solida, senza lasciare il segno, e i temi del film non vengono mai esplorati fino in fondo.

Il finale è affrettato e chiude le questioni rimaste in sospeso in modo poco appagante, anziché catartico. Il percorso di Maev, in particolare, si risolve troppo facilmente, privando il personaggio del peso emotivo che meriterebbe. Lo scontro finale tra Connor e il detective Davis è ben realizzato, ma non offre la ricompensa tematica che avrebbe dovuto.

Code 8 Part II è un film che probabilmente piacerà a chi ha amato il primo capitolo e a chi apprezza la fantascienza d’azione senza fronzoli.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Sirena Gulamgaus — Pavani

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.