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La cantante Kelly Clarkson dà del bugiardo al negozio Art of Play per un uccello da 15.000 dollari

Alice Lange
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La lite tra Kelly Clarkson e un negozio di curiosità di Brooklyn è stata raccontata come il seguito di Pretty Woman: la star, il commesso snob, la grossa vendita sfumata. Ma mettendo una accanto all’altra le dichiarazioni delle due parti, la storia si ridimensiona e diventa più strana. Entrambi i resoconti descrivono uno scambio quasi identico. A non coincidere sono l’uccello a cui si riferiva il prezzo e il modo in cui è stata intesa una parola: «comparabile».

È in questa discrepanza che si concentra ora la polemica. Clarkson è passata dal dare dell’idiota a un dipendente all’accusare il negozio di mentire, e Art of Play ha risposto con una seconda ricostruzione, più articolata. Nessuna verifica indipendente ha stabilito quale versione sia corretta, e quella della cantante raggiunge un pubblico molto più vasto di quello del negozio.

Che cosa racconta Kelly Clarkson della visita ad Art of Play

Il primo post è apparso su X, dove la cantante ha 8,8 milioni di follower. «Ho fatto tutta la strada fino a Brooklyn per dare un’occhiata a questo negozio che mi sembrava davvero forte e dove avevo in mente di comprare un paio di cose», ha scritto, aggiungendo che «mi hanno letteralmente guardata come se non potessi permettermelo» prima che un dipendente si offrisse di trovarle «qualcosa di comparabile». Il suo verdetto: «Wow, amico. Sei un idiota e hai appena perso una vendita enorme». Ha invitato i follower ad andare da Art of Play «se vi piace essere trattati come Julia Roberts», richiamando la scena nella boutique del film del 1990.

Art of Play ha risposto su Instagram. Ha spiegato che l’oggetto di cui aveva chiesto informazioni era Molly, un automa a forma di uccello che canta e balla e viene usato nei suoi spettacoli di magia, e che «Molly è fissata alla parete in modo permanente e non è in vendita». In alcuni passaggi la dichiarazione ha adottato toni concilianti, riconoscendo che «l’esperienza negativa descritta da Kelly» avrebbe potuto «essere familiare a chiunque si sia sentito giudicato in un negozio» e che tutti i visitatori sono «ugualmente benvenuti». Ha anche affermato che il negozio era stato «attaccato all’improvviso da 8 milioni di persone che non sono mai state nel nostro negozio», concludendo con una frase tratta dal repertorio della cantante: «Ciò che non ti uccide ti rende più forte».

Clarkson non l’ha presa bene. «Certo, non era in vendita. Questa è la versione che Art of Play ha deciso di raccontare», ha scritto in un post successivo, sostenendo che un dipendente le avesse detto che l’uccello era in vendita a 15.000 dollari. Ha condiviso una foto sgranata di un cartellino con la scritta «Singing Bird», accompagnata dalla frase che ora campeggia in tutti gli articoli sulla vicenda: «Quindi non sei solo maleducato, sei anche un bugiardo. Capito». Ha anche respinto l’idea di prendersela con chi ha meno potere. «Non puoi trattare le persone come se valessero meno nel tuo negozio e passarla liscia solo perché sei una piccola attività», ha scritto. «Essere gentili non è così difficile». Poi la stoccata finale: «Il vostro negozio è davvero bello. Peccato che voi non lo siate».

Su cosa concordano le due versioni

La seconda dichiarazione del negozio è il passaggio che la maggior parte degli articoli ha liquidato in fretta. Secondo TODAY e Newsweek, Art of Play ha detto che Clarkson è rimasta nel negozio circa cinque minuti, che la cifra di 15.000 dollari riguardava una gemella quasi identica di Molly, di proprietà del suo creatore, l’artista di Seattle Bliss Kolb, e che il personale le aveva anche proposto un uccello canterino realizzato da un orologiaio tedesco, al prezzo di circa 2.000 dollari. «Non si è trattenuta abbastanza a lungo per vederlo», ha scritto il negozio.

Se confrontata con il suo primo post, questa ricostruzione somiglia molto al racconto dello stesso scambio: un prezzo di 15.000 dollari pronunciato ad alta voce, seguito da un’opzione meno costosa. Lei ha interpretato «qualcosa di comparabile» come un giudizio sulle sue possibilità economiche. Il negozio sostiene invece che si riferisse a un secondo uccello. Resta da chiarire se l’uccello appeso alla parete fosse mai stato in vendita, e la risposta di Clarkson alla versione del negozio è stata netta: «Non è successo niente di tutto questo e adesso non è in vendita».

Nessuna delle due parti ha presentato elementi che permettano di dirimere la questione. TODAY riferisce che non è chiaro se la foto del cartellino sia stata scattata da Clarkson o sia un’immagine più vecchia trovata online, e che Kolb, che sul proprio sito elenca l’uccello senza indicarne il prezzo, non ha risposto alla richiesta di un commento. Nel febbraio 2025 il negozio aveva definito Molly la propria «mascotte»: un oggetto delicato e costoso che canta e si muove quando si gira una manovella, motivo per cui è accompagnato da un cartello con la scritta «Do Not Touch».

Un megafono contro un negozio di magia

Intanto il verdetto viene pronunciato altrove. Art of Play, fondato dai fratelli gemelli Dan e Dave Buck, vende rompicapo, giochi e libri e organizza spettacoli di magia in un teatro annesso. Dal fine settimana la sua pagina Yelp si è riempita di recensioni sia da una stella sia da cinque stelle; il negozio ha anche condiviso per breve tempo, prima di cancellarlo, un post di un cliente che elogiava la gentilezza del personale. Tra i messaggi ripubblicati in seguito ce n’era uno di John Hodgman: «Sembra un malinteso davvero triste».

Anche il momento scelto da Clarkson è rilevante. Billboard colloca l’episodio in una fase di transizione: The Kelly Clarkson Show si è concluso ad agosto dopo sette stagioni, e la cantante è tornata su NBC con la 30ª stagione di The Voice, insieme ad Adam Levine, Queen Latifah e Riley Green. Il suo primo post è apparso sabato 10 ottobre; la prima dichiarazione del negozio è arrivata domenica 11 ottobre. A più di vent’anni dalla vittoria nella prima stagione di American Idol, il pubblico della cantante è la risorsa più potente in gioco e, in questa disputa, è rivolto contro un singolo negozio.

Il negozio le ha citato «Stronger». L’unico testimone in grado di chiudere la questione è un uccello meccanico fissato a una parete di Brooklyn, che canta soltanto quando qualcuno gira la manovella.

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