Cinema

Venezia consegna il Leone d’oro alla carriera a Ellen Burstyn, che sul Lido diventa Marilyn Monroe

Martha O'Hara

La Mostra di Venezia ha consegnato il Leone d’oro alla carriera a Ellen Burstyn, e ha scelto di farlo nel modo più cinematografico possibile: non con una semplice cerimonia, ma legando il premio a una nuova interpretazione. A novantatré anni, l’attrice americana ha ricevuto l’onorificenza in occasione della proiezione al Lido di Flesh Impact, cortometraggio di diciassette minuti diretto da Maggie Gyllenhaal in cui Burstyn interpreta Marilyn Monroe immaginata a cent’anni, sola su un palco vuoto a fare un provino.

Il dettaglio non è secondario per la Mostra, perché Gyllenhaal è anche la presidente della giuria di questo concorso: la stessa che il 12 settembre assegnerà il Leone d’oro al miglior film firma il corto che accompagna l’omaggio a Burstyn. La regista ha descritto il progetto come il gesto di un’attrice che compie «le cose più vulnerabili che un interprete possa fare», e Burstyn vi ha risposto con la serietà di sempre.

La sua lettura di Monroe è tutt’altro che sentimentale: «Ha creato l’intero concetto di Marilyn Monroe e lo ha interpretato», ha detto — un’attrice che riconosce la costruzione dentro il mito di un’altra. Ha ricordato di averla incrociata una volta, in un locale notturno: «Ho sentito che mi riconosceva. Mi sono sentita onorata e felice».

Dietro il Leone c’è un’opera enorme: circa centocinquanta film in oltre cinquant’anni. L’esordio importante con L’ultimo spettacolo, la madre de L’esorcista, l’Oscar come miglior attrice per Alice non abita più qui nel 1975, lo strazio di Requiem for a Dream, e poi Interstellar, decenni dopo, intatta. Sei candidature all’Oscar, un Tony, due Emmy. Nel motivare la scelta, il direttore Alberto Barbera l’ha definita «un’attrice di rara intensità e verità», «una presenza del cinema americano da oltre cinquant’anni».

Dal palco, Burstyn ha guardato anche oltre sé stessa, ricordando quanto siano cambiati i set per le donne e citando «la benedetta Gloria Steinem» per quella trasformazione. È l’immagine della giornata: la Mostra che incorona una leggenda, e la leggenda che rifiuta di trattare il premio come un punto d’arrivo.

Il Leone d’oro alla carriera è il massimo riconoscimento di Venezia al di fuori dei premi in concorso; il Leone d’oro al miglior film sarà assegnato il 12 settembre dalla giuria presieduta da Gyllenhaal.

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