Cinema

Il Lido ha già applaudito due volte, ma i Leoni veri si decidono la settimana prossima

Jun Satō

A trenta giorni dalla cerimonia ogni pronostico su Venezia 83 era un’ipotesi costruita sul metodo e sul cast, perché non si era vista una sola inquadratura. Dopo quattro giorni di concorso il festival ha già parlato, e forte: Ink di Danny Boyle ha aperto con cinque minuti di applausi, Wild Horse Nine di Martin McDonagh ne ha raccolti quattordici, la standing ovation più lunga dell’edizione. Ma la selezione di Alberto Barbera tiene in serbo il meglio: i favoriti veri — Lee Chang-dong, Herzog, Kore-eda, Vikander, Cruz, Lindon — e le carte italiane, da Moretti a De Angelis a Pallaoro, arrivano da qui alla vigilia. Due categorie ora poggiano su prove concrete. Cinque restano previsioni, e il campo intorno a loro si è già mosso.

Il fronte italiano è la vera posta in gioco delle prossime giornate. Nanni Moretti torna in concorso con Succederà Questa Notte, Edoardo De Angelis porta Il Fuoco Che Ti Porti Dentro, Andrea Pallaoro — che al Lido ha già firmato una Coppa Volpi per Charlotte Rampling nel 2017 — schiera The Echo Chamber, e Paolo Strippoli aggiunge The Spiral. Cinque titoli italiani su ventuno: è l’edizione in cui il cinema di casa può davvero incidere sul palmarès. Sopra tutto siede una giuria che, in assenza di una stagione di premi anticipatori, pesa più che altrove: la presidente Maggie Gyllenhaal con Johnnie To, Kaouther Ben Hania e Shahrbanoo Sadat, una stanza che premia la recitazione e la serietà morale più dello spettacolo.

Leone d’Oro

Pronostico confermato: Possible Love (Lee Chang-dong) per il tetto altissimo — ma non è ancora stato proiettato, quindi resta un’ipotesi. Cosa è cambiato: la sala. I quattordici minuti di Wild Horse Nine trasformano McDonagh da candidato alla sceneggiatura a minaccia concreta per il premio più pesante. Rischio: il favorito è ancora invisibile mentre lo sfidante ha già conquistato la Sala Grande.

Leone d’Argento — Gran Premio della Giuria

Tiene: Bucking Fastard (Werner Herzog), ancora da vedere. È il premio che una giuria riluttante a incoronarlo del tutto tiene proprio per quella riluttanza. Nuova pressione: se l’amore per Wild Horse Nine non diventa Leone d’Oro, è qui che va a cadere. Rischio: Herzog non è stato visto, e i suoi film arrivano sublimi o inerti senza preavviso.

Leone d’Argento — Miglior Regia

Era Kore-eda per Look Back, ancora inedito. Cosa è cambiato: Boyle. Ink è pura velocità registica — un consiglio d’amministrazione montato come una rapina — ed è esattamente ciò che questo premio tecnico premia. Boyle sale da outsider a co-favorito. Confermato Kore-eda sul metodo, ma Boyle è la minaccia che la sala ha creato. Rischio: un concorso pieno di registi trasforma il premio in consolazione per il film sfuggito al Leone.

Coppa Volpi — Migliore Attore

Era Vincent Lindon per Good Little Soldier (Brizé), ancora da proiettare. Cosa è cambiato: i film già visti hanno affollato la corsia. Il Murdoch di Guy Pearce in Ink ha strappato i primi entusiasmi, e Malkovich e Rockwell sono dati da premio in Wild Horse Nine. Confermato Lindon — Venezia ama la recitazione interiore — ma Pearce è il nome che i primi quattro giorni hanno prodotto. Rischio: un film a due voci divide Malkovich e Rockwell.

Coppa Volpi — Migliore Attrice

Era Alicia Vikander in The Echo Chamber (Pallaoro), inedito. Anche Cruz in Bunker e Jeon Do-yeon in Possible Love non si sono viste. Nessun film-ritratto d’attrice è ancora passato: è la categoria meno documentata del tabellone. Confermata Vikander per lo storico di Pallaoro con questo esatto premio, ma tutta la gara si gioca la settimana prossima. Rischio: totale — è ancora pura carta.

Migliore Sceneggiatura

Era Martin McDonagh per Wild Horse Nine — e si è indurito nel pronostico più solido del tabellone. Quattordici minuti di applausi, una battuta fulminante dopo l’altra, e una giuria che ha già premiato la sua scrittura al Lido nel 2017 e nel 2022. Rischio: il paradosso del successo — se il film vince di più, la giuria distribuisce e passa la sceneggiatura a Nanni Moretti, il favorito di casa.

Premio Speciale della Giuria

Era Mr. Nelson, Did You Kill People? (Shinya Tsukamoto) — e la reazione ha confermato il profilo. Il film ha diviso la critica esattamente come previsto: struggente per alcuni, uno dei titoli più ostici del concorso per altri, con la prova di Rodney Hicks lodata da tutti. È la forma precisa che questo premio ricompensa. Confermato, e rafforzato. Rischio: troppo duro perché la giuria lo onori del tutto; DAU e A Bit of Light di Ali Asgari restano in agguato.

La mappa: certezze e incognite

Quasi blindata, per quanto lo consenta il D-7: la Migliore Sceneggiatura a McDonagh, l’unico pronostico con prove concrete alle spalle, con il Premio Speciale che si consolida su Tsukamoto per la sua accoglienza divisiva. Davvero aperte: il Leone d’Oro (favorito ancora inedito, McDonagh in ascesa), la Regia (Boyle contro Kore-eda, uno visto e uno no), l’Attore (tre rivali già proiettati che stringono un favorito invisibile) e l’Attrice, dove non è ancora passato nessuno. La lettura pratica: punta sulla sceneggiatura, tieni fermo tutto il resto.

Come seguirla, e cosa guardare

La cerimonia di chiusura di Venezia 83 va in scena al Lido sabato 12 settembre, alle 19:00, con il verdetto della giuria di Maggie Gyllenhaal. Tre cose da seguire prima: Possible Love il 6 settembre, che dice se il nostro pronostico per il Leone regge alla prova dello schermo; Bunker l’8 settembre, il pezzo mancante più grande nella corsa all’attrice; e se un titolo — oggi è Wild Horse Nine — inizi a tirare verso un en plein. MCM segue la serata in diretta e metterà alla prova ognuno di questi pronostici.

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