Cinema

Il sì al 91% di SAG-AFTRA chiude la questione sindacale e rende i paletti sull’IA il nuovo pavimento di Hollywood

Una ratifica schiacciante chiude l'era dei conflitti aperta nel 2023, ma il vero peso dell'accordo quadriennale sta in ciò che vieta agli studios di automatizzare
Molly Se-kyung

Hollywood ha passato tre anni ad aspettare di scoprire che tipo di industria sarebbe stata, dall’altra parte delle macchine. Gli iscritti SAG-AFTRA hanno appena risposto. Ratificando un nuovo contratto quadro con i grandi studios, il sindacato degli interpreti ha barattato l’ansia senza scadenza che gravava sulla produzione dallo sciopero del 2023 con un accordo fisso di quattro anni, il cui baricentro non è il compenso, ma i limiti che impone all’intelligenza artificiale.

Il margine non è stato risicato. Come ha anticipato Deadline, gli iscritti hanno approvato l’Accordo TV/Cinema 2026 con il 91,42% di voti favorevoli e un’affluenza del 19,25%, un sì netto che consegna alla dirigenza del sindacato un mandato chiaro e dissolve l’ultima vera incognita sui calendari produttivi degli studios. Dopo una fase segnata da contrazione, consolidamento e un pipeline di sviluppo sempre più sottile, l’accordo restituisce a Hollywood qualcosa che non aveva da prima dello sciopero: un pavimento prevedibile sotto i suoi costi del lavoro.

Quel pavimento è fatto in gran parte di codice. Il contratto irrigidisce le regole su repliche digitali e interpreti sintetici che lo sciopero del 2023 aveva aperto per la prima volta: obbliga gli studios a usare attori umani “in modo prevalente” rispetto a quelli sintetici e impone ai produttori di dimostrare che un interprete sintetico offra un “valore aggiuntivo significativo” prima di poter sostituire un iscritto o una replica digitale. Le controversie vanno in arbitrato, dove i risarcimenti possono superare quanto avrebbe guadagnato un interprete umano: un tentativo deliberato di rendere l’automazione più costosa dell’assunzione.

L’economia che sta sotto è più silenziosa, ma altrettanto decisiva. L’accordo apre la strada alla fusione del SAG-Producers Pension Plan e dell’AFTRA Retirement Fund in un unico piano, ponendo fine alla divisione che da tempo ripartiva i guadagni degli iscritti tra due sistemi, con gli studios che aggiungono un punto percentuale al loro tasso di contribuzione. Riscrive anche i residual dello streaming: il fondo legato al successo ora scatta quando un titolo raggiunge un quinto degli abbonati di una piattaforma nei primi tre mesi, e paga una quota maggiore dei residual dovuti.

Il contratto entra in vigore il 1° luglio e dura fino al 30 giugno 2030, dopo trattative aperte il 9 febbraio che hanno prodotto un’intesa di massima il 2 maggio; il consiglio nazionale l’ha approvata l’11 maggio e la fusione dei fondi pensione è prevista per l’inizio del 2028. “Questo accordo si fonda sulle basi che gli iscritti hanno lottato per costruire e porta quel lavoro nel prossimo capitolo della nostra industria”, ha dichiarato il presidente di SAG-AFTRA, Sean Astin.

I cartelli che riempivano i marciapiedi davanti alla Warner Bros. nel 2023 possono tornare in magazzino. La battaglia che hanno innescato si è semplicemente spostata a porte chiuse: nelle stanze dell’arbitrato dove, per i prossimi quattro anni, l’industria discuterà quanto vale esattamente un “interprete sintetico”.

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