Cinema

Poor Things: una rilettura femminista di Frankenstein

Martin Cid
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L’apertura in bianco e nero sgranata di Poor Things (2023) ci catapulta in un mondo visto attraverso lenti fish-eye e buchi della serratura, una scelta visiva che Yorgos Lanthimos utilizza per tenervi costantemente in equilibrio precario. Non è solo una questione estetica; è anche tematica, riflettendo l’esplorazione del film sulla percezione, il controllo e la lente distorta attraverso cui la società vede le donne. Basato sul romanzo di Alasdair Gray Poor Things: Episodi della prima vita del dottor Archibald McCandless del 1992, questo riadattamento postmodernista di Frankenstein è un manifesto femminista, una dark comedy e un tour de force visivo tutto in uno.

Al centro del film c’è Bella Baxter interpretata da Emma Stone, una donna riportata in vita con il cervello di suo feto non nato. Questo alone è sufficiente per suscitare curiosità, ma è la performance di Stone a elevare davvero il materiale. Lei infonde a Bella una meraviglia e una curiosità infantili, ma anche un’assertività crescente e una liberazione sessuale che sfidano le norme patriarcali della tarda società vittoriana. La comicità fisica di Stone è un punto culminante, soprattutto nelle prime scene del film in cui la nuova mobilità di Bella porta a una serie di spassosi incidenti. Ma è la sua profondità emotiva che brilla davvero, mentre Bella evolve da un’innocente dagli occhi sgranati a un’accanita sostenitrice dei diritti delle donne e della riforma sociale.

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La regia di Lanthimos è caratteristicamente intransigente. Impiega un’estetica grunge che sembra sia vintage che fresca, con uno stile visivo che tiene il pubblico costantemente sul filo del rasoio. L’uso di lenti fish-eye e buchi della serratura crea un senso di voyeurismo, come se stessimo intrudendo nel viaggio di Bella piuttosto che osservarlo da una distanza sicura. Questa scelta amplifica i temi del film sulla sorveglianza e il controllo, aggiungendo un ulteriore strato di tensione alle avventure di Bella. La cinematografia del film è un tributo alla visione unica di Lanthimos, con ogni inquadratura meticolosamente composta per riflettere le preoccupazioni centrali del film.

Il cast di supporto è altrettanto impressionante. Mark Ruffalo interpreta Duncan Wedderburn, l’avvocato decadente che diventa il compagno di Bella nel suo viaggio turbinoso attraverso Europa e Medio Oriente. Ruffalo porta un fascino malandrino al ruolo, ma anche un senso di minaccia sottostante che rende la sua caduta finale meritata. La sua performance è una lezione magistrale su come bilanciare umorismo e patos, rendendo Wedderburn un personaggio affascinante ma profondamente imperfetto.

Willem Dafoe è altrettanto convincente nel ruolo di Godwin Baxter, lo scienziato eccentrico che riporta Bella in vita. La performance di Dafoe è una lezione magistrale di sottigliezza, con ogni gesto e inflessione che trasmette una ricchezza di emozioni. La sua interpretazione di Baxter è sfumata e complessa, catturando il genio del personaggio, la sua eccentricità e l’umanità sottostante.

Tuttavia, Poor Things non è privo di difetti. Il ritmo del film può essere irregolare, con alcune scene che sembrano affrettate mentre altre si protraggono troppo a lungo. La transizione dal tono della dark comedy al commento sociale può risultare brusca, rendendo difficile investire completamente nei momenti emotivi del viaggio di Bella. Inoltre, alcune delle performance secondarie, in particolare Ramy Youssef come Max McCandles e Christopher Abbott come Alfie Blessington, a volte sembrano unidimensionali, mancando della sfumatura che Stone porta al suo ruolo.

L’esplorazione dei temi femministi è sia tempestiva che stimolante. Il viaggio di Bella è una potente metafora della lotta delle donne per affermare la loro autonomia in un mondo che cerca di controllarle. La critica del film alla società vittoriana è tagliente, ma risulta anche pertinente ai dibattiti contemporanei sull’uguaglianza di genere e la giustizia sociale. Poor Things è un film che richiede attenzione, ma non sempre riesce a mantenerla. Il ritmo irregolare e i cambiamenti di tono possono rendere difficile investire completamente nella storia, e alcune delle performance secondarie sembrano sotto sviluppate.

Ma questi difetti sono bilanciati dai molti punti di forza del film—una performance straordinaria di Emma Stone, un’estetica visivamente sorprendente e un’esplorazione tempestiva dei temi femministi. La miscela unica di dark comedy e commento sociale lo rende un punto fermo nella filmografia di Lanthimos e una testimonianza della sua capacità di spingere i limiti e sfidare le convenzioni.

Poor Things è un film che lascerà un’impressione duratura. Non è un film perfetto, ma è uno che va visto e discusso.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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