Cinema

Alex Gibney punta la sua lente su Musk e lascia che l’uomo più ricco si accusi da solo

Veronica Loop

Alex Gibney ha passato vent’anni a perfezionare un genere di film: l’autopsia forense del potere concentrato, dai trader di Enron alla Chiesa di Scientology fino a Elizabeth Holmes di Theranos. Puntare quel dispositivo su Elon Musk è sempre stato l’approdo logico, e il teaser che ora circola per ‘Musk’ segnala che Gibney intende processare l’uomo più ricco del mondo alla scala del suo soggetto — quasi quattro ore, in due parti, con un intervallo.

Il teaser è costruito su un ribaltamento. Si apre sugli ammiratori, uno dei quali chiama Musk ‘il più grande capitalista della storia,’ prima che il registro si inasprisca nelle voci che il film chiaramente predilige: intervistati che lo descrivono come ‘caotico, casuale, capriccioso’ e ‘manifestamente crudele ed egoista,’ e uno che conclude che ‘in un romanzo di fantascienza, non sarebbe un eroe.’ Il tocco più gibneyano è la colonna sonora — una canzone originale di David Byrne, ‘Let Me Sell You a Dream,’ co-scritta con il compositore Daniel Pemberton e cucita insieme dalle stesse dichiarazioni pubbliche di Musk. È la mossa caratteristica del regista, lasciare che il soggetto fornisca le prove contro se stesso, messe in musica.

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Gibney ha vinto un Oscar per ‘Taxi to the Dark Side’ e ha trasformato ‘Enron: The Smartest Guys in the Room,’ ‘Going Clear’ e ‘The Inventor: Out for Blood in Silicon Valley’ in un modello per il documentario investigativo. Il pedigree intorno a ‘Musk’ è all’altezza dell’ambizione: tra i produttori figurano Ronan Farrow e il premio Pulitzer Lawrence Wright, con la Jigsaw Productions di Gibney accanto ad Anonymous Content, Double Agent e Closer Media.

Il piano di distribuzione è la vera scommessa. Bleecker Street, nel bel mezzo di una stagione dei premi intensa, porterà il montaggio di 235 minuti nelle sale prima che HBO lo distribuisca via cavo premium e streaming, con Universal che gestisce l’estero. Chiedere al pubblico di sedersi per quattro ore di atto d’accusa in due parti in un cinema è una scommessa che la storia di Musk abbia ormai l’urgenza di un evento, non di un documentario da guardare a casa in streaming.

Il documentario sarà presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, con un debutto nordamericano a Toronto, in vista dell’uscita nelle sale il 16 ottobre. Qualunque sia il verdetto al botteghino, Gibney ha orchestrato la più tagliente ironia della stagione: un ritratto che lascia che il suo soggetto racconti la propria accusa, e lo sfida a obiettare.

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