Cinema

Jozi Gold: una rapina serrata, con un’esecuzione imperfetta ma avvincente

Martin Cid
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Il bagliore al neon delle strade di Johannesburg attraversa lo schermo in iNumber Number: Jozi Gold: una pulsazione visiva che il regista Donovan Marsh sfrutta per definire il tono del suo thriller poliziesco. Non è il solito film di rapine, ma una storia ruvida e profondamente sudafricana, fatta di corruzione e coscienza, immersa nel vibrante caos della città più grande del Sudafrica. Per chi ama le storie d’azione guidate da una bussola morale, Jozi Gold è un viaggio coinvolgente, per quanto imperfetto.

Marsh porta in questo film originale di Netflix la sua consueta energia cinetica. La storia segue Shoes (Presley Chweneyagae), un poliziotto sotto copertura incaricato di indagare su una storica rapina all’oro a Johannesburg. Addentrandosi sempre più nei bassifondi criminali della città, Shoes si ritrova diviso tra il dovere verso la legge e una coscienza sempre più inquieta. L’idea di partenza è familiare, ma Marsh le imprime un carattere spiccatamente sudafricano, ancorando il racconto alla realtà di Johannesburg dopo l’apartheid.

Uno dei punti di forza del film, uscito nel 2023, sono le interpretazioni. Chweneyagae, attore navigato noto per il ruolo in Tsotsi, offre un ritratto sfaccettato di Shoes. La sua prova è misurata ma incisiva e restituisce il conflitto interiore di un poliziotto sotto copertura che comincia a mettere in discussione le proprie lealtà. S’dumo Mtshali ruba la scena nei panni di Chili Ncgobo, grazie a una presenza magnetica. La sua interpretazione di Chili, personaggio moralmente ambiguo, è avvincente e ne restituisce tutta la complessità: quella di un uomo diviso tra lealtà e istinto di autoconservazione.

Altrettanto convincente è il cast di supporto. Brenda Ngxoli, nel ruolo di Nandi Dlamini, arricchisce il racconto interpretando una donna invischiata nella rete della rapina. Noxolo Dlamini dà a Dimo un’energia feroce, mentre Bongile Mantsai si distingue nei panni dell’Uomo Iena, incarnando la spietatezza del sottobosco criminale di Johannesburg.

La regia di Marsh dà il meglio quando abbraccia l’energia cruda e senza filtri di Johannesburg. Le sequenze d’azione sono viscerali e ben coreografate, in particolare un inseguimento carico di tensione attraverso le vaste township della città. La fotografia del direttore della fotografia Roger Christian, noto per il suo lavoro in Star Wars, cattura le strade vivaci della città e i netti contrasti tra ricchezza e povertà. La colonna sonora, con brani come «Hyena Western», amplifica questa energia e fonde sonorità tradizionali sudafricane e ritmi moderni, creando un’atmosfera avvolgente.

La pellicola, però, inciampa nel ritmo e nella struttura narrativa. Il primo atto si trascina, appesantito da spiegazioni e premesse che agli spettatori più avvezzi ai thriller polizieschi risulteranno fin troppo familiari. Azione e comicità acquistano slancio a metà film, ma alcune svolte inattese sembrano forzate più che guadagnate sul campo. Anche i dialoghi, a tratti, scivolano nei cliché, indebolendo l’autenticità a cui il film aspira.

Il montaggio avrebbe potuto essere più serrato: alcune scene si dilungano senza far avanzare la trama o approfondire i personaggi. I 109 minuti di durata si fanno sentire in più punti, soprattutto nel secondo atto, quando il racconto si perde in sottotrame che non sempre trovano una ricompensa. Nonostante questi difetti, la visione di Johannesburg di Marsh emerge con forza e trasforma la città stessa in un personaggio della storia.

Dal punto di vista tematico, Jozi Gold esplora le complessità morali delle forze dell’ordine e il potere corruttore dell’autorità. Il conflitto interiore di Shoes riflette tensioni più ampie della società sudafricana, dove l’eredità dell’apartheid continua a plasmare il presente. La riflessione su questi temi è attenta, ma discontinua, e talvolta finisce in secondo piano rispetto a una trama trainata dall’azione.

Nel confronto con altri thriller polizieschi recenti, Jozi Gold regge il paragone, ma non apre nuove strade. Film come The Killer (2023) e Past Lives (2023) propongono una narrazione più sfumata e originale, mentre Maestro (2023) trova un equilibrio più efficace tra azione e sviluppo dei personaggi. I pregi di Jozi Gold restano però le interpretazioni e la rappresentazione autentica di Johannesburg.

Per chi ama i thriller polizieschi e cerca uno sguardo nuovo, iNumber Number: Jozi Gold offre un’esperienza divertente, anche se imperfetta. Le scene d’azione e le interpretazioni solide meritano la visione, ma i problemi di ritmo e i limiti della narrazione gli impediscono di raggiungere l’eccellenza. La regia di Marsh coglie l’essenza di Johannesburg e fa della città uno sfondo vibrante per questa storia di corruzione e coscienza.

In definitiva, Jozi Gold è un titolo solido nel panorama dei thriller polizieschi: convince per l’azione e le interpretazioni, ma non riesce a distinguersi per originalità narrativa.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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