Cinema

Five Nights at Freddy’s: gli animatronici inquietanti non salvano una sceneggiatura debole

Martin Cid
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Le luci intermittenti della pizzeria di Freddy Fazbear proiettano ombre lunghe sul volto smunto di Josh Hutcherson in Five Nights at Freddy’s (2023), l’adattamento di Emma Tammi per la saga di videogiochi di Scott Cawthon. Il film inizia con Mike (Hutcherson) che accetta un lavoro come guardia notturna nel ristorante abbandonato, solo per rendersi conto troppo tardi che gli animatronici non sono semplicemente rotti: sono letali. La regia di Tammi si affida pesantemente all’atmosfera inquietante del materiale originale, ma il risultato è un mix sbilanciato tra nostalgia e horror.

La maestria di Tammi emerge nella progettazione della produzione, dove la pizzeria fatiscente sembra quasi un personaggio a sé stante. Gli animatronici—Freddy, Bonnie, Chica e Foxy—sono resi con dettagli inquietanti, i loro movimenti scoordinati e i sorrisi distorti evocano quella zona di perturbazione che avrebbe fatto onore a Masahiro Mori. Anche il design del suono è altrettanto efficace, sfruttando silenzi improvvisi e repentini aumenti di volume per amplificare la tensione. Un momento memorabile arriva quando Mike sente per la prima volta gli animatronici muoversi attraverso le condotte: lo stridore metallico delle loro membra contro i tubi fa accapponare la pelle.

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La struttura del film aderisce strettamente al loop di gameplay dei videogiochi originali: sopravvivere alla notte gestendo risorse limitate e evitando gli animatronici. Questo approccio meccanico funziona bene sullo schermo, creando un senso di claustrofobia e pericolo imminente. Tuttavia, l’eccessiva dipendenza da Tammi da colpi di scena e ritmo lento rallenta la narrazione. Il film fatica a bilanciare i riferimenti per i fan con una storia originale, ricadendo spesso in battute già viste nei giochi piuttosto che esplorare nuovi territori.

Le interpretazioni sono un mix di risultati. Hutcherson porta il peso del film con un’intensità contenuta, ma il suo Mike manca del carisma necessario per far tifare il pubblico per lui. La sua performance è più reattiva che proattiva, adatta al genere survival horror ma priva di profondità. Piper Rubio nel ruolo di Abby porta l’energia necessaria, anche se il personaggio risulta sottosviluppato. Il background e le motivazioni di Abby sono accennati troppo superficialmente, lasciando la sua trama incompleta.

Elizabeth Lail nel ruolo di Vanessa è discreta ma dimenticabile. La sua parte come sorella di Mike è poco sviluppata, riducendola a un personaggio secondario senza reale influenza sulla trama. Kat Conner Sterling nel ruolo di Max se la cava leggermente meglio, offrendo momenti di leggerezza e connessione emotiva, ma anche la sua performance risente del ritmo affrettato del film.

Matthew Lillard nella doppia parte di Steve Raglan e William Afton è un punto forte. Lillard porta una inquietante intensità a entrambi i ruoli, in particolare nella sua interpretazione di William Afton, la figura sinistra che si aggira nell’ombra. Le sue scene sono tra le più coinvolgenti del film, offrendo uno sguardo sui temi più oscuri della storia.

L’originalità del film ne risente a causa dell’eccessiva fedeltà al materiale di partenza. Mentre i fan dei giochi apprezzeranno i riferimenti e le citazioni, gli spettatori occasionali potrebbero trovare la trama prevedibile e il ritmo noioso. Il terzo atto tenta di introdurre un po’ di profondità filosofica, esplorando temi come colpa e redenzione, ma queste idee arrivano troppo tardi per avere un impatto significativo.

Temi di trauma e del passato che perseguitano il presente sono intrecciati in tutto il film, riflettendo l’attenzione dei videogiochi su crimini irrisolti e segreti nascosti. Tuttavia, questi temi vengono spesso oscurati dalla dipendenza del film da colpi di scena e suspense. Il cuore emotivo della storia—la lotta di Mike per affrontare il suo passato e la storia oscura della pizzeria di Freddy Fazbear—si perde nella confusione.

I confronti con altri film horror come The Conjuring o Hereditary sono inevitabili, ma Five Nights at Freddy’s (2023) rimane indietro in termini di coesione narrativa e sviluppo dei personaggi. Gli manca la profondità e la risonanza emotiva di quei film, affidandosi invece al seguito cult della saga originale per sostenersi.

A chi è rivolto questo film? I fan accaniti della serie di videogiochi troveranno molto da apprezzare, dalla fedele ricostruzione degli animatronici ai riferimenti alla lore dei giochi. Tuttavia, gli amanti del genere horror occasionale potrebbero trovare il ritmo e la trama del film insufficienti. Il film non offre abbastanza prospettive fresche per reggersi in piedi da solo, rendendolo un’offerta di nicchia piuttosto che un successo horror mainstream.

In conclusione, Five Nights at Freddy’s (2023) è un entry discreto, se non memorabile, nel genere horror. Eccelle nell’atmosfera e nella progettazione della produzione, ma inciampa nella narrazione e nello sviluppo dei personaggi.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Piper Rubio — Abby
  • Grant Feely — Ghost Kid (Ragazzo Biondo)

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