Cinema

Ajay Devgn manipola la realtà un’ultima volta in Drishyam: The Conclusion

Molly Se-kyung
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Un uomo osserva la sua famiglia precipitare nella catastrofe, e poi si mette al lavoro. Non per nascondere le prove, ma per costruire la versione degli eventi che tutti gli altri ricorderanno al loro posto. Quel meccanismo è al centro dei film di Drishyam, e Drishyam: The Conclusion lo mette in moto per un terzo e ultimo giro. Vijay Salgaonkar non è mai stato un eroe d’azione. È un montatore autodidatta della realtà, un uomo di provincia che batte la polizia controllando ciò che le è permesso vedere.

Il termine drishyam significa il visibile, ciò che si vede. La saga ha sempre vissuto nel divario tra ciò che è accaduto e ciò che può essere provato. Nel nuovo film il passato sepolto riaffiora: emergono nuove prove, un caso chiuso viene riaperto, e un sistema che non ha mai avuto la sua risposta torna a cercarla. Vijay deve costruire la storia un’altra volta, più pulita e sotto un esame più severo. La premessa è una sfida lanciata al pubblico tanto quanto agli investigatori. Può lo stesso trucco funzionare davvero una terza volta?

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Ajay Devgn torna nei panni di Vijay, e il casting è l’argomento che il film sta sostenendo. Devgn lo interpreta con una recitazione sommessa e inquietantemente immobile, un uomo il cui potere sta nel non sembrare mai intento a fare nulla. Tabu rientra nei panni di Meera Deshmukh, l’ufficiale la cui ferita personale ha alimentato gli scontri precedenti e mantiene visibile sullo schermo il costo morale. L’aggiunta più tagliente è Jaideep Ahlawat nei panni di SP Rajveer Singh Tomar, un nuovo investigatore costruito per essere all’altezza di Vijay. Ahlawat è specializzato in una minaccia paziente e vigile, e metterlo di fronte a un personaggio che vince facendosi sottovalutare prepara il confronto verso cui la serie si è sempre diretta.

Abhishek Pathak dirige ancora, dopo aver guidato il precedente capitolo hindi, e co-sceneggia con Aamil Keeyan Khan e Parveez Shaikh. La serie hindi è essa stessa una discendenza di remake, adattata dall’originale malayalam che Mohanlal ha trasformato in un fenomeno. Il compito di Pathak è il più difficile per un sequel: quello in cui il pubblico conosce già il trucco e deve comunque essere ingannato. Il suo lavoro sulla saga ha privilegiato la procedura rispetto allo spettacolo, confidando nella suspense domestica che ha fatto sì che i primi film conquistassero spettatori ben oltre il pubblico dei thriller.

Poche saghe indiane portano con sé un’aspettativa simile. I film di Drishyam hanno trasformato un comune operatore via cavo e la sua famiglia in una fissazione nazionale, hanno generato remake in diverse lingue indiane, e ogni capitolo è diventato un enigma pubblico che il pubblico ha sezionato fotogramma per fotogramma alla ricerca delle cuciture. Il passaparola, non una spinta di marketing, ha portato avanti i film precedenti per settimane. “The Conclusion” è una promessa più pesante di un semplice sequel. Si impegna a concludere una storia che i film precedenti avevano volutamente lasciato aperta, e arriva in uno slot festivo di grande richiamo dove l’esame del botteghino sarà intenso quanto la trama stessa.

La scelta artigianale che definisce Drishyam è la sottrazione. Questi film funzionano per ciò che si rifiutano di mostrare. Il taglio che salta l’ora cruciale. L’inquadratura di reazione tenuta un battito troppo a lungo. La linea temporale che lo spettatore assembla in modo sbagliato, di proposito. Un finale deve onorare quella disciplina mentre ripaga due film di sospetti accumulati. La domanda interessante non è mai stata se Vijay scapperà. È ciò che il film è ancora disposto a sottrarci ora che conosciamo il suo metodo.

Il rischio è reale. Un motore narrativo che si basa su un’unica rivelazione diventa sempre più difficile da ricaricare ogni volta, e il secondo film ha già faticato a superare il primo. Un terzo deve superarli entrambi senza ripetere lo schema. L’intero fascino della saga è stata l’ambiguità, la sensazione che il caso potesse sempre riaprirsi. Una conclusione netta e definitiva è l’unica cosa che questi film non hanno mai realmente tentato. Se Pathak riuscirà a offrire una vera risoluzione, e non un altro cliffhanger camuffato da finale, è ciò che nessun trailer può promettere.

Jaideep Ahlawat in Drishyam: The Conclusion, 2026
Jaideep Ahlawat in Drishyam: The Conclusion (2026)

Accanto a Devgn, Tabu e Ahlawat, il cast include Shriya Saran nei panni di Nandini, la moglie di Vijay, con Rajat Kapoor, Prakash Raj, Ishita Dutta e Mrunal Jadhav nei ruoli di supporto. Producono Panorama Studios e Star Studio 18, con Sudhir K. Chaudhary alla fotografia e Amar Mohile alla colonna sonora, mentre le canzoni sono firmate da Ravi Basrur, Rochak Kohli e Karma. Le riprese si sono svolte tra Mumbai e Goa, l’ambientazione costiera che ha sempre dato alla serie il suo sfondo ingannevolmente ordinario. Il primo singolo è uscito all’inizio di questo mese.

Drishyam: The Conclusion arriva nei cinema indiani il 2 ottobre 2026, in concomitanza con la festività del Gandhi Jayanti. Viene presentato come una storia originale piuttosto che un remake del terzo capitolo malayalam in arrivo in parallelo, quindi due serie nate dallo stesso seme raggiungeranno le loro conclusioni su binari separati. Per una saga incentrata su un uomo che decide ciò che tutti gli altri possono vedere, finire alle proprie condizioni sarebbe l’ultimo trucco appropriato.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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