Cinema

Sikandar Ka Muqaddar: un thriller che perde colpi a metà strada

Martha O'Hara
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La prima inquadratura di Sikandar Ka Muqaddar è un primo piano teso e sudato di Avinash Tiwary nei panni di Sikandar, i suoi occhi che guizzano in una stanza poco illuminata, il peso del mondo che gli grava addosso. È un inizio avvincente per l’ultimo thriller di Neeraj Pandey, che promette un gioco al gatto e topo tra un poliziotto e il suo sospettato. Purtroppo, quella promessa svanisce più in fretta del dovuto.

Pandey, noto per i suoi drammatici crime come A Wednesday!, costruisce una premessa con un potenziale reale: una rapina di diamanti rimasta irrisolta, un poliziotto implacabile (Jaswinder di Jimmy Shergill) la cui ricerca della giustizia sfocia nell’ossessione, e un uomo (Sikandar) finito nel mirino. Il primo atto del film vibra di tensione, grazie alla presenza imponente di Shergill e all’intensità silenziosa di Tiwary. Jaswinder di Shergill è un poliziotto duro che segue il suo istinto anche quando le prove non lo supportano, una scelta che avrebbe potuto ancorare il film in un’ambiguità morale. Le prime scene delle indagini, la stanza degli interrogatori claustrofobica e il modo in cui Pandey incornicia Shergill torreggiante su Tiwary: questi momenti scintillano di energia.

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Ma dove Sikandar Ka Muqaddar inciampa è nel ritmo. L’atto centrale del film si trascina mentre Jaswinder sistematicamente distrugge la vita di Sikandar, una sequenza che sembra ripetitiva piuttosto che implacabile. Pandey indugia troppo a lungo sulle sofferenze di Sikandar – lavori persi, case distrutte, pestaggi – senza approfondire le emozioni o la complessità morale. La performance di Shergill, seppur solida, manca della sfumatura per rendere l’ossessione di Jaswinder davvero inquietante. Tiwary, d’altra parte, porta il peso del nucleo emotivo del film con convinzione, ma neanche la sua forte interpretazione può elevare i difetti strutturali dello script.

La seconda metà del film tenta un arco di redenzione per entrambi gli uomini, ma arriva troppo tardi e sembra affrettata. La rivelazione del vero mandante della rapina – svelata attraverso il racconto di Sikandar in una località remota sotto la minaccia dell’arma di Jaswinder – manca dell’impatto drammatico che dovrebbe avere. Pandey taglia gli angoli nella narrazione, affidandosi all’esposizione piuttosto che alla narrazione visiva per chiudere i fili narrativi. Il confronto finale tra Jaswinder e Sikandar è minato dai problemi di ritmo del film; quando finalmente si affrontano, il risvolto emotivo sembra vuoto.

Dove Sikandar Ka Muqaddar brilla è nelle performance dei personaggi secondari. Divya Dutta nel ruolo di Kaushalya Singh, la madre di Sikandar, offre una interpretazione radicata nel dolore e nella rassegnazione. Tamannaah Bhatia, nei panni di Kamini, porta calore e resilienza al suo personaggio, anche se il suo arco narrativo viene accantonato nell’ultimo atto del film. La cinematografia, in particolare nelle scene iniziali della rapina, è tagliente e atmosferica, con inquadrature strette che amplificano la tensione.

L’esplorazione del film sull’ossessione e le sue conseguenze è tematicamente ricca ma eseguita in modo disomogeneo. La discesa di Jaswinder nell’alcolismo e nella disperazione riflette la lotta di Sikandar per ricostruire la sua vita, creando una narrazione parallela che avrebbe potuto essere avvincente. Tuttavia, il film fatica a bilanciare questi due archi narrativi, spesso privilegiando l’azione allo sviluppo dei personaggi. I temi della giustizia contro la vendetta sono intriganti ma sottosviluppati, lasciando il pubblico con più domande che risposte.

In confronto, Sikandar Ka Muqaddar non raggiunge i livelli dei precedenti lavori di Pandey. Film come A Wednesday! e MS Dhoni: The Untold Story hanno beneficiato di una narrazione più serrata e archi narrativi più forti. Sebbene Sikandar Ka Muqaddar abbia momenti di brillantezza, gli manca la coesione e la profondità emotiva che hanno reso quei film memorabili.

Il film è probabilmente destinato a piacere ai fan dei thriller criminali che apprezzano narrazioni complesse e personaggi moralmente ambigui. Tuttavia, i spettatori occasionali potrebbero trovare i problemi di ritmo e struttura scoraggianti. Le performance di Shergill, Tiwary e Dutta sono abbastanza solide da portare il film attraverso i suoi momenti più deboli, ma non bastano a elevarlo al livello delle opere migliori di Pandey.

In conclusione, Sikandar Ka Muqaddar è un film che parte forte ma poi perde la strada. La regia di Pandey è competente, ma le debolezze strutturali della sceneggiatura lo trattengono dal diventare il thriller avvincente che aspira a essere.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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