Arte

I pittori Vanessa Bell e Duncan Grant portano il loro studio di Charleston alla Tate Britain

La prima grande mostra della Tate sulla coppia di Bloomsbury tratta come opera cinquant'anni di sodalizio e la stanza che condividevano
Lisbeth Thalberg
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Prima di essere un corpus di dipinti, il sodalizio tra Vanessa Bell e Duncan Grant è stato una stanza: lo studio di Charleston, la casa colonica del Sussex in cui i due pittori lavoravano fianco a fianco, con le superfici dipinte da chi le usava. Quella stanza ora arriva a Londra. La Tate Britain smonta lo studio dalla casa e lo rimonta all’interno del museo, la prima volta che lascia Charleston, e vi costruisce intorno la prima grande mostra che racconta Bell e Grant come un’unica storia artistica anziché come due nomi nell’elenco del gruppo di Bloomsbury.

La scelta del fulcro è già una tesi. Bloomsbury viene di solito raccontato attraverso i suoi scrittori, con Bell nel ruolo di sorella di Virginia Woolf e Grant come comparsa nelle memorie altrui. Vanessa Bell & Duncan Grant: Inside Bloomsbury mette invece in primo piano la pittura, le ceramiche e le sedie, segue la coppia lungo cinque decenni di lavoro condiviso e mostra con quanta determinazione si rifiutassero di separare una tela dal piano di un tavolo.

Con oltre 300 opere, il percorso parte da prima che i due diventassero intimi: Bell si formò con John Singer Sargent (Iceland Poppies, 1908-1909 circa), Grant copiava gli antichi maestri a Parigi (After Chardin, 1906 circa). La svolta arrivò nel 1909, quando Bell scrisse a Grant per invitarlo a prendere il tè e gli propose di lasciar perdere i cognomi. Un anno dopo la mostra di Roger Fry Manet and the Post-Impressionists approdò a Londra, ed entrambi ne spinsero le lezioni più in là di quasi chiunque altro in Gran Bretagna: Studland Beach (1912 circa) di Bell appiattisce le figure in blocchi di colore, Group at Asheham (1913) di Grant trasforma gli amici in ritmo. Due tele del 1914 sullo stesso motivo, Still Life on Corner of a Mantelpiece di Bell e The Mantelpiece di Grant, permettono di leggere il linguaggio comune pennellata dopo pennellata.

Charleston farmhouse in East Sussex seen across its walled garden in spring
Charleston, East Sussex · Paul Farmer / geograph.org.uk, CC BY-SA 2.0

Gli Omega Workshops, fondati nel 1913 con i due come direttori, portarono quel linguaggio su ceramiche, ventagli, basi di lampade, sedie e armadi. La mostra lo segue fino alle commissioni: le copertine di Bell per i libri della sorella, i murali di Grant sugli svaghi estivi e il servizio da tavola realizzato a quattro mani, Famous Women Dinner Service (1932-1934), cinquanta piatti Wedgwood dipinti a mano che vanno da Jane Austen a Cleopatra.

La Tate non ripulisce la vita dietro l’opera. Bell e Grant condivisero una casa per oltre mezzo secolo e una figlia, Angelica; Bell visse un matrimonio aperto con il critico Clive Bell, e le relazioni di Grant furono per lo più con uomini. Sono inclusi nudi maschili erotici di Grant, rimasti a lungo nascosti e visti di rado.

Dopo la Prima guerra mondiale entrambi tornarono al naturalismo, dipingendo la Senna e il sud della Francia, l’Italia e la Spagna, e negli anni Venti Charleston era ormai diventata la loro casa stabile e anticonvenzionale. Interior with the Artist’s Daughter (1935-1936 circa) di Bell e The Hammock (1921-1923) di Grant appartengono a quella quiete. Lo studio che condivisero fino al 1939 viaggia verso Londra mentre la casa colonica è sottoposta a lavori di conservazione.

Vanessa Bell & Duncan Grant: Inside Bloomsbury sarà visitabile dal 12 novembre 2026 all’11 aprile 2027 nelle Linbury Galleries della Tate Britain, a Millbank (ingresso gratuito per i Tate Members). A cura di Thomas Kennedy ed Eliza Spindel e organizzata con Charleston, è sostenuta dallo stilista Kim Jones, vicepresidente del Charleston Trust.

Quello che arriva a Millbank è meno una retrospettiva che una tesi: che la cosa più radicale creata da Bell e Grant sia stato il modo in cui vivevano e lavoravano nella stessa stanza.

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