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Under Pressure: uno sguardo crudo sulla scomoda verità della sconfitta

Alice Lange
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Lo schermo sfuma nel nero e il boato della folla lascia spazio a un silenzio attonito. Alex Morgan è seduta da sola in panchina, il casco tra le mani, il volto indecifrabile. È così che comincia Under Pressure: The U.S. Women’s World Cup Team: non con una vittoria, non con un trionfo, ma con una sconfitta. La creatrice Rebecca Gitlitz compie una scelta coraggiosa, rifiutando la struttura convenzionale del documentario sportivo, che esige catarsi e riscatto degli sfavoriti. Al suo posto offre qualcosa di più raro: uno sguardo senza sconti sul fallimento.

La docuserie in quattro episodi di Gitlitz segue la nazionale femminile statunitense nel suo percorso ai Mondiali FIFA del 2023, offrendo un accesso senza precedenti ai meccanismi interni di una delle squadre più celebri della storia del calcio. La serie debutta su Netflix, proseguendo il racconto dei successi e delle difficoltà vissuti in precedenza dalla squadra. Ciò che distingue Under Pressure è la disponibilità a soffermarsi sul disagio della sconfitta, anziché affrettarsi verso il riscatto.

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La cura nella realizzazione è meticolosa. Gitlitz e la sua squadra catturano momenti intimi, quasi voyeuristici nella loro crudezza: la voce di un allenatore che si incrina mentre supplica le giocatrici, il volto rigato di lacrime di una stella dell’attacco dopo un rigore sbagliato. Il sound design amplifica la tensione: l’eco di uno stadio vuoto dopo una sconfitta straziante, i sussurri sommessi nello spogliatoio prima di una partita decisiva. Sono scelte che creano un’esperienza immersiva, capace di andare oltre i canoni tradizionali del documentario sportivo.

L’originalità della serie sta nel suo rifiuto di adeguarsi alle aspettative. Mentre la maggior parte dei documentari sugli atleti d’élite si concentra sulle loro doti fisiche o sul genio tattico, Under Pressure punta l’obiettivo sul peso psicologico della competizione. Lo si vede, per esempio, nell’intervista a fine partita di Lindsey Horan, quando la voce le trema mentre ammette: «Non ci siamo date una possibilità». La macchina da presa indugia su questi momenti senza filtri più a lungo di quanto detti il buon senso, costringendo chi guarda a confrontarsi con la cruda realtà del fallimento.

Le prove offerte dalle protagoniste sono disomogenee. Le reazioni spontanee delle giocatrici, che festeggino un gol o si consolino a vicenda dopo una sconfitta, hanno più forza di qualsiasi monologo scritto. L’addio emozionante di Carli Lloyd viene trattato solo di sfuggita, sprecando l’occasione di approfondire il peso psicologico del ritiro in un momento segnato dalla sconfitta. L’assenza di Megan Rapinoe si fa sentire eccome e lascia intuire tensioni irrisolte all’interno della squadra, sulle quali la serie si limita appena ad affacciarsi.

La docuserie inciampa nel ritmo e nella struttura. Gitlitz riempie ogni episodio di immagini di partite a ripetizione e di montaggi di allenamenti che si somigliano, creando bruschi strappi narrativi. La presenza di giovani promesse come Alyssa Thompson e di veterane come Abby Wambach offre scorci di un interessante conflitto generazionale, ma questi fili non vengono mai sviluppati fino in fondo. La serie fatica inoltre a tenere in equilibrio il percorso collettivo della squadra e le vicende individuali, con il risultato che alcuni passaggi sembrano slegati tra loro.

Sul piano tematico, Under Pressure esplora il punto d’incontro tra identità, pressione e aspettative del pubblico. Racconta come le giocatrici affrontino il proprio ruolo di atlete e, al tempo stesso, di icone culturali: un tema particolarmente rilevante considerando la storia della squadra, da sempre impegnata a promuovere la parità di genere nello sport. Eppure, questi temi più profondi sono spesso messi in ombra dall’attenzione incessante della serie per il torneo.

Dal punto di vista del genere, Under Pressure occupa uno spazio singolare, a metà tra il documentario sportivo tradizionale e il reality. Condivide con quest’ultimo l’approccio senza copione e lo sguardo dietro le quinte, ma non possiede la tensione drammatica che di solito sostiene i reality costruiti attorno a una narrazione. Per questo la serie può risultare più interessante per gli appassionati sfegatati di calcio e per chi ama i documentari che per il pubblico occasionale in cerca di intrattenimento.

In definitiva, Under Pressure riesce a proporsi come un contrappunto severo al mito del dominio statunitense nel calcio. È un documentario che non ha paura di mostrare le sue protagoniste mentre inciampano, e proprio per questo si discosta con freschezza dalle consuete narrazioni sportive. La serie colpisce soprattutto nel ritrarre la vulnerabilità delle giocatrici, una qualità raramente mostrata dai media sportivi mainstream.

La regia di Gitlitz è al tempo stesso il punto di forza maggiore della serie e il suo tallone d’Achille. La sua capacità di catturare momenti crudi e senza filtri non ha pari, ma l’uso ripetitivo delle immagini di partita e la mancanza di coesione narrativa ne riducono l’impatto complessivo. La docuserie avrebbe giovato di un approccio più selettivo, concentrato sui momenti chiave in grado di raccontare il percorso della squadra, invece di cercare di coprire ogni aspetto della sua campagna.

Le prestazioni delle giocatrici testimoniano l’autenticità della serie. Le loro reazioni spontanee e la vulnerabilità emotiva rendono la visione coinvolgente, anche se alcuni fili narrativi restano inesplorati. L’assenza di Megan Rapinoe, in particolare, è evidente e solleva interrogativi sulle dinamiche interne alla squadra, che la serie sfiora soltanto per un momento.

Nel confronto con altri documentari sportivi come The Last Dance, Under Pressure si distingue. Se spesso queste serie si concentrano su singoli eroi o su momenti storici, la docuserie di Gitlitz offre uno sguardo più sfumato e introspettivo sull’esperienza collettiva della competizione. È un’aggiunta preziosa al genere dei documentari sportivi, anche se ritmo e struttura lasciano qualcosa a desiderare.

Quanto al pubblico, è probabile che Under Pressure trovi soprattutto riscontro tra gli appassionati sfegatati di calcio e gli amanti dei documentari. Gli spettatori occasionali potrebbero essere meno coinvolti dalla mancanza di tensione drammatica e dalla ripetitività delle immagini di partita.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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