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Our Sticky Love: una storia d’amore cruda e ruvida, con una svolta sull’amnesia

Camille Lefèvre
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Quando Go Eun-sae (Ahn Ha-young) entra barcollando nella palestra di boxe di Jang Tae-ha (Jung Hae-in) in Our Sticky Love, con i capelli appiccicati al viso per la pioggia, non si limita a varcare la soglia di un nuovo luogo: entra in una vita che non è la sua. È l’innesco della serie: una procuratrice senza memoria che cerca di passare inosservata e un ex membro di una gang, diventato allenatore di boxe, che si presenta come il suo fidanzato, spinto da un misto di desiderio di proteggerla e nostalgia. Creata da Kim Jang-han e Mo Ji-hye, questa serie originale Netflix prende il logoro espediente narrativo dell’amnesia e prova a collocarlo in un contesto nuovo: disordinato, complicato e, sì, appiccicoso.

Our Sticky Love sa a chi si rivolge. Si apre con una premessa da commedia romantica — una donna che ha perso la memoria, un interesse amoroso pronto a proteggerla — ma non si ferma lì. La serie introduce fin da subito gli elementi del thriller criminale, mettendo in scena un’organizzazione guidata da Baek Sang-gil, interpretato da Heo Sung-tae: Eun-sae ha qualcosa da cui nascondersi e Tae-ha qualcuno da cui proteggerla. Non è solo una storia d’amore: parla di sopravvivenza, identità e dei modi silenziosi in cui le persone restano unite mentre il mondo cerca di separarle.

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Jung Hae-in offre nei panni di Tae-ha una delle interpretazioni più sfaccettate della sua carriera. La fisicità della sua recitazione fa sì che ogni gesto — dal pugno tirato sul ring alla mano di Eun-sae che stringe con esitazione — sembri ponderato. L’attore dà corpo al peso del passato del personaggio senza mai ridurlo alla caricatura dell’ex membro di una gang tormentato. La scena in cui insegna a Eun-sae a boxare è particolarmente riuscita: non solo mostra Tae-ha nel suo elemento, ma rivela anche il suo modo di prendersi cura degli altri, con i fatti e non con le parole.

Per Ahn Ha-young, invece, la sfida è più ardua. Interpretare una donna che ha perso la memoria significa destreggiarsi tra una gamma di emozioni — confusione, paura, curiosità — e lei lo fa con sfumature convincenti. Ci sono però momenti in cui la sceneggiatura le chiede troppo, imponendole reazioni che sembrano più cliché che autentici passaggi del personaggio. Quando Eun-sae si trova davanti alle prove della sua vita passata da procuratrice, per esempio, la performance di Ha-young vacilla leggermente sotto il peso di battute poco naturali.

Quando può, il cast di supporto dà spessore al materiale. Kim Yeong-ok, nel ruolo di Go Yeon-hong, la nonna di Tae-ha, porta calore e saggezza in ogni scena. Gli sguardi quieti e consapevoli che rivolge a Eun-sae e Tae-ha raccontano il loro rapporto meglio di qualsiasi monologo esplicativo. Anche Jeon Bae-soo e Seo Jeong-yeon arricchiscono l’ambientazione di provincia, trasformando Taffy Village in un personaggio a sé: un luogo dove è difficile tenere i segreti, ma più facile condividerli.

La regia di Kim Jang-han è solida, anche se non memorabile. Il regista sa come costruire una scena per ottenere un impatto emotivo — come quando Eun-sae e Tae-ha siedono sul tetto della palestra di lui a guardare le stelle — ma non osa molto sul piano visivo. La serie si affida soprattutto ai dialoghi e alle interpretazioni per sostenere i temi che affronta. Dà il meglio di sé nel ritmo delle scene più tranquille. Nella prima metà, la serie alterna le gag legate all’amnesia, l’umorismo di provincia e il dramma criminale, con risultati discontinui. Alcuni episodi sembrano tirati per le lunghe e puntano troppo sulla comicità slapstick o sui ripetuti equivoci tra Eun-sae e Tae-ha.

La svolta verso il crime di stampo noir è brusca, anche se offre un gradito cambio di ritmo rispetto agli elementi da commedia romantica. La serie non si impegna fino in fondo in nessuno dei due generi, ed è questo il suo limite più evidente. Quando punta sul romanticismo, il risultato è discontinuo; quando si addentra nel crimine, mancano la tensione e la posta in gioco di un vero thriller.

Dal punto di vista tematico, Our Sticky Love prova a raccontare l’amore come gesto di sacrificio e protezione. La decisione di Tae-ha di mentire sulla loro relazione non è dettata dal proprio tornaconto: vuole mettere al sicuro Eun-sae, anche se lei non si ricorda di lui. La serie esplora la possibilità che l’amore esista anche al di fuori della memoria e che possa essere una scelta, anziché un semplice sentimento. È la sua idea più interessante, quella che dà alla storia una profondità che va oltre le gag sull’amnesia.

Gli appassionati di K-drama che amano un mix di romanticismo e commedia con una spruzzata di crimine probabilmente apprezzeranno Our Sticky Love. Non è una serie rivoluzionaria, ma è divertente, ben interpretata e a tratti toccante. Chi cerca qualcosa di più originale o di più incisivo sul piano visivo potrebbe invece restare deluso.

In definitiva, Our Sticky Love è una commedia romantica deliziosa, anche se discontinua, con momenti di autentico calore e umorismo. La prova di Jung Hae-in spicca su tutte e trascina la serie anche nei passaggi meno riusciti. La regia è competente ma non memorabile, mentre i cambi di genere risultano a volte bruschi.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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