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Il Raspberry Pi 5 da 16 GB ora costa 385 dollari, oltre il triplo del lancio

Adrian Kessler
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La versione più potente del Raspberry Pi 5 è diventata di nuovo più cara: il modello con più memoria costa ormai oltre tre volte il prezzo di lancio. L’azienda che produce la scheda ha applicato un ulteriore rincaro, dopo quelli già decisi in precedenza, ma chi acquista si ritrova comunque con una scheda elettronica nuda, senza custodia, alimentatore o memoria di archiviazione nella confezione.

A risentirne per primi sono gli utenti che hanno scelto il modello di punta per attività impegnative, come eseguire localmente modelli di IA, gestire server domestici o usare un desktop Linux completo. Ma il rincaro riguarda anche le scuole e i maker che hanno adottato questa piattaforma. Il consiglio del produttore è diretto: controllare di non pagare per una quantità di memoria che non serve, perché le versioni più economiche montano lo stesso processore e la maggior parte dei progetti scolastici e amatoriali non si avvicina nemmeno a saturare il modello più capiente.

La scheda da 16 GB costa ora 385 dollari, dopo un aumento di 80 dollari, contro i 120 dollari del lancio. L’azienda attribuisce il rincaro a un singolo componente: sostiene di non aver trovato fornitori alternativi per i chip DRAM da 16 GB e spiega che la carenza di altri componenti aggrava il problema. I prezzi delle memorie sono saliti rapidamente, mentre i produttori di chip danno priorità al mercato dei data center per l’IA: una carenza di RAM alimentata dall’intelligenza artificiale che PCWorld e altre testate hanno seguito a ogni aumento del prezzo della scheda.

Non tutti i prodotti da 16 GB hanno subito lo stesso rincaro. Il Compute Module 5, la versione che le aziende integrano nei dispositivi industriali e commerciali, aumenta di 40 dollari nelle varianti da 16 GB. Il Raspberry Pi 500+, un computer desktop integrato in una tastiera meccanica e dotato anch’esso di 16 GB di RAM, mantiene invece il prezzo attuale.

La promessa legata all’aumento merita di essere valutata con attenzione. L’azienda definisce la situazione «difficile ma, in definitiva, temporanea» e afferma che ridurrà i prezzi quando il costo delle memorie scenderà. Lo aveva già detto in passato, ma il prezzo della scheda da 16 GB finora si è mosso soltanto in una direzione. Non sono stati indicati né una data né una soglia di prezzo che farebbero scattare un’inversione, e l’azienda non controlla i contratti per la fornitura di memorie da cui dipenderebbe una decisione del genere.

Per chi compra c’è anche un secondo rischio. Il produttore avverte che alcuni venditori sfruttano la carenza per applicare prezzi gonfiati o proporre prodotti che «non sono quello che sembrano» e invita i clienti a rivolgersi alla propria rete di Approved Resellers, tenuti a rispettare i prezzi massimi ufficiali. La rete comprende oltre cento rivenditori in tutti i continenti tranne l’Antartide, e diversi effettuano spedizioni in tutto il mondo.

Il nuovo prezzo è stato annunciato in dollari statunitensi. I prezzi in euro, sterline, yen, rupie e altre valute sono stabiliti tramite i rivenditori, quindi il costo finale in ciascun mercato dipende dalle imposte locali e dai tassi di cambio. L’annuncio non includeva un listino prezzi per le singole aree geografiche.

L’aumento è entrato in vigore il 2 novembre, il giorno stesso dell’annuncio. Il modello da 16 GB era stato messo in vendita per la prima volta il 9 gennaio 2025 e un rincaro di 100 dollari, applicato nell’aprile 2026, aveva già portato il prezzo a 305 dollari. Il 1° ottobre l’azienda aveva inoltre aumentato a 77,50 dollari il prezzo del Raspberry Pi 5 da 2 GB e a 67,50 dollari quello del Raspberry Pi 4 da 2 GB, lasciando invariati i modelli da 1 GB di entrambe le schede.

Il primo Raspberry Pi fu venduto a 35 dollari nel 2012. Il suo discendente più potente costa oggi undici volte tanto e il miglior consiglio che l’azienda dà ai clienti è di comprarne una versione meno costosa.

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