Cybersicurezza

Apple renderà più difficile dare a un agente IA l’accesso completo al Mac

Adrian Kessler
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Apple sta per chiudere una facile porta d’accesso a tutto ciò che è archiviato su un Mac. Full Disk Access, il permesso di macOS che consente a una singola app di leggere in un colpo solo file, email, messaggi e cronologia di navigazione, richiederà presto quella che Apple definisce un’azione dell’utente molto esplicita prima di poter essere attivato. La motivazione indicata dall’azienda è nuova: gli agenti AI.

La questione riguarda chi ha installato, o sta pensando di installare, un assistente desktop che promette di svuotare la casella di posta o rispondere a domande sulla propria vita. Questi strumenti funzionano al meglio quando possono vedere tutto, e diversi chiedono proprio questo permesso durante la configurazione. L’avvertimento di Apple è chiaro: un agente in possesso di questa chiave può accedere a molto più di quanto serva per il compito da svolgere, comprese le parole private di chi vi scrive.

In una nota agli sviluppatori, Apple ha spiegato che Full Disk Access aggira in larga misura i controlli sulla privacy normalmente adottati da macOS e che è stato concepito perché le app di backup possano copiare un intero disco. Secondo l’azienda, alcuni sviluppatori lo usano oggi in modi che espongono ogni dato presente sul sistema dell’utente senza che questi ne sia pienamente consapevole e comprenda le implicazioni. Apple ha aggiunto che, nel caso delle app di comunicazione, questo può compromettere anche la privacy delle persone con cui gli utenti parlano, e che il rischio crescerà considerevolmente man mano che gli agenti diventeranno più capaci e autonomi.

La nota è arrivata pochi giorni dopo una disputa pubblica su Muse di Meta. Jason Aten, editorialista di Inc., ha raccontato che l’agente Muse sul suo Mac mini ha fatto emergere dettagli dalla sua cronologia privata di Messaggi, compresa una nota del suo editor, nonostante, a suo dire, Full Disk Access fosse disattivato. Meta contesta questa ricostruzione. Il dirigente David Singleton ha affermato che tre diversi livelli di autorizzazioni, tra app e sistema, separano Muse dai messaggi degli utenti e che le protezioni di macOS non possono essere aggirate, neppure in presenza di un bug nell’app. La nota di Apple non cita alcuna app.

Muse non è l’unico agente a chiedere le chiavi d’accesso. Engadget cita OpenClaw e Dots di OpenAI tra i client desktop che incoraggiano gli utenti a concedere lo stesso permesso, mentre TechCrunch ha richiamato un articolo separato di Wired su una falla nell’app Mac di ChatGPT che avrebbe potuto esporre dati sensibili. Alcune persone si sono spinte oltre, acquistando un secondo Mac mini appositamente per far funzionare un agente e tenerlo lontano dal computer che custodisce la loro vita quotidiana.

L’annuncio lascia aperte le questioni più spinose. Apple non ha indicato una versione di macOS, una data né descritto i nuovi controlli: per ora non è quindi possibile sapere se per «esplicito» si intenda una schermata di conferma aggiuntiva, una richiesta di password o il passaggio da Impostazioni di Sistema, accompagnato da un avviso. Ma gli ostacoli possono avere effetti in entrambe le direzioni. I software di backup, gli antivirus e gli strumenti per cercare file si affidano allo stesso permesso per ragioni legittime, e un blocco abbastanza severo da rallentare un agente avventato finirà per rallentare anche un utente prudente che sta ripristinando un disco. Né un interruttore più difficile da attivare servirà a molto se le persone continueranno a cliccare sui messaggi senza leggerli: è così che oggi vengono concessi molti di questi permessi.

La modifica riguarda macOS, quindi, una volta rilasciata, raggiungerà tutti i Mac indipendentemente dal Paese, a differenza della maggior parte delle funzioni degli agenti, distribuite mercato per mercato. Gli sviluppatori le cui app dipendono da Full Disk Access non hanno ancora ricevuto indicazioni su cosa dovranno modificare.

Apple ha pubblicato la nota per gli sviluppatori il 2 ottobre, limitandosi a dire che i controlli arriveranno in futuro. Finché un aggiornamento di macOS non li introdurrà, l’elenco già presente in Privacy e sicurezza, nelle Impostazioni di Sistema, sarà l’unica barriera tra un agente e la cronologia dei tuoi messaggi; lì sono indicate tutte le app che dispongono già di questa chiave.

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