Cybersicurezza

128 nazioni concordano regole sui robot killer — ma le grandi potenze si tirano fuori

Adrian Kessler

Per la prima volta in oltre un decennio di negoziati falliti, 128 governi hanno raggiunto un’intesa multilaterale su come regolamentare le armi autonome — sistemi in grado di selezionare e colpire obiettivi senza l’intervento umano diretto. L’accordo è emerso dai colloqui nell’ambito della Convenzione sulle armi convenzionali (CCW) a Ginevra; è però non vincolante, e i due Paesi con i più estesi programmi di armi autonome, Stati Uniti e Russia, non si sono allineati pienamente ai suoi termini.

Il significato dell’accordo è strutturale. I sistemi di puntamento autonomi sono già dispiegati in zone di conflitto: droni che possono stazionare e colpire secondo una propria logica, sistemi controbatteria che rispondono al fuoco senza che un umano prema il grilletto, e difese marittime guidate dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo dei colloqui di Ginevra non era stabilire se questi sistemi esistano, ma chi sia responsabile quando uccidono l’obiettivo sbagliato. Il documento introduce il concetto di ‘controllo umano significativo’, ma le organizzazioni per i diritti umani presenti ai negoziati hanno definito il testo finale annacquato, con definizioni sufficientemente permissive da coprire quasi ogni livello di coinvolgimento umano nel ciclo di puntamento.

Per i 128 Stati che hanno firmato, l’accordo è principalmente politico: un impegno a sottoporre a revisione giuridica nazionale i nuovi progetti di armi autonome e una serie di principi che ne disciplinano l’uso. Per le forze armate che effettivamente impiegano questi sistemi, il testo rappresenta un vincolo solo se scelgono di considerarlo tale. La Cina è uno Stato membro della CCW; la sua posizione sull’accordo non è stata segnalata come un rifiuto formale, ma il Paese si è sempre opposto a norme internazionali vincolanti sulle armi autonome.

I quadri non vincolanti nella governance degli armamenti hanno un curriculum contrastante. L’Accordo di Wassenaar sulle esportazioni di armi convenzionali è volontario e non è riuscito a impedire diverse controversie relative a trasferimenti di armi. Il Trattato di Ottawa che vieta le mine antiuomo — vincolante e con 164 firmatari — vede ancora Stati Uniti, Russia e Cina al di fuori. Il processo della CCW sulle armi autonome è in corso dal 2014; l’accordo di Ginevra è il primo risultato sostanziale di quel processo. Organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), sostengono che solo uno strumento giuridicamente vincolante potrà modificare le decisioni di approvvigionamento e dispiegamento, e il documento attuale non offre questo.

La settima Conferenza di riesame della CCW è prevista per novembre 2026 e rappresenterà il prossimo punto di pressione per trasformare l’accordo di Ginevra in qualcosa di vincolante. Dopo l’intesa del 5 settembre, il Segretario generale dell’ONU e il Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno lanciato un appello congiunto chiedendo che in quella conferenza venga negoziato un trattato vincolante. Se le grandi potenze militari parteciperanno a quelle condizioni determinerà se il documento di Ginevra diventerà una base per regole applicabili o qualcosa che esiste solo sulla carta.

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