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Harry Brook fa Harry Kane prima dell’ODI con lo Sri Lanka, ma vuole essere giudicato come un centravanti

Il capitano della nazionale inglese nelle prove con la pallina bianca si valuta in base alle partite vinte, non alle medie. L'apertura della tri-serie gli ha offerto una pagina bianca da riempire.
Jack T. Taylor
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La battuta si scrive da sola, e Sky Sports l’ha scritta. Prima della partita del triangolare contro lo Sri Lanka, i giocatori inglesi convocati per gli incontri di un giorno si sono messi a giocare a calcio: il video è stato pubblicato con la domanda se quello fosse Harry Kane o Harry Brook. Divertente, innocuo, dimenticato già a pranzo. Eppure Brook ha trascorso la settimana chiedendo di essere giudicato come un centravanti: non in base alla media, ma per aver vinto o meno la partita.

È questo l’aspetto da tenere d’occhio nel capitano inglese dei formati a palla bianca. Tiene un registro personale. Dopo una partita si chiede se l’ha vinta, annota la risposta e fa il conto alla fine dell’anno. La sconfitta all’esordio contro il Pakistan ha lasciato una riga vuota in quel registro, e la sfida con lo Sri Lanka a Rawalpindi è la sua prima occasione per scriverci qualcosa.

La colonna di Harry Brook dedicata alle partite vinte

«Ho sempre detto che, secondo me, nelle statistiche dovrebbe esserci una colonna dedicata alle partite vinte grazie al proprio contributo: ma non c’è», ha dichiarato Brook alla Press Association prima della serie, in un’intervista ripresa da Sky Sports. «Mi annoto le cose e cerco di giudicarmi in base al fatto di aver offerto o meno una prestazione decisiva, o di aver inciso in modo determinante, in quella specifica partita. Poi provo a fare il conto alla fine dell’anno e a vedere come me la sono cavata».

È così che ragiona un centravanti. Nessuno si ricorda la percentuale di passaggi riusciti di un numero nove: si ricorda il gol vittoria segnato allo scadere. Brook vuole essere giudicato allo stesso modo. «Voglio essere l’uomo che, nei momenti decisivi, riesce a portarci oltre il traguardo», ha detto. Poi, con l’onestà che dà senso a quel registro, ha aggiunto: «So che ci sono state alcune riprese in cui non ci sono riuscito».

Le statistiche tradizionali gli rendono già merito. Secondo Sky Sports, la sua media negli ODI da capitano è di 51,3, contro il 25,2 senza fascia. La sua media nei Test, 53,08, è la più alta tra i battitori inglesi con almeno 20 Test disputati da oltre mezzo secolo; Ben Stokes ha detto allo Yorkshireman che dovrebbe avvicinarsi a 65 o 70. Brook ha liquidato la questione ridendo. «Personalmente, le statistiche non mi interessano più di tanto», ha detto.

Il Pakistan lo ha giudicato sulla colonna che conta

Poi Rawalpindi ha riempito la colonna che gli sta davvero a cuore. Inseguendo il 302 per nove del Pakistan, l’Inghilterra era sul 165 per tre dopo l’apertura di Tom Banton e Ben Duckett, autori di una partnership da 91, ma ha comunque perso con 87 run di scarto. Brook ha segnato cinque run prima di essere eliminato da Arafat Minhas, che ha chiuso con il suo miglior bottino in carriera: sei wicket per 40 run. Il resoconto dell’agenzia pubblicato da Dawn ha quantificato il crollo: gli ultimi sette wicket sono caduti per appena 50 run.

La diagnosi di Brook è stata netta. L’Inghilterra era stata «un po’ troppo prudente contro gli spinner», ha detto, e aveva perso «troppi wicket in rapida successione». Stuart Broad, al commento su Sky, è stato più duro dopo che Jamie Overton ha alzato una presa facile verso il long-on: «Una battuta pessima». Brook ha risposto come deve fare un capitano. L’Inghilterra, ha detto, «reagirà meglio giovedì».

Il capitano che avrebbe potuto essere esonerato

Gran parte dei resoconti presenta la carriera di Brook da capitano come una storia di riscatto, e la definizione regge. È passato quasi un anno dalla lite con un buttafuori in un locale notturno di Wellington, poche ore prima di un ODI contro la Nuova Zelanda: un episodio che, ha ammesso, avrebbe potuto costargli il ruolo di capitano nei formati a palla bianca. Quando Stokes si è ritirato dal cricket internazionale quest’estate, Brook non è stato scelto come capitano nei Test. All’epoca dell’episodio di Wellington, l’Inghilterra aveva perso 3-0 in Nuova Zelanda e si parlava della possibilità che dovesse qualificarsi per la Coppa del Mondo 2027. Da allora ha vinto tre serie ODI consecutive, due delle quali in rimonta, e la sua squadra T20 è in vetta alla classifica mondiale.

«Responsabilità e leadership non riguardano solo il campo, ma soprattutto anche quello che succede fuori, e i fatti contano più delle parole», ha detto Brook. Una squadra che gioca a calcio insieme prima di una partita di cui ha un gran bisogno dimostra che la prima metà di quella frase trova riscontro fuori dal campo. Sarà lo Sri Lanka a decidere come si leggerà la seconda metà, quella che riguarda il campo.

Inghilterra-Sri Lanka a Rawalpindi: cosa c’è in palio

Entrambe le squadre hanno perso contro i padroni di casa nelle rispettive partite d’esordio. Lo Sri Lanka è crollato da 253 per cinque nell’inseguimento di un obiettivo di 306 e ha perso con 37 run di scarto: né l’Inghilterra né lo Sri Lanka arrivano dunque con una vittoria alla partita di giovedì al Rawalpindi Cricket Stadium, l’ultima della serie in città prima del trasferimento a Lahore. Ogni squadra affronta due volte tutte le altre e le prime due si sfideranno nella finale al Gaddafi Stadium il 31 ottobre. L’Inghilterra è sesta in classifica, il Pakistan quinto e lo Sri Lanka settimo; il mese scorso l’Inghilterra ha battuto lo Sri Lanka per 2-1 in casa. Dovrà fare a meno degli infortunati Jos Buttler e Jacob Bethell e di Jofra Archer, tenuto a riposo, mentre la Coppa del Mondo di cricket a 50 over in Sudafrica, Zimbabwe e Namibia è ormai a meno di un anno di distanza.

A un centravanti che sbaglia un gol a porta vuota, al fischio finale, viene posta una sola domanda. Brook se la pone per iscritto, e contro il Pakistan la risposta è stata cinque run e una sconfitta. La didascalia su Kane avrà senso solo se lo Sri Lanka gli darà qualcosa di meglio da annotare.

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