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Dusty Slay, il comico cresciuto in una roulotte che scrive le battute come canzoni

Penelope H. Fritz
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Dusty Slay
Dusty Slay
Photo via The Movie Database (TMDB)
Nascita18 maggio 1982
Opelika, Alabama, USA
ProfessioneComico di stand-up
Noto perIl capofamiglia

Dusty Slay non considera le sue battute semplicemente battute. Le chiama piccole canzoni, a volte poesie, e quando si mette a costruire un nuovo spettacolo di un’ora lo progetta come farebbe una band con un album: temi ricorrenti, una scaletta e un brano conclusivo che riprende qualcosa seminato all’inizio. L’abitudine risale a quando, da adolescente in Alabama, studiava gli album dei Pink Floyd cercando di capire perché le canzoni sembrassero appartenere tutte allo stesso insieme. Decenni dopo, quello stesso ascoltatore è un comico di stand-up con due speciali su Netflix, un posto fisso sul palco del Grand Ole Opry e un libro di saggi in arrivo.

Il suo materiale, però, è quanto di più lontano ci sia dal rock progressivo. Slay parla di case mobili, turni pagati a ore, camicie infilate nei pantaloni, caffetterie hipster e della strana logica dei testi country. Lo fa con un cappellino da camionista, occhiali oversize, capelli lunghi, baffi e camicia di flanella: l’Opry descrive questo look come il suo vero abbigliamento, non un costume di scena. Si tiene lontano dal turpiloquio e non punta né sullo shock né sulla politica; ha raccontato che rinunciare alla risata facile lo ha costretto a diventare uno scrittore migliore. È questa combinazione di temi da classe lavoratrice e struttura da autore di album a distinguerlo dagli altri comici cresciuti in povertà che ne parlano a loro volta.

Lotto 8 a Opelika

Dustin Slay è nato il 18 maggio 1982 a Opelika, in Alabama, ed è cresciuto al Lotto 8 di un quartiere di case mobili della città. I suoi genitori divorziarono quando aveva due anni e fu allevato soprattutto dalla madre, nella roulotte di famiglia, insieme alle sorelle maggiori. I soldi scarseggiavano, e quella mancanza è poi diventata la spina dorsale del suo repertorio: racconta la povertà dell’infanzia con affetto, non con autocommiserazione, e raramente chiede al pubblico di dispiacersi per qualcuno.

Si diplomò alla Opelika High School nel 2000 e iniziò a frequentare un college locale, ma lasciò gli studi a 18 anni. La musica gli interessava più delle lezioni. Ascoltava con la stessa serietà l’hardcore country e il rock classico, una doppia passione che si ritrova ancora nei suoi spettacoli, dove un pezzo su una ballata country può affiancarsi al racconto di un lavoro senza sbocchi. A 21 anni lasciò l’Alabama per trasferirsi a Charleston, in South Carolina.

Charleston, pesticidi e un corso di improvvisazione

A Charleston, Slay lavorò come cameriere e si guadagnò da vivere vendendo pesticidi; quasi per capriccio, si iscrisse a un corso di improvvisazione. L’improvvisazione fu il suo primo palcoscenico. Per molto tempo si esibì nella scena locale prima di provare con la stand-up, ma i primi tentativi ai microfoni aperti andarono così male che più di una volta si prese una pausa. Poi tornò. Nel 2008 si esibiva regolarmente con la stand-up e, qualche anno più tardi, la vittoria in una gara comica locale lo convinse che la comicità poteva diventare un lavoro, non soltanto un hobby.

All’epoca gran parte del suo repertorio ruotava intorno al bere. Sul palco si presentava come alcolista e costruiva il materiale sulle serate fuori. All’inizio del 2012 smise di bere. «Smettere di bere mi ha cambiato la vita in meglio», ha raccontato a UPI nel 2025. «Non mi considero mai un alcolista, ma di certo bevevo fino a esagerare.» La sobrietà aprì la strada al comico che sarebbe diventato, e Slay ha più volte indicato quella decisione come il momento in cui la sua carriera cominciò ad accelerare.

La scelta di puntare su una comicità pulita nacque da una frustrazione più pratica. Slay ha ricordato di aver ricevuto recensioni negative anche quando era il comico meno volgare di una serata; questo lo convinse a eliminare del tutto quel poco di ruvido che gli restava e a ripulire completamente il repertorio. Il risultato lo sorprese. «Ho dovuto trovare altre parole», ha detto. «Non potevo affidarmi allo shock.» Senza parolacce a scandire una battuta, ritmo e scelta delle parole dovevano fare tutto il lavoro: è lì che ha preso il sopravvento il suo istinto da autore di canzoni.

New York, poi Nashville

Come molti comici del Sud, Slay si mise alla prova a New York prima di capire che non era casa sua. Nel 2014 si trasferì a Nashville, fece della comicità il suo lavoro a tempo pieno e iniziò a esibirsi nei locali di tutto il Paese. Tra le sue fonti d’ispirazione ha citato Jeff Foxworthy; l’influenza si sente nel modo in cui trasforma piccoli dettagli della vita nel Sud in materiale capace di funzionare ovunque, anche se la sua recitazione è più lenta e impassibile di quella di Foxworthy.

Arrivò poi la televisione. Partecipò a Last Comic Standing e il suo set per Comedy Central Stand-Up Featuring andò in onda per la prima volta il 16 maggio 2019. Nello stesso anno Variety lo inserì nella sua lista dei 10 comici da tenere d’occhio. Debuttò a The Tonight Show Starring Jimmy Fallon, dove tornò poi diverse volte, e si esibì anche a Jimmy Kimmel Live!. Nel 2021 fu tra i comici della terza stagione di The Standups su Netflix e in seguito apparve come ospite a Hollywood Squares.

Il Grand Ole Opry

Nashville ha offerto a Slay qualcosa che la maggior parte dei comici di stand-up non ottiene: un posto di casa in un’istituzione della musica country. Nel 2019, a 36 anni, debuttò al Grand Ole Opry; è lo stesso Opry a presentarlo come il comico più giovane mai salito sul suo palco. Da allora si è esibito lì decine di volte, raccontando battute tra un artista country e l’altro davanti a quello che chiama «il mio pubblico». Nello stesso anno condusse il Forever Country Stage al CMA Fest, intrattenendo il pubblico nei momenti di pausa tra le esibizioni di uno dei più grandi festival di musica country degli Stati Uniti. Il legame con l’Opry gli calza a pennello: molti tra gli spettatori conoscono a memoria quelle canzoni, ed è proprio per questo che le sue battute sui testi funzionano così bene in quella sala.

Workin’ Man e Wet Heat

Il suo primo speciale Netflix di un’ora, Dusty Slay: Workin’ Man, è stato registrato il 13 maggio 2023 al Bijou Theatre di Knoxville, in Tennessee, e ha debuttato il 16 gennaio 2024. Racconta la sua infanzia in un parco di case mobili, il ritmo particolare dei turni pagati a ore, le camicie infilate nei pantaloni, le caffetterie hipster e i misteri della musica country. Slay ne è stato produttore esecutivo insieme a Judi Marmel e Matt Beales, con Jordan Levy nel ruolo di co-produttore esecutivo. Secondo i promotori, lo speciale è entrato nella top ten di Netflix e ha dato il via a una tournée di 35 date, The Night Shift Tour, oltre a collaborazioni con i marchi Cracker Barrel, Lugz e Field & Stream. La critica è stata più divisa del pubblico: secondo alcuni recensori, Slay faticava a mantenere le risate per un’ora intera; altri lo hanno elogiato come un comico raro, capace di far ridere senza volgarità, politica o smorfie e gesti esagerati.

Il secondo speciale Netflix è arrivato a breve distanza. Dusty Slay: Wet Heat, girato al Walker Theatre di Chattanooga, in Tennessee, ha debuttato il 29 luglio 2025. Il titolo fa riferimento alle estati umide del Sud, che Slay difende sul palco; lo spettacolo passa dalla mungitura delle mucche all’etichetta in ascensore, per poi tornare ancora una volta ai testi country. La musica attraversa Wet Heat più del suo primo speciale: è un argomento a cui torna di continuo nei suoi podcast. Anche questa volta le recensioni sono state contrastanti. Ready Steady Cut lo ha definito uno speciale discreto, a tratti fin troppo rilassato, mentre un altro recensore lo ha paragonato a un sequel che torna alla stessa fonte, riproponendo testi country e vecchie marachelle. Alcuni spettatori sono stati più entusiasti: una recensione su IMDb lo definiva forse il loro speciale di Dusty Slay preferito fino a quel momento.

Slay ha anche detto di non avere alcun interesse a inseguire i video virali. Preferisce che le persone guardino uno speciale dall’inizio alla fine, come ascolterebbero un album: una scelta in controtendenza rispetto alla logica dei contenuti brevi che oggi guida gran parte della promozione della stand-up.

Podcast: da Nateland a Public Figures

Insieme alla moglie Hannah, Slay conduce We’re Having a Good Time, un podcast che prende il nome dal suo tormentone sul palco e in cui i due raccontano storie, danno consigli agli aspiranti comici e parlano della Bibbia. È diventato anche co-conduttore di The Nateland Podcast, insieme a Nate Bargatze, Brian «Breakfast» Bates e Aaron Weber: il programma è andato avanti per circa cinque anni e quasi 300 episodi. Nel dicembre 2025 Bargatze ha annunciato che se ne sarebbe andato per concentrarsi su cinema e televisione, e il podcast si è concluso con una puntata finale dal vivo allo Zanies Comedy Club. Il feed, però, non è scomparso: Bates, Weber e Slay lo hanno rilanciato con il nome Public Figures, un podcast settimanale basato sull’improvvisazione, prodotto con Audioboom. Per Slay è stato, in un certo senso, un ritorno all’improvvisazione con cui aveva cominciato a Charleston.

Un libro e un tour più ambizioso

Il primo libro di Slay, We’re Having a Good Time (And Other Stories), uscirà per Gallery Books, un marchio editoriale di Simon & Schuster, il 10 novembre 2026. È una raccolta di saggi personali che ripercorre il suo cammino dal parco di case mobili in Alabama al Grand Ole Opry, con l’attenzione rivolta alla capacità di trovare umorismo e gratitudine nelle giornate ordinarie, comprese quelle difficili. Il 12 novembre è in programma un incontro con l’autore alla Vanderbilt University di Nashville. In tournée, il suo tour del 2026, The Neighborhood Guy Tour, lo porterà in teatri più grandi con uno spettacolo tutto nuovo.

La famiglia e la regola della settimana

Slay vive a Nashville con Hannah e i loro tre figli. Cerca di limitare le trasferte a circa una settimana per volta, così da non restare lontano da casa a lungo, e ha indicato Zanies e Grand Ole Opry tra i suoi locali preferiti proprio perché sono vicini a casa. Questo ritmo familiare entra direttamente nel suo repertorio: le storie sul palco sono quelle di casa, raccontate da un comico che ha capito che l’aspetto più riconoscibile di lui è quanto sia, in realtà, ordinaria la sua vita.

È una distanza enorme dalle storie di bevute degli anni di Charleston. Il ragazzo del Lotto 8 oggi costruisce i suoi spettacoli come album, racconta battute sul palco più famoso della musica country e continua a trattare la frase che ha dato il nome al suo podcast e ora al suo libro come una dichiarazione d’intenti: ci stiamo divertendo.

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