Musica

Magnolia Shade, debutto Nordicana: un EP danese di rottura con una narratrice inaffidabile

Jan Kølle e Susanne Kristensen alzano le chitarre in You Never Could, dove la malinconia nordica incontra l’Americana
Alice Lange
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L’Americana ha sempre viaggiato bene, ma raramente suona nostalgica di un posto da cui non è mai partita. È questa la tensione interessante dei Magnolia Shade, un duo danese che prende la pedal steel, le armonie e le polverose chitarre country-rock del Sud degli Stati Uniti e le filtra attraverso un clima molto scandinavo. Hanno persino dato un nome al mix: Nordicana. È un’etichetta sfacciata per qualcosa che la scena roots nordica sfiora da anni, e il loro EP di debutto, You Never Could, è la prima volta che lo spingono a tutto volume.

La coppia è formata dal cantautore e chitarrista Jan Kølle e dalla cantante Susanne Kristensen. Kølle è cresciuto nella band danese Mojo Hands prima di mettersi in proprio, ed è durante le session del suo album solista, Old Songs, che il duo ha preso forma: Kristensen è arrivata per i cori, ha preso la voce solista nel duetto Rainy Day e la collaborazione è diventata più grande del disco. Nei Magnolia Shade i ruoli sono chiari. Lui scrive e suona; lei è la voce e, come dice la band, l’interprete.

Susanne Kristensen seated beneath a magnolia tree as Jan Kolle plays acoustic guitar
Photo: Magnolia Shade / Ignota PR and Promotion

La title track è la porta d’ingresso più ovvia, e la band lo ammette nel comunicato, definendola forse il miglior esempio del proprio suono. In superficie è una classica canzone sulla fine di una storia. Ma la narratrice, così sicura di conoscere la verità sull’uomo che se ne va, a poco a poco si tradisce da sola. Forse è proprio la paura di essere lasciata ad aver provocato l’addio. Una profezia che si autoavvera, su una melodia malinconica e una spinta country-rock briosa, è un gancio più intelligente di quello che la maggior parte dei singoli d’esordio riesce a offrire.

È anche un cambio di marcia. I primi singoli del duo, Just for a Moment e Prayer in Heaven, Chance in Hell, erano più sommessi, da ballata. Qui le chitarre si alzano e una band al completo riempie la stanza: Per Solgaard al basso, Mikael Buus Bundgaard alla batteria, Rasmus Grønborg al piano e all’organo Hammond, con Lasse Frimodt Christensen che aggiunge la pedal steel nel brano di chiusura. Kølle ha prodotto da solo le cinque tracce; Vital Leão le ha mixate e masterizzate.

Magnolia Shade songwriter Jan Kolle playing acoustic guitar against a tree
Photo: Magnolia Shade / Ignota PR and Promotion

Il resto dell’EP allarga lo sguardo. Out of Compassion si fa più cupa, ispirata a un omicidio reale finito sui giornali; la band tiene a precisare che non è una presa di posizione politica, ma una canzone su quanto in fretta si esaurisca l’empatia quando la gente comincia a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare la vittima. West rimpiange una casa che forse sopravvive solo nella memoria, e Highway One trasforma la strada costiera della California in un simbolo di giorni migliori. Il brano di chiusura, Across the World, è il più personale: Kølle l’ha scritto pensando al giorno in cui ha sparso in mare le ceneri del padre e, secondo la band, ha già vinto un premio di songwriting della rivista statunitense American Songwriter.

I Magnolia Shade sono stati inoltre segnalati da Americana Highways e hanno ottenuto passaggi su Women of Substance Radio, un discreto punto d’appoggio per una band che canta la Highway One da un’altra parte dell’oceano.

You Never Could è uscito il 2 ottobre come EP di cinque tracce, con la title track e Out of Compassion come brani di punta. Per una scena che spesso sembra prendere in prestito l’accento di qualcun altro, la Nordicana almeno ammette da dove viene davvero.

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