Musica

Al Tayr Ensemble: l’esilio sefardita da Granada a Costantinopoli diventa un album d’esordio

El viaje de Abendino intreccia canzoni di corte, ballate in ladino e danze balcaniche lungo il viaggio verso Oriente di un viaggiatore immaginario
Alice Lange
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Una parte della musica più longeva mai nata in Spagna ha lasciato il paese a piedi. Quando, alla fine del Quattrocento, agli ebrei di Castiglia e d’Aragona fu ordinato di andarsene, le loro canzoni partirono con loro e per generazioni continuarono a essere cantate in ladino in tutto il Mediterraneo ottomano, molto tempo dopo che il regno che li aveva cacciati le aveva dimenticate. Al Tayr Ensemble, giovane trio spagnolo di musica antica, ha costruito tutta la propria identità su quella traversata, e il suo album d’esordio, El viaje de Abendino, la trasforma in un racconto da seguire traccia dopo traccia.

Abendino è un personaggio inventato. È un ebreo di Granada che lascia la sua città in seguito all’editto di espulsione dei Re Cattolici e si fa strada verso est, per mare, fino a Costantinopoli, incontrando lungo il cammino un mosaico di culture, fedi e tradizioni musicali, non tutte amichevoli. Il gruppo lo usa come filo conduttore più che come lezione: nell’annuncio, l’ensemble presenta il disco come una riflessione sulla memoria, sull’esilio e sul dialogo tra culture, piuttosto che come una ricostruzione storica.

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Il repertorio disegna la rotta. Canzoni di corte del Cancionero de Palacio, tra cui Rodrigo Martínez e due brani di Juan del Encina, si affiancano alla musica italiana del Trecento tratta dal Codice Squarcialupi con Non perch’i speri, donna di Lorenzo da Firenze, a una danza del maestro di ballo ebreo Guglielmo Ebreo da Pesaro, a una fantasia per vihuela di Luis Milán e alla canzone andalusa Ya Rasha al Fattan. Poi la nave punta a Oriente: canti sefarditi come Morena me llaman, Durme durme e Cuando el rey Nimrod, la macedone Jovano Jovanke, danze bulgare di kopanitsa e, al termine del viaggio, Los caminos de Sirkedji. Il libretto cuce insieme le tappe con testi di Mosè ibn Ezra, Giuda Halevi e del cronista Elia Capsali, e nei crediti figura anche un narratore, Alberto Cavero.

The three members of Al Tayr Ensemble holding a frame drum, a vihuela and a recorder in a garden
Photo: Diogo Pedras / Al Tayr Ensemble

Prima di tutto è uno spettacolo dal vivo, il che spiega la sua ossatura narrativa. Il trio è composto da Jon Wasserman alla voce, vihuela, oud, arciliuto e tzouras; Olga Rodon Mas ai flauti dolci medievali e rinascimentali; e Alberto Espinosa Díaz con un arsenale di percussioni che va dall’atabal e dal riq ai bendir, al tombak e a un tamburo a cornice quadrato. Formato da interpreti e ricercatori con una formazione in musica antica ed etnomusicologia, il gruppo ha portato il programma di Abendino al festival Bloomington Early Music negli Stati Uniti, ai festival di musica antica di Granada, Morella e Alarcos e al Festival de Música Antiga dels Pirineus, oltre che in luoghi dalla risonanza evidente: il Museo Arqueológico Nacional di Madrid, il Museo di Storia degli Ebrei di Girona e la Sinagoga del Tránsito di Toledo.

Al Tayr Ensemble performing outdoors at dusk with a horn, a recorder and a large drum beneath Monteagudo castle
Photo: E. Guillen / Al Tayr Ensemble

L’album è stato registrato a Madrid nel febbraio 2026 da Kaveh Sarvarian e mixato e masterizzato da Ernesto Santana all’Estudio 343, con grafica e libretto firmati da Inés Pina. È uscito a metà luglio 2026 su CD fisico e su Spotify, YouTube, Amazon Music e sulle principali piattaforme di streaming.

Gli esordi nella musica antica di solito puntano a dimostrare un suono. Questo invece traccia una rotta, e si chiude dove le canzoni sono sopravvissute anziché dove sono nate. L’ensemble dice di essere già al lavoro su nuovi programmi e formati; a giudicare da questo disco, l’itinerario è il metodo.

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