Cinema

William Shatner e la figlia Melanie hanno sconfitto insieme un cancro al quarto stadio — e ne hanno fatto un podcast

Veronica Loop

La confessione del sopravvissuto celebre è ormai un genere a sé, e William Shatner ne ha appena consegnato un esemplare quasi perfetto: un’icona, una figlia, due diagnosi di quarto stadio nella stessa casa, e una battuta sull’universo che veglia su di lui. È una storia genuinamente commovente. Ed è anche — e questo è il dettaglio che la copertura strappalacrime continua a omettere — la mossa d’apertura di un business.

Togliete di mezzo la provvidenza, e ciò che è successo a Shatner e a sua figlia Melanie è straordinario già di per sé. Padre e figlia combattevano un cancro metastatico nello stesso momento, nella stessa famiglia, appoggiandosi agli stessi parenti che trasportavano pasti tra due letti di malattia. È stata lei a notare la crescita sulla sua guancia mentre era immersa nella propria cura; lui l’aveva liquidata come una ghiandola salivare ostruita. Il suo occhio, non l’universo, è il motivo per cui il melanoma è stato scoperto prima che vincesse.

Questa distinzione conta, perché la cornice che Shatner offre — «l’universo si prende cura di me» — fa silenziosamente un gran lavoro. Trasforma una storia di diagnosi precoce, oncologia d’eccellenza ed era dell’immunoterapia in una storia di destino. La cronaca attorno all’intervista è più lucida dell’uomo stesso: come nota il servizio dell’ABC, le moderne immunoterapie e terapie mirate hanno trasformato le probabilità di sopravvivenza che una generazione fa sarebbero state lette come una condanna a morte. Shatner non è stato semplicemente fortunato. È stato scoperto in tempo, curato rapidamente e ha avuto accesso a un tipo di cure che la maggior parte dei pazienti al quarto stadio non vede mai.

I dettagli sottolineano quanto sia stato stretto il margine. A Melanie è stato diagnosticato un cancro al seno al quarto stadio nel 2022 dopo aver trovato un nodulo, e ha affrontato chemioterapia, trenta cicli di radioterapia e una mastectomia doppia in circa diciotto mesi. Nel giugno 2023 Shatner ha scoperto che il suo melanoma si era diffuso ai polmoni e al cervello; i chirurghi hanno rimosso il tumore e lo hanno messo sotto immunoterapia per due anni. Ha continuato a lavorare per tutto il tempo, perché non lavorare non è mai stata un’opzione che contempla. Entrambi erano liberi dalla malattia entro la fine del 2024.

Ciò che hanno costruito dall’altra parte è il punto in cui la storia passa dall’interesse umano alla strategia mediatica. L’esclusiva non è arrivata a caso. Arriva circa una settimana prima che Shatner e Melanie lancino un podcast settimanale, No Time But Now, in cui intervisteranno esperti di salute e altri sopravvissuti su come vivere con intenzione. La rivelazione è il trailer. La sopravvivenza è la proprietà intellettuale. Non è cinismo verso il loro dolore — il dolore è reale e la piattaforma potrebbe davvero aiutare le persone — ma vale la pena dare un nome al meccanismo, perché la malattia dei vip arriva ormai preconfezionata come contenuto, programmata su un calendario di uscita come qualsiasi altro lancio.

Shatner, più di chiunque altro, capisce il compito. Ha passato sei decenni a trasformarsi in un marchio durevole e monetizzabile — album parlati, memoir, un vero viaggio nello spazio, e ora un podcast sulla sopravvivenza — ben oltre l’età in cui la maggior parte dei suoi coetanei è andata in pensione o è morta. A 95 anni resta la rara star che tratta la mortalità stessa come materiale. Il genio macabro di No Time But Now è che la sua premessa è inconfutabile: ogni episodio che registra è la prova del titolo.

Niente di tutto ciò cancella la tenerezza al centro della storia. Una figlia ha detto a suo padre una notte che pensava di stare morendo, e lui è sceso dal letto e ha detto che sarebbe venuto da lei. Questo è l’intero racconto in un gesto, e non ha bisogno di un podcast per meritare di essere raccontato.

Ma l’universo non ha salvato William Shatner. L’ha fatto lo sguardo di una figlia, e un protocollo di immunoterapia ha completato il lavoro. L’universo prende solo i titoli — e, dalla prossima settimana, un pulsante d’iscrizione.

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