Cinema

The Origin of Ultraman riunisce del Toro e Kojima per interrogare un mito

Camille Lefèvre

Un cineasta celebre per i più minuti gesti umani ha rivolto lo sguardo a un gigante d’argento di trenta metri. The Origin of Ultraman, il documentario ideato da Hirokazu Kore-eda, riunisce un gruppo internazionale di registi e artigiani attorno a una domanda ingannevolmente semplice: che cos’è, esattamente, Ultraman, e perché un eroe in bianco e nero nato da un programma per bambini è sopravvissuto a quasi tutto ciò che gli fu prodotto accanto? La domanda sa di omaggio per appassionati. Il film la tratta come un problema di cinema.

Invece di catalogare la nostalgia, il documentario torna alla bottega di Eiji Tsuburaya, il direttore degli effetti speciali che costruì la serie originale con costumi di gomma, città in miniatura e trucchi ottici. Segue la grammatica visiva che egli inventò mentre lasciava un teatro di posa di Tokyo per entrare nel vocabolario di cineasti che lavorano a continenti di distanza. La premessa è meno un tributo che una tesi sulla paternità dell’opera: una figura a lungo disprezzata come intrattenimento usa e getta era, in verità, un linguaggio progettato, con regole, ritmi e silenzi propri.

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Il film sostiene questa tesi attraverso il suo cast di intervistati, e quel cast è l’argomento. Guillermo del Toro, Hideo Kojima, Nicolas Winding Refn, Hideaki Anno e Shinji Higuchi non compaiono come devoti che rendono omaggio, ma come artisti che rendono conto di ciò che hanno preso dalla fonte. Quando Anno e Higuchi, che hanno ricostruito il tokusatsu giapponese per la loro generazione, condividono il coro con un favolista messicano e uno stilista danese, la linea comune diventa difficile da ignorare. Ultraman funziona qui come grammatica fondativa, una prima lingua condivisa da cineasti che non concordano su quasi nient’altro.

Quell’ampiezza è la prova più solida del documentario. Le testimonianze vanno dallo studio di videogiochi di Kojima ai tavoli d’animazione di Shannon Tindle e John Aoshima, fino alla prosa di fantascienza di Pat Cadigan, e ogni voce descrive un’eredità diversa: un senso della scala, una tolleranza per l’immobilità, la fiducia che un costume possa portare il dolore. Nulla di tutto questo suona concordato, ed è proprio il punto. Una sola influenza affiora di rado in modo indipendente in così tante discipline, a meno che qualcosa di strutturale non venga tramandato.

La presenza di Kore-eda è la scelta più rivelatrice del progetto. Il suo cinema abita cucine e corridoi d’ospedale, il paziente rendiconto di ciò che le famiglie si devono e di ciò che lasciano dietro di sé; convocare un panel attorno a un costume da mostro sembra, di primo acchito, la voce meno probabile della sua opera. Eppure l’istinto resta coerente: si accosta a Ultraman come si accosta ai suoi personaggi, come qualcosa di ereditato e fragile, degno di esame più che di adorazione. Il montaggio spetta ai registi Yu Nakamura e Kazuki Yoshida, che intrecciano le interviste con immagini d’archivio di Tsuburaya che dirige la troupe.

Ciò a cui il film torna di continuo è il mestiere come significato. L’interprete dentro il costume, la lentezza deliberata del movimento, il disegno severo e un po’ dolente che Toru Narita diede al volto del personaggio: furono decisioni estetiche, non compromessi tecnici, e il documentario le legge come tali. In questa luce, il mutismo del primo Ultraman, che non parla mai, diventa una scelta formale le cui conseguenze arrivano fino allo spettacolo senza parole dei kolossal di oggi.

A still from the documentary The Origin of Ultraman (2026)
A still from The Origin of Ultraman (2026)

L’interrogatorio ha limiti che il film non elude del tutto. È prodotto e distribuito dalla stessa detentrice dei diritti della saga, il che rende l’anniversario tanto un’operazione di marca quanto un’indagine sincera, e un documentario costruito in gran parte su testimonianze ammirate rischia di rispondere alla propria domanda centrale con la reverenza anziché con l’analisi. Chi arriva senza le basi del tokusatsu può vedere sfilare nomi rispettati che concordano sull’importanza di Ultraman, senza che gli si mostri, in termini critici, perché uno scettico dovrebbe concordare. La domanda del titolo è più facile da porre che da sciogliere.

The Origin of Ultraman è diretto da Yu Nakamura e Kazuki Yoshida, ideato da Hirokazu Kore-eda e supervisionato da Takayuki Tsukagoshi, prodotto e distribuito da Tsuburaya Productions con Toho Next. Tra gli intervistati figurano anche figure della produzione originale, tra cui Susumu Kurobe, l’attore che indossò per primo il costume, e Hiroko Sakurai. Il film esce nelle sale giapponesi il 3 luglio 2026, in occasione del sessantesimo anniversario della saga, e avrà la sua prima internazionale al Festival internazionale del cinema Fantasia di Montreal il 17 luglio. Al momento non è confermata alcuna uscita nelle sale italiane.

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