Cinema

Stopmotion: una discesa inquietante nella follia artistica

Martin Cid
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Il momento in cui le mani di Ella Blake cominciano a tremare mentre fissa la grottesca figura in stop-motion che ha appena portato in vita è il culmine agghiacciante di Stopmotion. La prova di Aisling Franciosi dà forma compiuta a tutto ciò verso cui il film d’esordio di Robert Morgan stava tendendo: un horror psicologico che intreccia il lutto e l’ossessione, filtrandoli attraverso la perturbante arte dell’animazione in stop-motion. Non è semplicemente la storia di una donna che perde la ragione: racconta come l’arte possa diventare al tempo stesso una via di fuga e una prigione per chi sta annegando nel dolore.

Ella Blake (Franciosi) è un’animatrice specializzata in stop-motion che non si è ancora ripresa dalla morte della madre dispotica, Suzanne (Stella Gonet). Il film si apre con Suzanne, ormai incapace di usare le mani a causa dell’artrite, che costringe Ella ad aiutarla a portare a termine il suo ultimo progetto. Dopo la morte di Suzanne, Ella si trasferisce in un appartamento per finire il film da sola, con il solo aiuto del fidanzato Tom (Tom York) e della collega Polly (Therica Wilson-Read). Mentre lavora, il confine tra la realtà di Ella e il mondo macabro che sta animando comincia a farsi sempre più sfumato. Le figure in stop-motion sembrano prendere vita, riflettendo il progressivo deterioramento del suo stato mentale.

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La regia di Morgan procede con metodo e valorizza il processo concreto e laborioso dell’animazione in stop-motion, usandolo sia come metafora sia come espediente narrativo. La forza del film sta nella sua atmosfera: claustrofobica, sinistra e profondamente inquietante. Il sound design, con i cigolii e i sussurri dei pupazzi in particolare, crea un senso di disagio che resta addosso anche molto tempo dopo che le scene più intense sono svanite. Le sequenze in stop-motion sono di grande impatto visivo e fondono nostalgia e orrore in modo al tempo stesso familiare e originale.

Franciosi è senza dubbio il fulcro del film. La sua interpretazione della disperazione e del dolore di Ella è intensa e convincente, e sostiene con notevole forza emotiva il peso della storia. Le scene in cui è sola nello studio di animazione, circondata da figure che sembrano osservarla, sono tra i momenti più riusciti del film. Il cast di supporto, però, è sfruttato poco. Tom York nei panni di Tom, Therica Wilson-Read in quelli di Polly e gli altri interpreti restano per lo più in secondo piano: i loro ruoli si riducono a poco più che strumenti narrativi, senza diventare personaggi pienamente delineati. La dottoressa Rai di Bridgitta Roy e la bambina di Caoilinn Springall compaiono per poco, ma lasciano il segno; il loro impatto, tuttavia, è limitato dalla forte concentrazione del film su Ella.

I temi del trauma, del lutto e della creazione artistica attraversano Stopmotion, ma non sempre sono sviluppati con chiarezza. L’idea che l’arte possa tanto guarire quanto perseguitare è affascinante, ma alcuni filoni narrativi restano poco approfonditi. A tratti la trama si smarrisce nell’indeterminatezza, soprattutto quando cerca di tenere insieme questi temi. Per esempio, il rapporto tra Ella e sua madre, centrale nella storia, avrebbe meritato un’esplorazione più sfumata. Invece, la loro relazione viene spesso restituita attraverso tensioni appena abbozzate e conflitti mai risolti.

Anche il ritmo può far discutere. La cadenza deliberata dell’animazione in stop-motion si adatta all’esplorazione del progressivo deterioramento mentale di Ella, ma in alcuni passaggi il film rallenta fino a mettere alla prova la pazienza. La tensione costruita con la suspense e le rivelazioni graduali funziona, ma una maggiore varietà avrebbe aiutato a mantenere lo slancio. Ci sono momenti in cui la narrazione sembra bloccata, proprio come un pupazzo in stop-motion rimasto sospeso tra un fotogramma e l’altro.

Stopmotion richiede di prestare molta attenzione alla cura della sua realizzazione, anche se la narrazione mostra qualche cedimento. La regia di Morgan è ambiziosa e l’interpretazione di Franciosi cattura, ma il cast di supporto e la trama non sono sfruttati appieno. I punti di forza del film sono l’atmosfera e la creatività visiva, che però non bastano a compensare del tutto i limiti narrativi.

In definitiva, Stopmotion è un film per chi apprezza l’horror d’atmosfera e il linguaggio visivo unico dell’animazione in stop-motion. Non è un’opera perfetta: in alcuni punti il ritmo rallenta, i personaggi secondari sono poco sviluppati e i temi risultano talvolta confusi. Resta però un esordio audace e visivamente sorprendente per Robert Morgan.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

  • Caoilinn Springall — Bambina

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