Cinema

Oh Belinda ha un’idea geniale ma non osa fino in fondo

Il remake di Deniz Yorulmazer non raggiunge la vivacità del classico turco del 1986 di Atıf Yılmaz.
Martha O'Hara
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La scena si apre su Neslihan Atagül/Dilara che si guarda allo specchio tra i flash dei fotografi. La sua vita di attrice di successo è una facciata lucida e impeccabile, proprio come la pellicola della macchina da presa di Tolga Cetin che avvolge ogni inquadratura con un nitore quasi clinico. Il regista Deniz Yorulmazer gioca subito la carta del contrasto: il glamour hollywoodiano della protagonista contro l’ambientazione domestica e tradizionale turca.

Ma Oh Belinda (2023) non è soltanto un film sullo scontro tra modernità e tradizione. È una commedia fantastica che punta a mescolare il surreale con il quotidiano, e qui sta il suo punto di forza. La premessa è intrigante: Dilara, attrice viziata, accetta di girare uno spot per shampoo interpretando una casalinga tradizionale. Durante le prove, però, viene catapultata nel mondo del personaggio che interpreta.

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La scena della trasformazione è il momento più riuscito del film: la transizione dal set al mondo alternativo è resa con un’eleganza visiva che ricorda i migliori momenti di The Truman Show. Yorulmazer sfrutta l’artificio cinematografico per creare un passaggio fluido tra realtà e finzione, usando luci e suoni per suggerire la confusione mentale della protagonista. Atagül brilla in questo frangente, passando con naturalezza dal tono sarcastico al panico vero e proprio.

Il film si regge sulle spalle della sua interprete principale, e Atagül non delude: sa dosare comicità e dramma, trasformando Dilara in una protagonista credibile anche quando la trama vira verso il grottesco. La scena in cui cerca di convincere la sua nuova famiglia che è un’attrice e non una donna affetta da depressione è un esempio perfetto del suo talento: la recitazione è misurata, mai sopra le righe, e riesce a strappare risate senza scadere nella farsa. Anche Necip Memili, nel ruolo di Necati, offre una performance solida, bilanciando la follia del mondo in cui Dilara si ritrova con un’ironica normalità.

Tuttavia, Oh Belinda non riesce mai a trovare un equilibrio coerente tra i suoi generi. La commedia è spesso interrotta da momenti drammatici che sembrano fuori luogo, e il tono generale vacilla tra l’autoconsapevole parodia di se stesso e la tragedia greca — un’oscillazione che il film non risolve mai. La struttura narrativa, inoltre, pecca di prevedibilità: una volta superata la fase iniziale della scoperta del mondo alternativo, la trama si muove lungo binari già battuti, senza offrire sorprese. Il finale, in particolare, è un po’ troppo convenzionale rispetto alla premessa originale.

Il film ha anche alcuni problemi legati al suo adattamento da una versione precedente (Aaahh Belinda del 1986). Mentre il film originale si concentrava su tematiche più sociali e politiche, la versione del 2023 sembra più interessata a creare un divertissement leggero. Questo approccio rende Oh Belinda gradevole ma superficiale: manca una vera profondità tematica che avrebbe potuto elevare il racconto al di sopra della media.

La produzione del film ha cercato di bilanciare l’eredità del classico con le esigenze del pubblico contemporaneo, ma il risultato è un’opera che non sa decidersi tra omaggio e reinvenzione. La direzione artistica, pur essendo curata, finisce per essere troppo fedele allo stile originale, perdendo l’occasione di innovare visivamente.

La scelta del cast è un altro punto di discussione. Neslihan Atagül, star del cinema turco, porta con sé un’aura di fama e professionalità che ben si adatta al personaggio di Dilara. Eppure la sua interpretazione, per quanto tecnicamente impeccabile, manca a tratti di quella spontaneità che avrebbe reso il personaggio ancora più affascinante. Serkan Çayoğlu, nel ruolo di Serkan, offre una presenza solida, ma resta sullo sfondo, senza mai imporsi davvero.

Quel che resta è un’opera a metà: la premessa originale e la prova di Atagül meritano applausi, ma la prevedibilità del racconto e l’assenza di una vera identità narrativa rischiano di lasciarla senza un pubblico che la senta davvero sua.

In definitiva, Oh Belinda è un film che funziona soprattutto grazie alla sua protagonista e alla sua premessa originale, ma non riesce a mantenere alta la tensione narrativa per tutta la durata.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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