Cinema

Kevin Macdonald racconta Guardiola come un ruolo di De Niro per Prime Video

Liv Altman

Il mercato in più solida crescita nella nonfiction di prestigio non si presenta più in smoking: arriva con un cappotto da bordo campo. Le piattaforme streaming che un tempo si contendevano leggende della musica e storie di cronaca nera hanno trascorso gli ultimi anni a inseguire la vita interiore degli allenatori di calcio, e il segnale più evidente che il genere sia passato dalla compilation di highlights al cinema d’autore è dato da chi viene ora chiamato a dirigerlo. Kevin Macdonald — vincitore di un Oscar per One Day in September e capace di trasformare una catastrofe alpinistica in arte con Touching the Void — ha trascorso due anni immerso nel mondo di Pep Guardiola e del Manchester City, e ricorre al lessico del regista di finzione che non è: “Pep che interpreta se stesso è un po’ come avere Robert De Niro nel ruolo di un allenatore di calcio.”

Il dettaglio su cui Macdonald continua a tornare è che ha affrontato l’incarico senza alcuna preparazione. Per sua stessa ammissione, aveva a malapena sentito parlare di Guardiola prima che Prime Video, Plan B di Brad Pitt e lo studio interno del Manchester City lo coinvolgessero, e considera quell’ignoranza un punto di forza anziché qualcosa di cui scusarsi — lo sguardo esterno di chi riesce ancora a cogliere il teatro che un tifoso di lunga data darebbe per scontato. Guardiola, dice, “porta il cuore in mano” ed è “semplicemente così avvincente da guardare”, una presenza incline a drammatizzare se stessa che la macchina da presa può inquadrare ma non fabbricare.

Come riportato per primo da Deadline, la serie risultante, A Beautiful Obsession, segue le ultime due stagioni di Guardiola al City, e i quattro episodi sono meno un giro d’onore che uno studio sul declino e sulla reinvenzione. Si apre con una striscia record di 26 partite senza sconfitte che si trasforma in una serie di ko, lasciando il tecnico visibilmente scosso, per poi seguire il club nella sua ricostruzione in sala consiglio: l’addio emozionante di Kevin De Bruyne, le partenze di Bernardo Silva e John Stones e una rosa rinnovata che cerca a tentoni la propria vecchia identità.

Quella vicinanza è la storia dietro la storia. Macdonald dirige insieme a John De Caux di City Studios, il che significa che l’istituzione ritratta contribuisce anche a finanziare il ritratto — l’accordo che ogni moderno documentario sportivo deve negoziare, da Beckham a Drive to Survive. Un accesso senza precedenti agli spogliatoi e alle sale del consiglio si ottiene con la collaborazione del soggetto, e il compito per cui viene ingaggiato un premio Oscar è mantenere il film onesto all’interno di questo compromesso.

La scommessa arriva in un momento preciso. Tutti e quattro gli episodi approdano su Prime Video il 19 agosto, senza costi aggiuntivi per gli abbonati, in coincidenza con un arco narrativo d’addio e con una stagione 2025/26 che conduce verso un incontro cruciale con l’Arsenal e una finale di FA Cup. Per un regista che di solito sceglie da sé i propri soggetti, questa volta il calendario di uscita appartiene al calcio, non a un festival.

La posta in gioco è racchiusa nella metafora di Macdonald: due anni trascorsi a puntare l’obiettivo del cinema di prestigio su un uomo che non ha mai fatto un provino, scommettendo che la performance più avvincente della stagione streaming fosse quella che nessuno aveva pensato di scrivere.

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