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The Lincoln Lawyer: l’avvocato carismatico che trasforma la sua auto in un ufficio mobile, tra fascino e grinta

Alice Lange
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La scena iniziale di The Lincoln Lawyer definisce con precisione il tono della serie: Manuel Garcia-Rulfo è Mickey Haller, l’avvocato che dà il titolo alla storia, e se ne sta appoggiato allo schienale in pelle del suo Lincoln Navigator, mentre sistema delle pratiche e impartisce ordini al telefono. L’auto non è un semplice elemento di scena: è il cuore di questo legal drama, un ufficio mobile che finisce per diventare un personaggio a sé. Una metafora azzeccata dello stesso Haller, un uomo che si muove ai margini del sistema giudiziario, ma che dal sedile posteriore della sua vettura esercita un’enorme influenza.

Creata da David E. Kelley e tratta dai romanzi di Michael Connelly, The Lincoln Lawyer è una serie elegante e dal ritmo serrato, che trova il proprio punto di forza nella struttura procedurale. Garcia-Rulfo dà a Haller un’intensità magnetica: è un uomo dal fascino naturale, ma segnato dal peso delle sue passate battaglie contro la dipendenza. La sua interpretazione è il perno della serie e le conferisce una vulnerabilità umana, autentica, che rende credibili anche le manovre legali più improbabili.

La forza della serie sta nella capacità di combinare il dramma giudiziario con vicende personali cariche di conseguenze. La prima stagione, tratta da The Brass Verdict, mette Haller alle prese con un caso di grande risonanza: Trevor Elliott, miliardario e progettista di videogiochi, è accusato di aver ucciso la moglie e il suo amante. Le questioni legali sono avvincenti, ma a spiccare sono soprattutto le dinamiche tra i personaggi. Becki Newton, nei panni di Lorna Crane, l’assistente legale di Haller, offre un’interpretazione tagliente e ricca di sfumature emotive. La sua intesa con Garcia-Rulfo dà spessore al loro rapporto professionale, ulteriormente complicato dal fidanzamento di Lorna con Cisco (Angus Sampson), un investigatore privato dal passato torbido.

Jazz Raycole interpreta Izzy Letts, un’altra persona in fase di recupero dalla dipendenza che diventa l’autista di Haller, e porta nella serie una ventata di energia. Il suo percorso da cliente a confidente è uno degli archi narrativi più coinvolgenti, e offre uno sguardo sulle difficoltà che Haller stesso affronta nel restare sobrio e trovare una via di redenzione. Neve Campbell, nel ruolo di Maggie McPherson, ex moglie di Haller e pubblico ministero, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla storia. La loro relazione, fatta di riavvicinamenti e rotture, è attraversata da tensioni professionali e personali, e rende i loro confronti tra i momenti più avvincenti della serie.

The Lincoln Lawyer, però, non è priva di difetti. A tratti la trama appare fin troppo intricata, come se Kelley volesse riversare nella serie ogni svolta e colpo di scena giudiziario dei romanzi di Connelly. Il ritmo inciampa, soprattutto quando la narrazione si sofferma su sottotrame che non arrivano a una conclusione davvero soddisfacente. L’indagine sull’omicidio di un collega di Haller, per esempio, è interessante, ma spesso sembra scollegata dalla vicenda principale. E per quanto Garcia-Rulfo sia convincente, alcune interpretazioni secondarie risultano poco sfaccettate, soprattutto nelle prime stagioni.

Anche il tono è un problema. La serie vuole essere insieme un ritratto crudo del sistema giudiziario e un procedural patinato, ma spesso non riesce a essere né l’uno né l’altro. Le scene in tribunale sono coinvolgenti, ma non hanno la tensione viscerale di serie come Better Call Saul. E, per quanto il dramma personale funzioni, a volte sembra aggiunto in un secondo momento, come se Kelley si limitasse a spuntare una lista di temi invece di esplorare a fondo la psicologia dei suoi personaggi.

Ciò non toglie che The Lincoln Lawyer abbia i suoi momenti. Il rapporto tra Haller e Izzy Letts porta nella serie una nota di calore, così come quello, in continua evoluzione, tra Mickey e Maggie McPherson. E quando la storia si concentra sui dettagli delle strategie legali, la serie dà il meglio di sé. La seconda stagione, che adatta The Fifth Witness, introduce Lisa Trammell (Yaya DaCosta), una chef accusata di aver ucciso un costruttore intenzionato a sottrarle la casa e l’attività. Il suo caso offre alcune delle scene processuali più avvincenti della serie, mentre la strategia difensiva di Haller si sviluppa come un puzzle costruito con cura.

La terza stagione si addentra in territori ancora più cupi: Haller difende un magnaccia digitale accusato di aver ucciso una delle sue clienti. Questo arco narrativo affronta i temi dello sfruttamento e della giustizia nel mondo contemporaneo, offrendo una prospettiva nuova sul sistema giudiziario. Al tempo stesso, mette in evidenza alcuni dei punti deboli della serie: la trama diventa sempre più intricata e il ritmo ne risente.

In definitiva, The Lincoln Lawyer è un’aggiunta piacevole, anche se discontinua, al genere del legal drama. Kelley dimostra di conoscere a fondo i meccanismi del tribunale e porta sullo schermo la sua competenza con sicurezza. La serie, tuttavia, dà spesso l’impressione di voler essere troppe cose tutte insieme — studio di un personaggio, procedural, dramma personale — e così facendo a volte perde di vista ciò che la rende unica.

The Lincoln Lawyer è adatta a chi ama i legal drama con personaggi complessi e trame articolate. Non è una serie rivoluzionaria, ma sa coinvolgere abbastanza da tenere gli spettatori incollati allo schermo. Le interpretazioni sono solide, la scrittura è incisiva e le scene in tribunale funzionano. Chi cerca un’analisi più sfumata del sistema giudiziario o personaggi sviluppati più in profondità, però, potrebbe restare insoddisfatto.

In conclusione, The Lincoln Lawyer è una proposta solida nel panorama dei legal drama: offre abbastanza per mantenere vivo l’interesse del pubblico, ma non quanto basta per distinguersi davvero dalle serie dello stesso genere.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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