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Gamera -Rebirth-: la potenza del protettore illumina il cielo di Tokyo

Alice Lange
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La prima inquadratura di Gamera -Rebirth- resta impressa nella memoria ben oltre i titoli di coda: uno stormo di minuscoli Gyaos, con le ali coriacee che fremono come quelle di pipistrelli appena usciti da una grotta, oscura lo skyline di Tokyo mentre strilla e si lancia sulla sua preda. È un’immagine che definisce subito il tono di questo universo kaiju rinnovato: un mondo in cui minacce mostruose convergono sull’umanità e in cui un solo guardiano si frappone tra l’ordine e il caos. Diretto da Hiroyuki Seshita, Gamera -Rebirth- è la più recente serie anime originale di Netflix: arriva portando sulle spalle il peso della storia del franchise, ma anche con la libertà di reinventare ciò che Gamera può essere.

La serie ci porta nell’estate che fa da ponte tra le ere Shōwa e Heisei del franchise di Gamera. È un mondo in cui tre bambini delle elementari — Boko (Hisako Kanemoto), Brody (Subaru Kimura) e Joe (Yoshitsugu Matsuoka) — assistono all’arrivo del loro salvatore volante, una tartaruga pronta a combattere per proteggere Tokyo dall’annientamento. La regia di Seshita è intrisa di omaggi: attinge ai precedenti film di Gamera e, al tempo stesso, ritaglia uno spazio per questa nuova incarnazione. La scelta di evitare vittime umane nelle prime apparizioni di Gamera colpisce in modo particolare e sottolinea il suo ruolo di kaiju non soltanto distruttore, ma anche protettore. In una scena memorabile, Gamera scaglia i nemici in aree aperte, tenendo i civili fuori pericolo: un modo discreto ma efficace per ribadirne la natura benevola.

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Dal punto di vista visivo, Gamera -Rebirth- è un trionfo. I design di Gamera e Gyaos, rielaborati a partire da un cortometraggio del 2015 diretto da Katsuhito Ishii, trovano un equilibrio accurato tra minaccia e intelligenza. La scelta di Seshita di modificare l’aspetto di Gamera — rendendolo meno minaccioso e mettendone in risalto la gentilezza e la dignità — è evidente in ogni fotogramma. L’animazione di ENGI è fluida e dinamica, soprattutto nelle sequenze d’azione, dove le manovre aeree di Gamera sono rese con grande precisione. La serie è valorizzata anche dalla colonna sonora punk rock dei Wanima, che imprime al racconto un’energia ribelle. La sigla iniziale, Natsuake, pulsa di sfrontatezza giovanile, mentre il brano finale, FLY&DIVE (jp), offre un momento di quiete e riflessione nel mezzo del caos.

La narrazione, però, inciampa qua e là. L’idea dei bambini che proteggono il loro protettore è convincente, ma la sua realizzazione a tratti risulta discontinua. Nei primi episodi il ritmo rallenta mentre la serie presenta il mondo e i personaggi, e alcuni dialoghi tra i giovani protagonisti possono apparire fin troppo enfatici o semplicistici. In una scena Boko dichiara: «Gamera ci ha sempre protetti, ora tocca a noi proteggere lui». È una battuta in sintonia con i temi della serie, ma suona più come uno slogan gridato nel cortile della scuola che come un momento di autentica intensità emotiva.

Il cast vocale offre interpretazioni solide, anche se nessuna spicca per particolare capacità di trasformazione. Kanemoto, Kimura e Matsuoka portano energia giovanile nei rispettivi ruoli, ma la sceneggiatura non sempre offre loro abbastanza spessore su cui lavorare. Le loro conversazioni ruotano spesso attorno ai mostri che hanno visto o al pericolo che incombe su Tokyo, ma nelle relazioni tra loro manca una certa sfumatura, e diventa difficile partecipare alle vicende personali dei protagonisti. Mamoru Miyano (Tazaki) e Saori Hayami (Emiko), interpreti dei ruoli secondari adulti, se la cavano un po’ meglio, anche se i loro personaggi restano in parte poco sviluppati. Miyano, in particolare, dà gravità alle sue scene e innalza il livello del materiale, ma anche lui è penalizzato da una sceneggiatura che privilegia lo spettacolo all’evoluzione dei personaggi.

Uno dei maggiori punti di forza della serie è la volontà di rendere omaggio all’eredità del franchise di Gamera. Seshita e il suo team hanno disseminato Rebirth- di riferimenti e richiami ai film precedenti: dalla versione acustica dell’iconica Gamera March, inserita in momenti cruciali, al riutilizzo di design e scene tratti da progetti passati. Questa attenzione ai dettagli farà la gioia dei fan di lunga data, ma potrebbe allontanare chi si avvicina per la prima volta alla serie e non possiede il contesto necessario per cogliere i rimandi. In un episodio compare in bella evidenza un giornale con Gamera in copertina: un dettaglio discreto ma efficace, che radica la serie nella propria storia.

Eppure, nonostante i suoi pregi, Gamera -Rebirth- fatica a trovare una propria identità sotto il peso delle opere che l’hanno preceduta. La serie rende omaggio ai precedenti film di Gamera con tale frequenza da sfiorare talvolta l’autocompiacimento, mettendo alla prova la pazienza di chi non conosce la storia del franchise. In alcuni momenti, lo show sembra più una raccolta dei maggiori successi che una rilettura originale del materiale.

Dal punto di vista tematico, Gamera -Rebirth- esplora i concetti di protezione e responsabilità, sia sul piano sociale sia su quello personale. La serie pone una domanda: che cosa significa essere un guardiano? Il ruolo di Gamera come protettore è chiaro, ma lo show approfondisce anche le responsabilità dei bambini che assistono alle sue battaglie. Questa duplicità è uno degli aspetti più coinvolgenti della serie, anche se non viene sempre esplorata con la profondità che meriterebbe.

Nel confronto con altri film kaiju e anime, Gamera -Rebirth- regge il paragone sul piano dello spettacolo visivo, ma non raggiunge la stessa coesione narrativa. Film come Godzilla vs. Kong o Attack on Titan: The Final Season riescono a bilanciare l’azione e lo sviluppo dei personaggi, un risultato che Rebirth- fatica a ottenere con continuità.

In definitiva, Gamera -Rebirth- saprà soddisfare gli appassionati di kaiju e gli anime fan in cerca di animazione di alta qualità e sequenze d’azione. La sua attenzione quasi esclusiva alla nostalgia, tuttavia, potrebbe limitarne il richiamo presso un pubblico più ampio. La serie brilla per il design visivo e l’esplorazione dei temi, ma perde colpi nel ritmo e nello sviluppo dei personaggi.

Gamera -Rebirth- è una lettera d’amore al passato del franchise, ma ricorda anche che perfino i personaggi più amati hanno bisogno di idee nuove per continuare a vivere.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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