Serie

1670 torna su Netflix: la commedia mockumentary polacca porta la sua satira alla corte del re

Liv Altman

Esiste una commedia che ha ragione quasi per caso. Raduna un gruppo di vanitosi incapaci di vedersi, ti invita a riderne e poi, verso il terzo episodio, capisci che lo scherzo non ha mai riguardato quegli sciocchi. Riguardava il meccanismo che consegna loro il potere e chiama libertà il risultato. È il gioco che la serie polacca 1670 mette in scena fin dalla prima inquadratura.

YouTube video

Per chi arriva nuovo, conviene collocarla. 1670 è un finto documentario ambientato nella Confederazione polacco-lituana, girato come se una troupe si fosse intrufolata in un maniero del Seicento a raccogliere confessioni in camera. Il suo protagonista è Jan Paweł Adamczewski (Bartłomiej Topa), un nobile mediocre convinto di essere destinato a diventare l’uomo più famoso di Polonia, e con lui tutto il mondo della szlachta: privilegi, faide e cerimonia. Su Netflix è diventata la commedia polacca di punta della piattaforma, quella rarità che è una serie sottotitolata capace di viaggiare.

La nuova stagione non ripresenta nulla, e fa bene. Le interessa l’escalation. Se le prime due tenevano i deliri di Jan Paweł chiusi nel villaggio di Adamczycha, la terza li libera su un palcoscenico più ampio: dopo il raccolto, il nobile vuole dimostrarsi un vero homo sarmaticus e raggiunge la corte reale per studiare il potere alla fonte. Il mondo si allarga dal maniero a Varsavia, e gli autori avvertono che il tono si fa più cupo, più vicino alla prima stagione che alla seconda.

Ciò che impedisce a 1670 di essere un semplice sketch in costume è il suo bersaglio. La Confederazione che ritrae si reggeva sulla Libertà d’oro, il prezioso fascio di privilegi nobiliari, e sul liberum veto, la regola che permetteva a un solo deputato di sciogliere un’intera assemblea gridando il proprio dissenso. La serie fa del veto una gag ricorrente, e la gag continua a funzionare perché il meccanismo non è morto. Un sistema in cui chiunque può bloccare tutto in nome della libertà individuale non è una curiosità del Seicento: è la grammatica riconoscibile di buona parte della politica di oggi.

È qui che la serie si guadagna un posto in una tradizione più lunga. La commedia polacca smonta la solennità ufficiale da mezzo secolo, da Rejs di Marek Piwowski a Miś di Stanisław Bareja, che trasformarono il linguaggio delle commissioni e della burocrazia in una barzelletta nazionale. 1670 eredita quel fiuto per l’assurdo dei sistemi e lo incrocia con la grammatica del finto documentario che il pubblico riconosce in The Office o What We Do in the Shadows. Ciò che aggiunge è l’epoca: vestendo il mockumentary con la seta del sarmatismo — la fantasia nobiliare di discendere da antichi guerrieri — fa sì che il costume giuri che è passato remoto mentre ogni confessione giura il contrario.

Il cast torna al completo, decisivo per una commedia che si costruisce per accumulo. Aniela (Martyna Byczkowska), la figlia che legge, fonda questa stagione una scuola per i contadini del villaggio come risposta concreta alla loro miseria e resta la coscienza del racconto. Jakub (Michał Sikorski), il figlio diventato prete, affila il conflitto con il padre; Zofia (Katarzyna Herman) fa l’opposto del marito — dice meno e pesa di più — mentre il matrimonio si raffredda. L’assurdo arriva fino a un contadino che sogna di andare sulla Luna, ma la sciocchezza non si stacca mai dalla domanda: chi ha il potere e chi no.

A priest wielding a mallet in 1670 season 3
Photo: Robert Palka / Netflix

È la tensione che la stagione si rifiuta di risolvere, e fa bene. Una commedia così precisa sul fallimento istituzionale pone una domanda a cui non può rispondere dall’interno: nominare l’assurdità di un sistema cambia qualcosa, o la risata è solo il modo più sopportabile di continuare a conviverci? 1670 sa che la szlachta non si riformerà. Sospetta che lo spettatore riconosca la sensazione.

1670 debutta con la terza stagione su Netflix il 5 agosto 2026, cast al completo e stessa squadra: lo sceneggiatore e creatore Jakub Rużyłło e i registi Maciej Buchwald e Kordian Kądziela, produzione Akson Studio. Le prime due stagioni sono disponibili, ed è da lì che conviene entrare: la battuta, come sempre, è cumulativa.

Cast

Tag: , , , , ,

Discussione

Ci sono 0 commenti.