Tecnologia

WhatsApp ora fa entrare nelle chiamate anche chi non ha un account

Susan Hill
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Per partecipare a una chiamata WhatsApp non è più necessario che tutti abbiano WhatsApp. Ora chi organizza può creare un link alla chiamata, inviarlo via email o SMS e consentire al destinatario di aprirlo nel browser di un computer, inserire un nome e collegarsi: non serve installare un’app, né registrare un account o un numero di telefono. Per un servizio di messaggistica che, secondo Meta, è usato ogni mese da oltre tre miliardi di persone, viene meno il motivo più comune per spostare su Zoom una chiamata di famiglia o un colloquio di lavoro.

L’ospite ha a disposizione quasi tutte le funzioni di un utente registrato. Nell’annuncio, Meta elenca chiamate individuali e di gruppo fino a 32 persone, condivisione dello schermo, possibilità di alzare la mano e reazioni con emoji: tutto protetto dalla stessa crittografia end-to-end delle normali chiamate WhatsApp e, secondo Meta, senza limiti di durata. È proprio quest’ultimo aspetto a fare la differenza: i piani gratuiti di Zoom e Google Meet interrompono le riunioni di gruppo dopo 40 e 60 minuti, costringendo tanti utenti a riavviare la chiamata con un nuovo link.

Il controllo resta nelle mani di chi ha creato il link. Gli ospiti arrivano in una sala d’attesa e devono essere ammessi dall’organizzatore prima di poter sentire gli altri; quest’ultimo può anche rimuoverli in qualsiasi momento. Una volta entrato, l’ospite non può vedere i numeri di telefono degli altri partecipanti, inviare messaggi o aggiungere altre persone alla chiamata. Nelle schermate di invito diffuse da Meta compare un’avvertenza esplicita: chiunque abbia il link può partecipare, quindi va condiviso solo con persone di cui ci si fida.

I limiti riguardano soprattutto gli ospiti. Solo chi ha un account WhatsApp può creare un link: chi non usa il servizio può essere ammesso, ma non può avviare una chiamata. Meta spiega che gli ospiti possono collegarsi dal browser di un computer e nell’annuncio non menziona i telefoni, escludendo così un ampio gruppo di potenziali invitati: chi usa sempre lo smartphone e non ha mai installato l’app. Meta, inoltre, non ha chiarito se la funzione sarà disponibile contemporaneamente in tutti i Paesi. E il link diventa l’anello debole. Se viene inoltrato per errore nella chat di gruppo sbagliata, uno sconosciuto può finire nella sala d’attesa: l’unica protezione è che l’organizzatore non prema «Ammetti» d’istinto.

Le chiamate per gli ospiti si basano sulle chiamate via browser, che Meta ha aggiunto alla versione web di WhatsApp all’inizio di quest’anno, come ha segnalato The Verge nel suo articolo. La novità permette anche a chi non usa il servizio di partecipare e porta WhatsApp nel territorio delle app per riunioni: colloqui, chiamate con i clienti e conversazioni tra genitori e insegnanti con qualcuno che non vuole installare un’altra app.

Meta ha annunciato le chiamate per gli ospiti il 14 ottobre 2026 e dichiara che sono già disponibili. Per creare un link, l’organizzatore deve toccare l’icona del più nella scheda Chiamate. Più avanti quest’anno, WhatsApp prevede di introdurre componenti aggiuntivi per i calendari di Google e Outlook, che inseriranno un link a una chiamata WhatsApp negli inviti; gli invitati potranno partecipare con o senza un account.

Quando arriveranno questi componenti aggiuntivi, una chiamata WhatsApp occuperà lo stesso spazio in calendario di un link Zoom o Teams e a chi la riceve non servirà sapere, né importerà, quale app l’ha inviata.

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