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La NASA pubblica 800 GB di dati di Artemis II: foto della Luna e audio dell’equipaggio aperti a tutti

Susan Hill
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La Luna che quattro persone hanno osservato dai finestrini di Orion non appartiene più soltanto a loro. NASA ha aperto a tutti l’archivio scientifico lunare di Artemis II, e l’aspetto più interessante non è la sua dimensione. Oggi uno studente con un laptop può ascoltare un pilota descrivere il paesaggio lunare così come lo ha visto, scorrere le immagini del cratere inquadrato a mano dall’equipaggio e riutilizzare ciò che trova.

La maggior parte dei resoconti si è fermata alla cifra da prima pagina, parlando di un semplice scarico di dati. È una definizione che sminuisce la pubblicazione e, allo stesso tempo, la fa apparire più imponente di quanto sia. Si tratta di un archivio strutturato e citabile, corredato di strumenti gratuiti per consultarlo; manca però ancora un elemento essenziale per chi spera di collocare queste foto su una mappa lunare.

Cosa ha inserito NASA nell’archivio

Il 7 ottobre, oltre 800 gigabyte di dati scientifici lunari di Artemis II sono stati caricati nel Planetary Data System di NASA, l’archivio pubblico delle missioni planetarie dell’agenzia. Una parte del materiale non era mai stata pubblicata. Il pacchetto comprende oltre 11.000 immagini e video a piena risoluzione, realizzati con le fotocamere Nikon D5 e Z9 portatili dell’equipaggio e con le telecamere di Orion, 8,5 ore di osservazioni scientifiche registrate, trascrizioni e immagini annotate dai membri dell’equipaggio. NASA lo definisce «il primo set di dati di scienze planetarie raccolto principalmente da esseri umani in oltre mezzo secolo». A raccoglierlo sono stati Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch di NASA e Jeremy Hansen della Canadian Space Agency.

Insieme ai file sono stati pubblicati tre documenti: un rapporto scientifico preliminare sulla Luna, un rapporto sulle operazioni scientifiche lunari e una guida per gli utenti dei dati, che il PDS Geosciences Node consiglia come punto di partenza perché descrive l’intero archivio.

Non serve scaricare 800 GB

Per la maggior parte dei lettori, l’accesso è più semplice e immediato. NASA Science mette a disposizione un album di immagini scientifiche lunari, con le foto incluse nel rapporto, visibili e scaricabili gratuitamente, e una Artemis Audio Library con le registrazioni non montate dell’equipaggio. Tra le frasi tratte da NASA dall’audio degli astronauti ci sono quelle di Glover sul confine tra il giorno e la notte lunari — «Il terminatore è la cosa più impressionante che abbia visto finora» — e di Koch: «Sembra la guancia itterica della Luna».

Chi cerca i file originali può usare il PDS Image Atlas, che consente di filtrare i contenuti delle fotocamere dell’equipaggio e di Orion in base all’orario, alla fotocamera e al livello di elaborazione, così da scaricare una singola sequenza invece dell’intero archivio. Il programma gratuito PDS4 Viewer funziona su Windows, Mac e Linux; sono disponibili anche il suo codice sorgente e una libreria Python. Ogni pacchetto ha un proprio DOI e la guida per gli utenti spiega come citarlo: un piccolo dettaglio che permette di risalire ai file esatti usati in un progetto scolastico o in un articolo di ricerca.

Cosa si può fare con i dati

Le questioni sui diritti sono l’aspetto che i resoconti sullo scarico di dati hanno trascurato. Le linee guida di NASA sui contenuti multimediali dicono che, in generale, le sue immagini, i suoi audio e i suoi video non sono soggetti a copyright negli Stati Uniti, a condizione che NASA sia indicata come fonte. I limiti sono precisi: l’uso commerciale non può suggerire che NASA approvi un prodotto; nomi e immagini degli astronauti in attività non possono comparire su prodotti o materiale promozionale commerciale; inoltre, il logo di NASA non può essere affiancato a immagini generate dall’intelligenza artificiale. Uno sfondo con un cratere, attribuito a NASA, rispetta le regole. Una pubblicità costruita intorno al volto di un astronauta, invece, no.

L’elemento che manca

C’è ancora un tassello che non è arrivato. Il pacchetto SPICE, che contiene i dati sulla geometria delle osservazioni della missione, è in ritardo e la pagina dell’archivio PDS dice che è atteso «nel prossimo futuro». Finché non sarà disponibile, chi vorrà indicare su una mappa lunare il punto ritratto in una foto dell’equipaggio dovrà fare da sé l’abbinamento, come ha fatto il team di NASA quando ha accostato le immagini del bacino Orientale scattate dagli astronauti ai dati del Lunar Reconnaissance Orbiter per creare mappe di elevazione, rugosità e abbondanza di rocce.

Cosa ha visto l’equipaggio

È la scienza emersa finora a rendere l’archivio così interessante. Durante il sorvolo, il Sole è rimasto nascosto dietro la Luna per 54 minuti, visto da Orion. In quell’oscurità l’equipaggio ha individuato cinque lampi estremamente deboli: frammenti rocciosi, ciascuno stimato in non più di qualche centimetro, che colpivano la superficie. Prima di confermarli, il team scientifico ha escluso che si trattasse di raggi cosmici o riflessi della navicella. Secondo NASA, potrebbero essere i lampi d’impatto più deboli mai osservati a occhio nudo. Wiseman, Glover e Hansen li hanno cerchiati su un’immagine visualizzata su un tablet, e anche queste annotazioni sono incluse nell’archivio.

L’equipaggio ha inoltre segnalato colori in luoghi che quasi tutti immaginano grigi. Le tonalità marroni indicano la presenza di ferro, quelle blu suggeriscono rocce vulcaniche ricche di titanio e quelle verdi fanno pensare a vetro di origine vulcanica o da impatto. NASA precisa che si tratta di risultati preliminari e afferma che stanno già contribuendo ai piani per Artemis III. Le immagini del terminatore mostrano perché: la luce radente in quella zona ricorda le condizioni nei pressi del Polo Sud lunare.

In un punto di quelle registrazioni, due astronauti vedono una pietra, non più grande di qualche centimetro, colpire la Luna e trovano l’unica parola adatta: «È proprio come un “bloop!”». Ora chiunque può premere play e ascoltarla.

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