Scienza

Il cervello addormentato ricostruisce i ricordi negativi con più precisione di quelli positivi

Peter Finch

Ogni notte, mentre dormiamo, il cervello ripassa gli eventi della giornata e decide cosa conservare. Un nuovo studio ha identificato il meccanismo neuronale alla base di questo processo — e quel meccanismo ha una tendenza che fa riflettere: il cervello ricostruisce le esperienze negative con una fedeltà significativamente maggiore rispetto a quelle positive o neutre. I risultati, pubblicati su Nature Neuroscience, non spiegano soltanto come funziona la consolidazione della memoria, ma perché i momenti brutti tendono a incidersi più in profondità di quelli belli — e aprono una prospettiva terapeutica concreta per disturbi come il disturbo da stress post-traumatico.

Il protagonista della scoperta è una scarica elettrica che i neuroscienziati chiamano sharp-wave ripple — una brevissima raffica di attività sincronizzata nell’ippocampo, la struttura cerebrale deputata all’elaborazione della memoria. È noto da decenni che questi ripples, che si attivano durante il sonno non-REM, riproducono frammenti di esperienze vissute da svegli e li trasferiscono nella memoria a lungo termine. Quello che lo studio rivela per la prima volta è che non tutti i ripples sono equivalenti: quando si sincronizzano simultaneamente lungo entrambi i poli dell’ippocampo — dorsale e ventrale — il cervello produce una riattivazione molto più precisa degli eventi negativi rispetto a quelli positivi.

Il team guidato dalla neuroscienziata Gabrielle Girardeau dell’Institut du Cerveau di Parigi ha registrato simultaneamente l’attività elettrica di entrambe le estremità dell’ippocampo in ratti addormentati, a seguito di due tipi di esperienze — una gratificante e una avversiva. L’ippocampo non è una struttura omogenea. Il suo polo dorsale elabora la memoria spaziale e contestuale; quello ventrale è densamente connesso all’amigdala e agli altri centri di elaborazione emotiva. Nel sonno ordinario, le due regioni emettono ripples in modo indipendente. Ma dopo le esperienze avversive, i ripples si sono sincronizzati sull’intera asse dorso-ventrale — e quando accadeva, i gruppi di neuroni che codificavano l’evento negativo si riattivavano con una precisione sostanzialmente superiore a quelli che codificavano l’esperienza gratificante.

I motori di questa asimmetria

A guidare questa asimmetria sembrano essere neuroni specifici del polo ventrale dell’ippocampo, che rispondono selettivamente a stimoli minacciosi o stressanti. Durante i ripples coordinati che seguono un’esperienza avversiva, questi neuroni mostravano un’attività marcatamente aumentata, amplificando il segnale inviato dai centri emotivi verso il sistema della memoria contestuale. Il risultato è una forma di prioritizzazione neurale: il cervello addormentato tratta le esperienze negative come più degne di essere ricordate e le codifica di conseguenza. Una logica che, per quanto scomoda, ha probabilmente radici evolutive precise — ricordare meglio ciò che è pericoloso o doloroso aumenta le probabilità di sopravvivenza.

Le implicazioni cliniche sono rilevanti. Il meccanismo dei ripples coordinati potrebbe essere alla base della consolidazione patologica della memoria che si osserva nel disturbo da stress post-traumatico, dove certi ricordi avversivi non vengono semplicemente conservati ma rinforzati ripetutamente. Se la sincronizzazione ippocampale è il substrato neurofisiologico attraverso cui i ricordi traumatici diventano persistenti, modulare quella sincronizzazione durante il sonno rappresenterebbe un bersaglio terapeutico di tipo nuovo. Esperimenti preliminari su animali hanno già dimostrato che sopprimere i ripples del polo ventrale dell’ippocampo dopo un evento stressante riduce i successivi comportamenti ansiosi. Lo studio stesso indica esplicitamente questa prospettiva.

Occorre tuttavia tenere presente i limiti metodologici. La ricerca è stata condotta su ratti, e sebbene l’architettura ippocampale sia ampiamente conservata tra roditori e umani, le dinamiche precise potrebbero differire. Le condizioni di laboratorio — un singolo stimolo avversivo seguito da monitoraggio immediato del sonno — riproducono solo in parte la realtà emotiva umana, dove eventi multipli si sovrappongono nel tempo. Se lo stesso meccanismo di ripples coordinati governi la consolidazione di traumi complessi negli esseri umani, o solo quella di semplici memorie di paura condizionata, è una domanda ancora aperta.

Lo studio proviene dal laboratorio Girardeau dell’Institut du Cerveau di Parigi ed è stato pubblicato su Nature Neuroscience. Il team ha annunciato che la prossima fase di ricerca esaminerà se una stimolazione a ciclo chiuso durante il sonno — interventi precisamente sincronizzati per interrompere i ripples coordinati nel momento in cui si attivano — possa ridurre la sovra-consolidazione dei ricordi avversivi senza intaccare la memoria spaziale o emotivamente neutra.

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