Cinema

Mattone d’oro: l’ascesa disperata di un operaio

Alice Lange
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La prima inquadratura di Mattone d’oro si sofferma su una costosa bottiglia di profumo, il tappo dorato che cattura la luce della fabbrica: un metafora dell’ambizione e del tradimento. Il film del 2023 di Jérémie Rozan, un mix francese di commedia, crimine e dramma, trasforma questa immagine in una storia di disperazione economica e ribellione aziendale. La trama segue Daniel Sauveur (Raphaël Quenard), un operaio stanco del suo lavoro ingrato che escogita un piano per trafficare profumi di lusso sotto il naso del suo datore di lavoro.

Mattone d’oro è, nel cuore, una storia sulla lotta per la mobilità sociale in un mondo aziendale indifferente. Questo tema risuona fortemente, radicando il film in un’esplorazione attuale e riconoscibile delle disuguaglianze economiche. Il percorso di Daniel è uno con cui molti possono identificarsi: un individuo diligente intrappolato in un lavoro senza sbocco, mentre vede gli altri arricchirsi grazie al suo duro lavoro. La forza del film risiede nella capacità di rappresentare questa lotta con umorismo e pathos, rendendo Daniel un protagonista simpatico nonostante le sue attività criminali.

Raphaël Quenard offre una performance memorabile nei panni di Daniel Sauveur. Il suo interprete cattura la miscela sfumata di disperazione, astuzia e vulnerabilità che definiscono il personaggio. La fisicità di Quenard è particolarmente notevole: trasmette la stanchezza delle lunghe ore in fabbrica, la tensione nel nascondere il suo piano ai colleghi e l’euforia del portare a termine una rapina. La sua performance tiene insieme il film, rendendo Daniel un personaggio centrale avvincente. Igor Gotesman come Scania fornisce un solido supporto, aggiungendo un tocco di cameratismo e leggerezza ai temi più cupi della storia. La chimica tra Quenard e Gotesman è palpabile, rendendo le loro interazioni alcuni dei momenti più coinvolgenti del film.

Tuttavia, l’esecuzione del film inciampa in diversi punti. Sebbene la premessa sia avvincente, la trama diventa complessa e difficile da seguire man mano che procede. Rozan tenta di fondere commedia, crimine e dramma, ma i generi si scontrano invece di integrarsi. L’umorismo spesso risulta forzato, smorzando la tensione delle sequenze di rapina. Inoltre, il ritmo è irregolare: alcune scene si trascinano mentre altre corrono attraverso sviluppi cruciali. Questa incoerenza rende difficile immergersi completamente nella narrazione.

Le interpretazioni sono contrastanti. Mentre Quenard e Gotesman brillano, altri membri del cast risultano piatti. Antoine Gouy come Patrick Breuil, il figlio inetto che diventa CEO dopo la morte di suo padre, è particolarmente insipido. Il suo personaggio funziona più come un espediente narrativo che come una figura a tutto tondo, indebolendo l’impatto emotivo della storia. Agathe Rousselle come Virginie e Nina Meurisse come Beatrice Breuil offrono un supporto adeguato ma mancano di profondità per rendere i loro personaggi memorabili. Grégoire Colin come Brice Nougarolis e Youssef Hajdi come Ange sono utilizzati in modo simile, con ruoli che sembrano riempitivi piuttosto che elementi essenziali della trama.

La regia di Rozan è tecnicamente solida ma manca di uno stile distintivo. La cinematografia è funzionale, con pochi momenti salienti che elevano il materiale. Il linguaggio visivo del film spesso sembra generico, fallendo nel distinguersi da altre commedie sul tema delle rapine. Il design sonoro e la colonna sonora non aggiungono molto alla narrazione, svanendo spesso in sottofondo. Questa mancanza di elementi audio-visivi distintivi fa sembrare Mattone d’oro un’opportunità mancata per Rozan di affermare la sua voce unica nel genere.

I temi del film sulla lotta economica e lo sfruttamento aziendale sono attuali e rilevanti, ma non vengono esplorati con la profondità che meritano. La narrazione spesso privilegia i meccanismi della rapina rispetto allo sviluppo dei personaggi, lasciando il pubblico con una comprensione superficiale delle motivazioni di Daniel e del commento sociale più ampio. Questo squilibrio indebolisce l’impatto emotivo del film, rendendo difficile seguire appieno il percorso di Daniel.

Mattone d’oro è un film con potenziale che alla fine fallisce a causa delle sue incoerenze strutturali e tonali. Sebbene la performance di Quenard e la premessa centrale siano punti forti, la trama contorta, il ritmo irregolare e la mancanza di uno stile visivo distintivo lo trattengono dal diventare un’esperienza memorabile. La fusione di commedia, crimine e dramma sembra forzata piuttosto che armoniosa, e l’esplorazione delle disuguaglianze economiche è superficiale al meglio.

I paralleli con Ocean’s Eleven sono appropriati in termini di trama complessa e meccanismi della rapina, ma Mattone d’oro manca del fascino e della coesione che hanno reso il film del 2001 un classico. L’umorismo in Mattone d’oro spesso cade a vuoto, fallendo nel bilanciare i temi più cupi di disperazione economica ed sfruttamento aziendale. Questa incoerenza tonale rende difficile al film trovare il suo equilibrio.

Mattone d’oro è probabilmente destinato ad appassionare soprattutto gli amanti dei film sulle rapine che cercano trame complesse e storie di underdog. Tuttavia, chi cerca un’esplorazione più sfumata delle disuguaglianze economiche o un’esperienza cinematografica visivamente distintiva potrebbe trovarlo deludente. Le performance di Quenard e Gotesman sono i punti salienti, ma non bastano a elevare il film sopra le sue carenze strutturali e tonali.

In conclusione, Mattone d’oro è un film imperfetto ma intrigante che esplora temi attuali con risultati misti. I suoi punti di forza risiedono nella premessa centrale e nelle interpretazioni principali, mentre le debolezze derivano da un ritmo irregolare, una trama contorta e la mancanza di uno stile visivo distintivo.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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