Cinema

Toro scatenato, l’opera in bianco e nero con cui Scorsese ha filmato la rovina di Jake LaMotta

Jun Satō

Toro scatenato si apre su una figura sola, incappucciata, che tira pugni alla propria ombra al rallentatore nel fumo delle sigarette mentre gli archi di Mascagni salgono su un ring deserto. È l’immagine più elegante che Martin Scorsese abbia mai costruito, e introduce l’uomo meno elegante che abbia mai filmato. Robert De Niro interpreta Jake LaMotta, un peso medio che combatteva come se il dolore fosse l’unica lingua di cui si fidava, e il film lo segue mentre rovescia quella stessa violenza su chiunque gli si avvicini.

Scorsese e il direttore della fotografia Michael Chapman hanno girato in bianco e nero, togliendo alla boxe ogni glamour fino a lasciare solo la pelle, il sudore e la geometria dura delle corde. L’assenza di colore non è nostalgia: è un modo di guardare LaMotta senza permettere allo spettacolo di lusingarlo.

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I colpi, il rumore, il silenzio

Scritto da Paul Schrader e Mardik Martin a partire dalle memorie dello stesso LaMotta, il film rifiuta l’arco pulito di una storia sportiva. Il pugile sale, diventa geloso, sospetta della moglie e del fratello, e smonta ogni legame con gli stessi riflessi che lo hanno fatto campione. Thelma Schoonmaker monta gli incontri come incubi più che come match: i flash esplodono, le corde gemono, il brusio del pubblico cede al ruggito degli animali. Poi la macchina da presa si ferma, e la violenza si trasferisce in cucina.

Toro scatenato (1980)
Toro scatenato (1980)

De Niro diventa corpo

L’interpretazione di De Niro resta il centro di gravità del film. Si è allenato fino a sostenere veri incontri, poi ha messo su quasi trenta chili per dare corpo al LaMotta invecchiato e gonfio che racconta barzellette in un night. Il cambiamento non è un numero da circo: è l’argomento. Alla fine il corpo del campione è diventato la prigione che il film descriveva dall’inizio. Il lavoro è valso a De Niro l’Oscar come miglior attore e ha presentato due volti destinati a definire un registro del cinema americano: Joe Pesci nel fratello che lo gestisce e Cathy Moriarty nella moglie che non smette di interrogare.

Perché resiste

Più di quarant’anni dopo, Toro scatenato torna di continuo in cima alle classifiche del miglior cinema americano del decennio, e le ragioni stanno in ogni inquadratura. Schoonmaker ha vinto l’Oscar per il montaggio trasformando gli incontri in pura sensazione. Scorsese, che ha raccontato di averlo girato credendo potesse essere l’ultimo, ha versato l’intensità di un convertito in una storia sulla colpa e sull’impossibilità della grazia. La scena finale — LaMotta solo davanti allo specchio di un camerino, che recita al proprio riflesso il ‘potevo essere qualcuno’ di Brando — fa dell’intero film una confessione.

Toro scatenato non redime mai Jake LaMotta, e non finge di farlo. Offre qualcosa di più raro: un film che trova bellezza nella punizione senza giustificarla, e un campione che impara, troppo tardi, che l’avversario più duro è sempre stato allo specchio.

Regia

Martin Scorsese

Martin Scorsese

Cast

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