Cinema

Nowhere è un survival ruvido che vive di Anna Castillo e di un solo container, non un film imprescindibile

Il thriller di sopravvivenza di Albert Pintó, 2023, su una madre alla deriva con la figlia appena nata.
Martha O'Hara
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Una donna incinta, un container, nessuna terra in vista. Nowhere (2023), diretto da Albert Pintó, parte da una premessa spoglia e non la tradisce mai. Mia (Anna Castillo) scappa da un paese in guerra nascondendosi in un container su una nave da carico, dopo aver organizzato la fuga con il marito Nico (Tamar Novas). Una crisi ha fatto scarseggiare i beni di prima necessità, un governo totalitario ha preso il potere e uccide i civili pur di controllare le risorse. La coppia ha paura per sé e per il bambino che deve nascere.

Il piano salta quasi subito. I trafficanti separano i due e Nico finisce in un altro container. A un posto di blocco militare tutti gli occupanti del container di Mia vengono uccisi, tranne lei, che si era nascosta in cima a una pila di casse. Poi c’è la nave, poi una tempesta che getta i container in mare. Quello di Mia si riempie piano d’acqua. Dentro ci sono contenitori Tupperware, auricolari imballati, televisori a schermo piatto, vodka, felpe con cappuccio. Più un trapano, del nastro adesivo e un coltello a serramanico che Mia aveva recuperato prima.

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Qui il film trova la sua misura. Pintó trasforma un magazzino di merci in una cassetta degli attrezzi, e la tensione viene dai gesti, non dagli effetti. Con trapano e coltello Mia buca il tetto per salire in cima al container. Quando si ferisce a fondo la gamba mentre cerca di farsi notare da un aereo, richiude il taglio con pezzi dei televisori e lo disinfetta con la vodka. Più avanti pesca con una rete improvvisata. Nessuna di queste scene esalta la protagonista: mostrano una donna che usa quello che ha sottomano e spera che basti. Il tono asciutto della messinscena dà peso a ogni azione. Il momento più angosciante arriva quando Mia, guardando da un foro di proiettile, vede un altro container pieno di persone affondare a pochi metri dal suo. Lei si salva per un caso, e il film si guarda bene dal dargli un significato.

Quasi tutto passa da Anna Castillo. La sua Mia è sfinita, debole, tormentata da allucinazioni in cui compare la figlia Uma, portata via dai militari e data per morta, e di cui si sente responsabile. Castillo lascia intuire quel senso di colpa anche quando il copione tace. La nascita di Noa, in una notte di tempesta, è il vero punto di svolta. Più dura ancora è la scena in cui Mia mangia la propria placenta per resistere: brutale, ma coerente con la situazione, e dice fin dove la protagonista deve spingersi. Colpisce anche che l’attrice debba cavarsela praticamente da sola: la fatica e la claustrofobia del container passano tutte dal suo corpo, senza gesti enfatici.

Il legame con Nico è il lato debole. Lui telefona due volte. La prima, dopo due giorni, per dirle che sta arrivando a salvarla; la seconda, dopo una ventina di giorni, per confessare di essere stato colpito da un colpo d’arma da fuoco e di avere poche speranze. Dovrebbe essere il cuore emotivo del racconto, ma le chiamate servono soprattutto a dare speranza a Mia per poi togliergliela. Novas ha poco spazio per costruire un personaggio che conosciamo quasi solo per voce. Anche l’annuncio della nascita di Noa, dato a Nico nell’ultima conversazione, ne esce un po’ spento.

La parte politica resta abbozzata. Chi sia davvero il regime, come abbia preso il potere e perché prenda di mira bambini, anziani e donne incinte, lo capiamo solo a grandi linee. La sceneggiatura di Ernest Riera, Miguel Ruz, Indiana Lista, Seanne Winslow e Teresa Rosendoy usa la distopia come motore della fuga e non come tema. È una scelta difendibile, perché il film vuole restare accanto a Mia. Però qualche contorno in più alla minaccia da cui scappa avrebbe giovato, anche perché il senso di colpa verso Uma poggerebbe su un terreno più solido.

Come finisca il viaggio di Mia non lo diremo. Nowhere è un film robusto nelle sue parti migliori e magro altrove. Chi vuole capire come si sia arrivati a quel mondo distopico resterà con le mani vuote. Chi invece vuole vedere cosa possono un corpo, un container pieno di merce e un residuo di ostinazione avrà il suo racconto di sopravvivenza, e Pintó prende la protagonista più sul serio dello scenario che le costruisce intorno.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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