Cinema

‘L’estranea’ porta Paolo Strippoli e il cinema di genere nel concorso di Venezia

Martha Lucas

Con L’estranea, presentato in prima mondiale nel concorso della 83ª Mostra di Venezia, Paolo Strippoli compie il salto che il cinema italiano di genere insegue da anni: dalla piattaforma e dalla sala di mezzanotte alla Sala Grande, in gara per il Leone d’Oro. A trentatré anni, il regista di Corato è uno dei nomi più giovani del Concorso, ed è il suo giorno — la giornata italiana della Mostra ha il suo volto.

Strippoli arriva dall’horror e non lo rinnega. Aveva esordito co-dirigendo con Roberto De Feo A Classic Horror Story, titolo Netflix del 2021 che aveva girato il mondo, poi era passato a Piove. È quel repertorio — la tensione, la famiglia come casa infestata, l’orrore che monta — a entrare ora in un concorso storicamente più incline al realismo e al cinema d’autore contemplativo.

La sua stessa presentazione è una dichiarazione di poetica: L’estranea è «una saga familiare sulla caduta di una famiglia dell’imprenditoria barese, nella quale I Buddenbrook incontrano Faust», «una tragedia pop spietata e viscerale». La trama è essenziale: una donna si presenta all’improvviso a casa della figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea — e quel patto è tornato a chiedere il conto.

Sul piano del cast, l’ambizione è dichiarata: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi guidano il film, con Romana Maggiora Vergano e Adriano Giannini. Due tra le attrici più autorevoli del nostro cinema che affidano il loro peso a un regista molto più giovane. Il film dura centoquindici minuti ed è una coproduzione Italia–Francia–Belgio, con Propaganda Italia e Rai Cinema accanto alla francese Kazak Productions e alla belga Tarantula.

Il dato che conta, oltre alla singola opera, è il contesto: L’estranea è uno dei cinque film italiani in concorso, e la sua selezione è un termometro. La Mostra che un tempo confinava il genere nelle sezioni collaterali ha aperto da tempo il palco principale all’horror e ai suoi derivati, e un cartellone che mette un regista di horror per Netflix in corsa per il Leone d’Oro fa parte di questo movimento. Se poi la scommessa regga, è quello che una prima proiezione non può dire: il registro della tragedia pop può indurirsi in angoscia o sfaldarsi nel camp, e centoquindici minuti sul crollo di una dinastia chiedono allo spettatore di restare dentro il disagio.

L’estranea concorre per il Leone d’Oro, assegnato il 12 settembre dalla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, e arriva nelle sale italiane l’8 ottobre.

Tag: , , , , ,

Discussione

Ci sono 0 commenti.