Cinema

Facing El Chapo su Netflix: due poliziotti e i soldi del cartello che hanno rifiutato

Martha O'Hara

Un normale pattugliamento a Los Mochis, in Sinaloa, offre l’incipit notturno di Facing El Chapo: fari accesi, strade deserte e l’orizzonte limitato di un turno ordinario. Due agenti federali fermano un veicolo rubato, un controllo che inizialmente rientra nel ritmo anonimo del lavoro di polizia. Nel giro di pochi minuti, però, il pattugliamento si trasforma in un incontro con Joaquín “El Chapo” Guzmán, indicato nella premessa del film come il latitante più ricercato al mondo.

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La portata di questa svolta è centrale nell’impianto del film. Una caccia all’uomo nazionale viene compressa nello spazio ristretto e nell’arco urgente di una sola notte, prendendo avvio non da un blitz pianificato attorno a un boss, ma da una decisione presa da due agenti a bordo strada. Le vie di Los Mochis non vengono presentate come un vasto impero criminale da osservare dall’alto; sono il contesto immediato in cui una procedura di routine assume all’improvviso conseguenze che vanno ben oltre il pattugliamento.

Facing El Chapo è un lungometraggio messicano di finzione per Netflix, concepito come thriller crime ispirato a fatti veri, con l’atmosfera ravvicinata di un thriller da camera e l’avanzamento di un procedural. La sua premessa è diretta: due agenti federali fermano un’auto rubata e si ritrovano faccia a faccia con Guzmán. Ma è la prospettiva del film a rendere distinta questa premessa. Il racconto resta con gli agenti, anziché collocare il boss del cartello al centro della storia.

Questa scelta mantiene Guzmán ai margini dell’inquadratura, anche se la sua presenza cambia il significato di ogni decisione attorno a lui. Il film non costruisce il proprio dramma attorno al punto di vista di un boss né sposta l’attenzione sui meccanismi del cartello. Segue invece il lato della polizia nell’incontro: due uomini in servizio, alle prese con una situazione straordinaria dal livello della strada.

Il risultato è una storia modellata dalla prossimità più che dalla scala. L’ambientazione in una sola notte mantiene il fuoco sul problema immediato degli agenti di pattuglia, mentre la cornice dei fatti veri conferisce al controllo un peso nazionale più ampio. Facing El Chapo drammatizza l’operazione che portò alla ricattura di Guzmán, ma la sua domanda centrale non è come un latitante sia diventato una figura di attenzione mondiale. È cosa accade quando alle persone che lo intercettano inaspettatamente viene chiesto di fare una scelta sotto la massima pressione.

Quella scelta è il motore morale del film. Gli agenti non sono posti come simboli distanti delle forze dell’ordine, ma come uomini comuni di fronte alla possibilità di essere comprati in tempo reale. La pressione è personale e immediata: un pattugliamento iniziato con un veicolo rubato mette ora alla prova la tenuta del dovere quando l’offerta dall’altra parte è sostenuta dal denaro del cartello e dalla paura.

I resoconti sull’operazione reale hanno descritto un agente federale che respinse una tangente molto ingente offerta dal cartello. Fonti messicane citate da Infobae hanno indicato la cifra riportata in circa 50 milioni di dollari statunitensi, sebbene quell’importo resti un’attribuzione giornalistica relativa all’evento reale e non un fatto accertato presentato dal film. Anche altre coperture hanno inquadrato la vicenda attorno ad agenti che rifiutarono tangenti durante l’operazione.

Facing El Chapo trasforma quel rifiuto riportato nel centro umano della propria premessa thriller. La posta in gioco non è istituzionale in senso astratto: poggia su due agenti di pattuglia che devono decidere se possano essere comprati quando le conseguenze di un no sono abbastanza vicine da condividere la stessa strada, lo stesso controllo dell’auto e la stessa notte.

Il regista Chava Cartas porta nel materiale un approccio all’azione contenuto, collocando la pressione di un’operazione di rilevanza nazionale nella prospettiva ristretta di due agenti. La struttura in tempo reale, concentrata in una sola notte, le conferisce il suo ritmo dominante: l’attenzione resta su ciò che può essere visto, ascoltato e deciso a distanza ravvicinata, anziché allargarsi in un resoconto panoramico del mondo criminale che circonda l’incontro. È una modalità coerente con il film d’azione Netflix a scala contenuta di Chava Cartas, Contraataque, anche se qui l’inquadratura è modellata da una premessa basata su fatti veri e da un pattugliamento la cui routine è scomparsa all’improvviso.

Alfonso Herrera interpreta Arturo Carmona, l’agente federale protagonista, mentre Noé Hernández interpreta Héctor Rosales, partner di Arturo Carmona e secondo protagonista del film. La loro coppia conferisce alla storia una struttura a due personaggi. Il dramma non è organizzato attorno all’ascesa, alla fuga o alla mitologia del latitante che intercettano, ma attorno alla loro comune esposizione a una prova immediata. Ogni sviluppo è filtrato attraverso le persone incaricate di rispondervi, mantenendo il racconto vicino alla procedura, all’incertezza e al rifiuto.

Héctor Kotsifakis interpreta Joaquín “El Chapo” Guzmán Loera, ma la prospettiva dichiarata del film non fa di Guzmán la fonte della sua autorità narrativa. Juan Pablo Cruz García interpreta Jorge Iván “El Cholo” Gastélum, identificato come luogotenente di Guzmán, mentre Paola Fernández interpreta Isaura. La loro presenza appartiene a una storia che deliberatamente sottrae il punto di vista narco che il pubblico potrebbe aspettarsi da un dramma costruito attorno a un nome tanto noto. Anziché glamourizzare un boss o attribuirgli una prospettiva interiore dominante, Facing El Chapo concentra l’attenzione sugli agenti che affrontano il potere legato a lui.

È anche qui che l’adattamento dello sceneggiatore Bernardo Esquinca, basato su una cronaca di Héctor de Mauleón, colloca il proprio soggetto drammatico: non nello spettacolo di una figura criminale, ma nelle condizioni in cui una coppia di pubblici ufficiali viene spinta a scegliere. Il risultato è inquadrato come un thriller crime messicano ispirato a fatti veri e un procedural la cui scala deriva dalla prossimità. Un controllo automobilistico, un pattugliamento e una notte a Los Mochis portano il peso di una caccia all’uomo molto più ampia senza che il film debba abbandonare il punto di vista degli agenti dal livello della strada.

Le coordinate reali dietro la storia sono ben note. La fuga di Guzmán nel luglio 2015 attraverso un tunnel dal carcere di massima sicurezza dell’Altiplano precedette la sua ricattura a Los Mochis, in Sinaloa, l’8 gennaio 2016. La stampa ha popolarmente definito quell’operazione Operativo Cisne Negro, o Operation Black Swan. Facing El Chapo drammatizza l’operazione di Los Mochis sei mesi dopo la fuga, mantenendo però le forze dell’ordine, e non il cartello, come punto focale.

La storia successiva va oltre l’incontro raffigurato nella premessa del film. Guzmán fu estradato negli Stati Uniti nel gennaio 2017 e condannato nel 2019. Questi eventi sono coordinate del mondo reale, non un ampliamento della trama dichiarata del film, che si concentra sulla notte della ricattura e sull’incontro degli agenti con lui. Indicano tuttavia perché l’operazione di Los Mochis conservi il proprio posto in una più ampia storia pubblica di fuga, inseguimento e cattura.

Prodotto da Draco Films, il lungometraggio arriva inoltre nel quadro del continuo investimento di Netflix in storie true crime messicane pensate per una diffusione internazionale. Debutterà globalmente su Netflix il 21 agosto 2026 con il titolo internazionale Facing El Chapo; in Messico si intitola La Captura. La scelta di una prospettiva poliziesca circoscritta distingue il suo approccio dalle storie che rendono la figura narco l’attrazione principale, spostando l’enfasi sulle persone che devono reagire quando quella figura entra nel loro mondo immediato.

Eppure una singola cattura non può contenere il più vasto meccanismo di denaro e paura implicato nella situazione degli agenti. La tangente riportata in relazione all’operazione reale rimanda oltre una singola decisione a bordo strada, alle forze capaci di esercitare una pressione straordinaria su un normale agente di pattuglia. La premessa del film non pretende di risolvere quel sistema più ampio. Lascia al pubblico la domanda più limitata, e forse più difficile, di cosa possa significare il rifiuto quando il potere che cerca di comprarlo è già così vicino.

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