Affari e finanza

Cos’è una tecnologia a uso generale? Lo schema che spiega ogni rivoluzione economica

La rara classe di invenzioni che non si limita a migliorare un settore — finisce per ristrutturare l'intera economia
Victor Maslow

Le tecnologie a uso generale sono la categoria più rara della storia economica: invenzioni che non migliorano soltanto un settore, ma finiscono per ristrutturare l’intera economia. La macchina a vapore, l’elettricità e internet rientrano tutte in questa definizione. E tutte e tre sono arrivate con lo stesso paradosso apparente: decenni di disruption prima che i guadagni di produttività comparissero nelle statistiche. Questo schema non è un fallimento della tecnologia. È la sua firma caratteristica.

Gli economisti Timothy Bresnahan e Manuel Trajtenberg hanno formalizzato il concetto in un articolo del 1995 diventato fondamentale in macroeconomia. Il quadro spiega perché un ristretto numero di invenzioni nel corso della storia ha innescato trasformazioni su scala economica globale, mentre migliaia di altre innovazioni — per quanto utili all’interno di un singolo settore — non ci sono riuscite. Il criterio determinante non è la portata dell’invenzione. Sono tre proprietà interconnesse che insieme permettono a una tecnologia di diventare infrastruttura per un’intera economia.

La prima è la pervasività: una tecnologia a uso generale deve poter essere utilizzata in molti settori contemporaneamente, non solo in quello in cui ha avuto origine. L’elettricità non ha illuminato solo le fabbriche: ha anche alimentato ospedali, aziende agricole e uffici nello stesso momento. La seconda è il miglioramento continuo: una tale tecnologia diventa progressivamente più economica e capace, ampliando la sua portata man mano che ogni generazione di utenti scopre nuove applicazioni. La terza, e più rilevante, sono le complementarità nell’innovazione: una tecnologia a uso generale abilita tecnologie del tutto nuove che non avrebbero potuto esistere senza di essa. Il motore elettrico ha reso possibile la catena di montaggio. Il transistor ha reso possibile il personal computer, che ha reso possibile internet. Ogni tecnologia a uso generale diventa una piattaforma per la prossima ondata di invenzioni.

Questa architettura spiega ciò che l’economista Robert Solow ha catturato in una celebre osservazione: i computer erano visibili ovunque, tranne nelle statistiche sulla produttività. Le tecnologie a uso generale richiedono una cascata di investimenti complementari — nuovi processi aziendali, nuove competenze, nuove strutture organizzative — prima che il loro pieno valore si materializzi. I costi di adeguamento arrivano prima. I guadagni di produttività seguono solo quando l’ecosistema matura.

Oggi, l’intelligenza artificiale è la principale candidata alla prossima tecnologia a uso generale. Gli economisti Erik Brynjolfsson e Chad Syverson hanno documentato lo stesso paradosso in tempo reale: l’adozione dell’IA si sta diffondendo in tutti i settori, con ChatGPT che ha superato il miliardo di utenti mensili più velocemente di qualsiasi piattaforma digitale della storia, mentre la produttività del lavoro misurata nelle economie avanzate resta al di sotto del suo trend pre-2008. Il quadro suggerisce che questo non è un fallimento dell’IA. È il ritardo caratteristico tra l’arrivo di una tecnologia a uso generale e il momento in cui l’economia si è sufficientemente riorganizzata per catturarne tutto il valore.

Le conseguenze sono concrete. Ogni tecnologia a uso generale nella storia ha finito per riorganizzare i mercati del lavoro, i panorami competitivi e la distribuzione del potere economico. Il quadro impone una domanda precisa: non se l’IA trasformerà l’economia, ma quanto costerà la transizione — e chi la assorbirà.

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