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Baki Hanma: combattimenti impareggiabili, narrazione debole

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I cancelli della prigione di Stato dell’Arizona si chiudono fragorosamente alle spalle di Baki Hanma, catapultandoci in un mondo in cui i pugni sono l’unica moneta di scambio. L’adattamento seriale Netflix del 2021 del manga di Keisuke Itagaki offre combattimenti corpo a corpo brutali, con un’intensità visiva che fa arrivare ogni pugno come una mazzata allo stomaco. Diretto da Toshiki Hirano per TMS Entertainment, Baki Hanma è un incessante bombardamento d’azione, ma la sua narrazione inciampa ogni volta che prova a fermarsi fra un round e l’altro.

Il punto di forza della serie risiede nella coreografia dei combattimenti e nell’animazione. La sequenza d’apertura, con Baki che entra nella prigione di Stato dell’Arizona, stabilisce subito il tono: ogni movimento è preciso, ogni colpo è incisivo. L’uso di un’illuminazione cupa e ombrosa contrasta con gli esplosivi lampi di violenza, creando un’esperienza viscerale tanto esaltante quanto perturbante. La prova di Nobunaga Shimazaki nel ruolo di Baki Hanma è particolarmente degna di nota: il suo doppiaggio trasmette sia la determinazione più cruda sia la vulnerabilità di un protagonista che tenta di superare il proprio leggendario padre, Yujiro Hanma (Akio Otsuka). L’intesa fra Shimazaki e Otsuka è palpabile e aggiunge ulteriori livelli di complessità al loro rapporto conflittuale. Akio Otsuka, noto per il ruolo di Vegeta in Dragon Ball Z, conferisce a Yujiro una presenza imperiosa, incarnando tanto la prestanza fisica quanto l’intensità psicologica che ne fanno un antagonista formidabile.

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Tuttavia, Baki Hanma perde colpi quando esce dal ring. Gli episodi riempitivi, soprattutto quelli che conducono allo scontro tanto atteso fra Baki e Ogre, rallentano il ritmo fino a ridurlo a un passo d’uomo. Questi segmenti sembrano spesso deviazioni superflue, che distolgono l’attenzione dal conflitto centrale su cui si fonda la serie. Se le sequenze d’azione sono innegabilmente impressionanti, la storia fatica a mantenere slancio quando non è concentrata sugli scontri fisici. La narrazione risente anche di una scarsa profondità nello sviluppo dei personaggi. Al di fuori di Baki e Yujiro, la maggior parte dei personaggi appare monodimensionale, funzionale soprattutto a fare da ostacolo che Baki deve superare anziché a esistere come individuo compiuto, con le proprie motivazioni e il proprio arco narrativo. Ciò risulta particolarmente evidente nella seconda stagione, dove la “Father VS Son Saga” appare affrettata e sacrifica il peso emotivo allo spettacolo.

Detto questo, la serie brilla quando resta fedele ai suoi punti di forza: combattimenti brutali e ad alta posta in gioco. Il team di animazione di TMS Entertainment merita elogi per il proprio lavoro, in particolare nelle sequenze come la battaglia di Baki contro Mr. Unchained. La fluidità dei movimenti e l’attenzione al dettaglio in ogni colpo trasformano queste scene in una festa per gli occhi. La serie beneficia anche della colonna sonora, che amplifica l’intensità dell’azione. Il tema d’apertura “Treasure Pleasure” dei Granrodeo imprime un tono energico, mentre i temi di chiusura offrono momenti di tregua fra il caos. Le sigle di apertura e chiusura della seconda stagione elevano ulteriormente l’esperienza di visione, con brani come “The Beast” dei Wagakki Band che aggiungono una qualità mitica alla Pickle Wars Saga.

La serie esplora inoltre i temi dell’eredità e del peso di dover soddisfare le aspettative dei propri genitori. Il percorso di Baki non riguarda soltanto la forza fisica, ma anche il dimostrare il proprio valore come individuo, al di là dell’ombra del padre. Il tema risuona in modo particolare nel contesto della “Father VS Son Saga”, dove la posta emotiva è alta e il conflitto personale tra Baki e Yujiro raggiunge il punto di ebollizione.

Per quanto riguarda l’aderenza al genere, Baki Hanma eccelle come serie d’azione. Si rivolge agli appassionati di scene di combattimento intense e visivamente straordinarie, nonché a chi ama esplorare temi quali il potere, l’eredità e la crescita personale. Potrebbe però non conquistare gli spettatori alla ricerca di uno sviluppo profondo dei personaggi o di trame intricate. La serie è più adatta a un pubblico che apprezza l’energia cruda e senza filtri dell’azione marziale ed è disposto a sorvolare su alcune carenze narrative in nome dello spettacolo.

In confronto, Baki Hanma si distingue fra gli altri adattamenti anime di manga incentrati sui combattimenti. Il suo impegno per scontri realistici e concreti la separa da serie più fantastiche come My Hero Academia o Naruto. L’attenzione al combattimento corpo a corpo e l’assenza di elementi soprannaturali conferiscono alla serie un tratto distintivo, rendendola un piacevole cambio di ritmo per gli appassionati del genere.

Nonostante i suoi difetti, Baki Hanma offre un’esperienza ricca d’azione che soddisferà gli appassionati del genere. È una serie che non rifugge né la brutalità né la complessità, proponendo un’esplorazione cruda e intensa del potere, dell’eredità e della crescita personale.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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